Ennio Cavalli, la poetica di un contemporaneo incontra Giovanni Pascoli mercoledì all’ISI

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Mercoledì 2 ottobre alle ore 10 presso l’Aula Magna dell’ISI Barga il poeta Ennio Cavalli, ospite della Fondazione Giovanni Pascoli e del Festival LuccAutori, parlerà del poetica pascoliana e del suo nuovo libro “Se ero più alto facevo il poeta” (La nave di Teseo).

Intervengono Alessandro Adami, Presidente della Fondazione Giovanni Pascoli e Demetrio Brandi, Presidente di LuccAutori.

Dice Ennio Cavalli:  “All’inizio degli anni Settanta (non si pensava che un giorno sarebbero diventati “del secolo scorso”) andai a trovare lo scrittore Marino Moretti, nella sua casa sul porto a Cesenatico. Io giovane aspirante giornalista. Lui, ottuagenario autore di “Poesie scritte col lapis”, capolavoro di mezzi toni, libro simbolo del crepuscolarismo, corrente letteraria amica delle piccole cose, dei buoni sentimenti, di uno stile non enfatico. A un certo punto Marino aprì una vetrinetta e prese, per mostrarmelo, un libro al quale, capii subito, teneva moltissimo: una delle prime edizioni di Myricae di Giovanni Pascoli.

Mi raccontò di essere stato a Castelvecchio, a visitare la casa del poeta, dove tutto era rimasto come il giorno della sua morte. Dietro una vetrinetta simile alla sua, c’erano sette o otto Myricae della prima edizione. Agli inizi era un libretto piuttosto smilzo. Si ampliò via via, nel tempo, gonfiandosi e arricchendosi a fisarmonica. Più tardi ebbi la fortuna di trovarne una copia, su una bancarella. Sedicesima edizione, stampata a Livorno nel 1923 da Raffaello Giusti, Editore. Copertina bianca, rigida, iscrizioni in oro. Dedica al padre, Ruggero Pascoli. La prefazione comincia così: “Rimangano rimangano questi canti su la tomba di mio padre! Sono frulli di uccelli, stormire di cipressi, lontano cantare di campane…”. La Natura coniugata alla morte, immediatamente riscattata come uno dei sensi dell’esistenza.

I richiami continui di Pascoli ai suoi paesaggi, alla vita in campagna, agli animali, alla costellazione delle stagioni, alla storia degli uomini che sono nulla senza radici, ecco alcuni temi che condivido nella vita e nella scrittura. Infine l’ineludibile confronto con le idee de Il poeta è un fanciullino. Fanciullino, ovvero puer aeternus, capace di intercettare l’anima nativa del mondo. Pascoli confessa in quel saggetto, temendo forse l’effetto naif, di aver pensato anche a un altro titolo: Il poeta è un ortolano… “O un giardiniere, che fa nascere e crescere fiori o cavolfiori”.

Anche in questo il Poeta di Barga ha lasciato il segno. Di fronte alla stessa tematica, ho pensato bene di prenderla ancora più alla larga, intitolando un mio librino Il poeta è un camionista, per quel continuo trasferire perline, collane, sonagli (container e container di cose superflue e abbozzate) a chi come lui, chissà perché, non  sa farne a meno.”

Ennio Cavalli – Romagnolo, vive a Roma. Con Quattro errori di Dio (Aragno 2005) ha vinto il premio Campiello-Giuria dei Letterati, con Libro grosso (Aragno 2009) il Viareggio Poesia. Le più recenti opere in prosa: La cosa poetica (Archinto 2014), I gemelli giornalisti sempre in viaggio (Piemme, Il battello a vapore, 2016, quarto della serie), L’amore prima dell’aggettivo (Archinto 2017). In versi: Minime e massime, Qualcuna. Le 100 poesie (La Vita Felice), Vangelo di legno verde, Poesie incivili 2004-2017 (Aragno), Orfeo e il signor Tod (La vita felice).

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