Castagne, lavoro e tradizione nella montagna barghigiana

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Per Giornale di Barga TV durante i mesi autunnali a più riprese siamo stati nella montagna barghigiana per riprendere alcune fasi della raccolta, dell’essiccazione e della lavorazione delle castagne per produrre la farina dolce. Era una delle principali attività che permetteva di vivere a tante famiglie della montagna barghigiana ed oggi questa tradizione, nei suoi metodi tradizionali, viene ormai portata avanti da poche famiglie che meritano un grande plauso per il notevole lavoro che sta dietro a tutta questa lavorazione.

C’è davvero un grande impegno da portare avanti e meritano rispetto coloro che ancora portano avanti questo lavoro. Che inizia dalla cura dei castagni prima, prosegue poi ogni autunno con la faticosa raccolta delle castagne che alcuni fanno ancora con pochi attrezzi tradizionali: il rastrelletto di legno a denti larghi, fatto sempre a mano, il grembiale dove riporre le castagne raccolte, sostituito ora da un secchio di plastica che è più capiente… Nel filmato che vi proponiamo siamo agli Angeletti nella val di Corsonna, dove si raccolgono però in quel caso i marroni prelibata qualità di castagne che però non è adatta per la farina. Per questa si usano tra le altre le Cesarucche, ma non solo.

Il lavoro va  avanti con l’essiccazione delle stesse nei metati ancora attivi (in tutto forse circa sei in tutto il territorio comunale). Quello da noi ripreso è il metato del Giovannino Giovannetti in Val di Vaiana, ma nella zona che va dalla Val di Corsonna passa dai colli di Bebbio e Renaio e poi arriva fino all’altro versante della Loppora fino alla zona di Bacchionero, in attività ce ne sono circa altri cinque o sei.

Ogni quattro ore circa il fuoco sotto il metato deve essere controllato: deve restare acceso; né troppo forte, né troppo debole. Per quaranta giorni chi si occupa del metato segue questo scandire del tempo fino a quando le castagne non sono state seccate ed affumicate al punto giusto. Nel frattempo da varie famiglie arrivano le castagne, come quelle che Massimo Fiori ha portato al metato da Renaio, raccolte in questo caso dal Sergio Guidi. Il metato rappresenta con le sue quattro mura una specie di piccola ma simbolica comunità montana in miniatura. Qui confluiscono infatti le castagne raccolte da diverse famiglie che lavorano insieme per giorni e confidano insieme in un bel risultato, in una farina di anno in anno il più buona possibile.

Il metato… Oggi le aziende più grandi utilizzano speciali essiccatori, ma il profumo ed il sapore che questo tipo di essiccazione dà poi alla farina dolce è ineguagliabile.

Si procede alla fine alla lavorazione delle castagne, alla loro battitura che si fa ancora con i macchinari che si usavano decenni e decenni fa. Ci si ritrova  appunto in gruppo, proprio come fanno i contadini per la mietitura del grano, e si porta avanti insieme questo lavoro che è un vero e proprio rito. Ci sono le misure che servono per capire prima quante castagne si sono messe in metato e poi quante ne devono essere suddivise dopo la lavorazione… Poi il tutto finisce nella macchina e la battitura ha inizio…

Infine il lavoro forse più duro: la ripulitura dalla “pecchia” e dalle impurità delle castagne secche che richiede ancora giorni di lavoro. Poi è il momento di portare il tutto al molino dove si ottiene la farina dolce. Quest’anno la raccolta prima e quindi la produzione dopo è stata forse inferiore allo scorso anno, causa anche le continue piogge autunnali, ma il prodotto finito risulta comunque di notevole qualità.

Se vi troverete in questi giorni ad assaggiare la farina di castagne delle montagne barghigiane ed i piatti che vi si realizzano, provate a fermarvi un attimo a pensare quanto lavoro, a quanto impegno, a quanta passione ed amore di pochi c’è dietro la dolcezza che state assaporando. Vi sembrerà tutto molto più buono.

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