Il Comune ordina a KME: “Ricostruire Casa del Buglia”

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E’ datata 12 luglio una ordinanza  emessa dall’Amministrazione Comunale e che riguarda KME Fornaci. Il Comune ordina all’azienda di provvedere entro 90 giorni dalla notifica dell’atto all’esecuzione “delle opere di ripristino a seguito delle demolizioni eseguite – scrive l’ordinanza –  in assenza di permesso a costruire, di autorizzazione paesaggistica e non conformi agli strumenti urbanistici”. Il tutto riguarda l’ormai demolito fabbricato cosiddetto “Casa del Buglia”, ma anche di altri manufatti industriali dismessi presenti in quella zona.

Il Comune ordina la fedele ricostruzione di Casa del Buglia ed il ripristino delle coperture: “comprensive delle parti strutturali e delle opere di finitura di altri manufatti. Le opere edilizie dovranno essere eseguite senza alterazione delle volumetrie, della sagoma, della posizione e dei materiali dei fabbricati oggetto degli interventi; nel rispetto della documentazione necessaria, nel rispetto dell’autorizzazione a costruire in zona sismica”. Il tutto a cura e spese dei responsabili dell’abuso è scritto nell’ordinanza.

In caso di inottemperanza, è scritto ancora nel documento, si provvederà all’acquisizione di diritto gratuito al patrimonio del comune  dell’area in cui esisteva la casa del Buglia oltre al terreno limitrofo e dei fabbricati industriali che sono stati oggetto del contenzioso in corso oltre a relativo terreno pertinente.

Certo è che appare quantomeno di difficile la realizzazione l’intervento richiesto dal comune, anche perché i materiali rimossi  dall’azienda, sono stati trasportati in discarica e se il provvedimento arrivasse alla soluzione indicata,  se KME non riuscisse a portare a termine tutte le indicazioni di ripristino imposte dal Comune, l’Amministrazione potrebbe dunque entrare in possesso  di un’area che sarebbe peraltro almeno in parte anche interessata dal progetto di KME per la realizzazione del futuro pirogassificatore.

E’ questo l’ultimo sviluppo di una vicenda nata diversi mesi orsono e di cui si è cominciato a parlare nell’aprile scorso quando il comune adottò una delibera per “Presunte ipotesi di violazione di norme afferenti il settore urbanistico edilizio, in particolare presunte violazioni edilizie e paesaggistiche nell’ambito dell’attività di demolizione di fabbricati nell’area di pertinenza di KME a Fornaci di Barga”.

Quei fabbricati erano appunto l’ex Casa del Buglia che fu venduta alla SMI da Pietro, Pompeo e Maria Buglia. Quella casa, divenuta proprietà dell’allora Metallurgica con atto notarile del dicembre 1915 e di cui anche nell’atto si danno notizie certe fino a prima del 1885 (ma che alcuni studiosi locali indicano edificata, presumibilmente nelle sue fondamenta originarie, intorno al ‘600); era forse una delle case più antiche della  cittadina industriale di Fornaci.

Secondo KME, da quello che è emerso fino ad ora, quel fabbricato e gli altri indicati dal comune, sarebbero stati rimossi o smantellati a seguito dei danni relativi al vento dell’ottobre 2018 ed in sostanza non esistevano vincoli urbanistici che avrebbero dovuto bloccare i lavori; il comune invece, in questi mesi ha contestato a KME sia la demolizione che la rimozione del materiale di quell’area e di quegli edifici, richiamando anche la ormai famosa invariante urbanistica, sia ambientale che relativa ad edifici di archeologia industriale, che ora è oggetto anche del ricorso presentato da KME al TAR relativamente alla delibera che fu assunta proprio nel mese di aprile dal consiglio comunale e che di fatto rischierebbe di bloccare anche la realizzazione in quella zona del futuro gassificatore.

Relativamente a Casa del Buglia e fabbricati limitrofi, nell’ordinanza il comune scrive: “Preso atto che l’insieme delle opere edilizie e l’entità delle stesse si configurano come un insieme sistematico di opere edilizie che non può essere inteso come semplice messa in sicurezza dei fabbricati o come mera conservazione del patrimonio edilizio esistente o valorizzazione dell’area così come previsto dai disposti dello strumento urbanistico esistente e pertanto non conforme agli atti di governo del territorio, eseguiti in assenza di autorizzazione paesaggistica ed in assenza di permesso a costruire”.

Una bella gatta da pelare insomma quella che si prefigura per l’azienda di cui adesso si aspettano le contromosse. Riguardo all’ordinanza, l’azienda ha 90 giorni di tempo per realizzare quanto previsto, se non riuscirà a bloccare quanto ordinato dal comune.

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Commenti

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  1. Gian Gabriele Benedetti


    Complimenti all’Amministrazione Comunale!

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