Il giornalismo degli umili, fatto per i governati e non per chi governa

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Una edizione dedicata al giornalismo al femminile quella andata in scena sabato mattina a Barga per il Premio Giornalistico Arrigo Benedetti, giunto alla nona edizione, vinto da Concita De Gregorio e Costanza Spocci; una edizione che al femminile è stata anche per quanto riguarda la sezione dedicata alle scuole vinta dalla giovanissima Alice Pini dell’Istituto Tecnico Professionale Pieroni di Barga e dall’altrettanto giovane e brillante Viola Pieroni del Liceo Scientifico Galilei di Castelnuovo Garfagnana.

Una edizione bella e interessante perché, forse nella prima volta in nove anni, si è affrontato il mestiere di giornalista non nella visione più alta di intendere questo mestiere, con i grandi valori e gli insegnamenti che sono venuti da mostri sacri come Benedetti, ma soprattutto dei problemi, delle grandi difficoltà dell’essere giornalista oggi e soprattutto del rischio per la propria autonomia. Da quello di essere giornalista donna ancora in un  mondo, come in tutti o quasi i mondi professionali, al maschile soprattutto per i posti che contano; ma anche delle difficoltà del giornalista moderno, del giovane che si approccia a questo lavoro e che lo fa senza  le garanzie che permettono di fare il proprio mestiere con la tranquillità dovuta e con la sicurezza per poter affrontare questo lavoro con la mente libera e senza timore; di un giornalista sottopagato, senza un contratto, senza le coperture assicurative. Del rischio di impresa per ogni giornalista; che lavora a volte a rischio anche della propria pelle e lo fa per pochi soldi. Un giornalista di oggi che poco ha che fare con la casta con la quale viene spesso etichettato. E invece interprete di un mestiere umile, che non permette certo di arricchire chi lo fa. Con una legge che dovrebbe tutelare la professione, vecchia del 1948, che sicuramente andrebbe cambiata ad adeguata al mondo di oggi proprio per la difesa di una professione che rischia di scomparire e di perdere la sua autonomia. Invito rivolto da Barga alla politica proprio da Concita De Gregorio:

“Nella crisi che sta facendo scomparire l’editoria tradizionale –  ha detto la De Gregorio – va cambiata la legge, manca una legge che tutela le nuove forme di giornalismo, chi vuol fare questo mestiere essendo spesso editore di se stesso, e ne preservi l’autonomia. Questo – ha  aggiunto – deve essere fatto dal governo e non per chi governa, ma per chi è governato; perché questo deve continuare ad essere un mestiere fatto al servizio dei governati e non di chi governa. Per evitare il rischio di restare alla fine solo con quel giornalismo che è diventato parte del sistema di potere”.  

Questo oggi è più importante perfino della parità di genere, ha aggiunto, discorso questo altrettanto complesso oltre che questione culturale che deve essere raccontata, vissuta, spronata non tanto dalle donne, ma proprio dagli uomini, ha aggiunto Costanza Spocci.

E’ stato anche il momento del ricordo sabato a Barga, con il tributo doveroso che il comune di Barga ha voluto rivolgere a Nazareno Giusti, il giovane artista, pubblicista, ricercatore storico e poliziotto, che ci ha lasciato in modo tragico nei giorni scorsi. Ci ha pensato Vittorio Lino Biondi, suo amico, a ricordare a tutti la passione di Nazareno per la sua arte e per quello che faceva. Che ha lasciato un vuoto grande e che oggi  va ricordato per quello che era e non per come ci ha lasciati:

“Non ci interessa perché lo ha fatto – ha detto Biondi – a noi dispiace solo tanto che lo ha fatto”

Due parole nel finale per esprimere un grosso brave ad Alice Pini (articolo Ofelia, da Shakespeare a Guccini, un viaggio attraverso i secoli) e Viola Pieroni (articolo L’Italia non chinerà il capo, ancora) per la loro testimonianza di un giornalismo in cui ancora credono le nuove generazioni pur in un mondo ed in un modo completamente diverso dal passato.

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