Per il IV novembre un messaggio di pace

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BARGA e FORNACI – Anche la Valle del Serchio ha celebrato con diverse iniziative la Festa dell’Unità Nazionale che è anche Giornata delle Forze Armate, ovvero il IV Novembre. Cerimonie si sono svolte in diversi comuni tra cui anche il comune di Barga dove è avvenuta la deposizione di corone di allore a Barga ed a Fornaci con la partecipazione anche delle autorità civili e militari e delle associazioni d’arma e con la presenza, nel caso di Fornaci, della filarmonica “Gaetano Luporini”. I momenti del ricordo al monumento ai caduti di Piazza della Vittoria sul Fosso a Barga ed al parco degli Alpini, con il monumento ai caduti alpini in via della Crocetta. A Fornaci invece, dopo una santa messa, il corteo fino a piazza IV Novembre con la corona di allora posta al monumento ai caduti e le parole dell’assessore del comune di Barga, Lorenzo Tonini che ha presenziato le varie cerimonie (a Barga anche con la consigliera Maresa Andreotti ed a Fornaci con l’assessora Sabrina Giannotti), legate al valore delle forze armate in guerra così come nei momenti di pace.

“Che il IV Novembre, il sacrificio delle nostri soldati e delle forze armate, il valore del loro impegno – ha detto –   sia oggi anche un messaggio, un simbolo per guardare alla pace di cui c’è un grande bisogno; ma anche un modo per ribadire l’impegno delle nostre forze dell’ordine e del volontariato in tempo di pace, come sta avvenendo nelle zone devastate dal maltempo della Toscana”.

Durante la cerimonia in piazza della Vittoria, tra i vari momenti è stata letta anche una riflessione a cura di Pier Giuliano Cecchi, Segretario Gruppo Alpini Barga. Ecco il testo.

 

Quest’anno purtroppo va detto che la cerimonia per il 4 novembre, memoria dell’Unità d’Italia e Festa delle Forze Armate, specialmente a Roma, all’Altare della Patria, alle ore 9, si è svolta in una Roma super controllata e in maniera ridotta per il rischio di attentati.

Mai come di questi giorni, dal dopoguerra 1945, abbiamo sentito quanto sia fragile la pace e noi non siamo qui per festeggiare una guerra. Assolutamente no! Questo deve essere chiaro a tutti.

Noi siamo qui per ricordare il sacrificio che hanno fatto i nostri fratelli, questi nostri elencati qui a fianco, ben 172 ragazzi, che poi si trovarono a fissare l’infinito, magari sperando che in ogni alba ci fosse per loro la “Resurrezione” e dell’Italia, almeno, si fosse compiuto il sogno dell’Unità.

Noi non siamo chiamati stamani a dare giudizi su ciò che è stato, siamo qui solo per ricordare uno dei pochi momenti in cui il popolo italiano, nella sua stragrande maggioranza, si è sentito veramente unito, sotto il suo Tricolore.

Ho detto che a Roma le cerimonie si svolgeranno in forma ridotta e questo ci dice che qualcosa minaccia la nostra Nazione, così come ci ricorda il presidente nazionale dell’ANA, Sebastiano Favero.: “In un momento di gravissime tensioni internazionali, che mettono a serio rischio la pace mondiale, questo appuntamento si carica se possibile ancor più di significati”.

Non dimentichiamo, però, che se noi, volenti o nolenti, in questi casi non si possa essere disgiunti da ciò che l’Europa ci indica e ci impegna a rispettare e non solo lei, altresì va compiuto un serio sforzo per non soggiacere totalmente a queste volontà ma, se ci riusciamo, la nostra cara Italia, la gigantesca portaerei piazzata nel mezzo del Mediterraneo,  dovrebbe farsi ed essere un ponte d’arcobaleno su cui viaggi la parola “pace”.

Pier Giuliano Cecchi

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