Testimonianze narrate e fotografiche dalla Linea Gotica in mostra al Conservatorio

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Dal 30 aprile fino al 31 maggio è visitabile presso il Conservatorio Santa Elisabetta, nella bella sala del refettorio, la mostra “Linea Gotica 1944: io c’ero” che mette insieme le testimionianze raccolte negli anni dallo studioso Piergiorgio Pieroni di Borgo a Mozzano e le fotografie del fotografo di casa nostra Gabriele Caproni.
Stasera, presso il Conservatorio, si è svolto un incontro con i protagonisti di questa iniziativa, organizzato dalla Fondazione Conservatorio Santa Elisabetta. Come spiegato da Pieroni e Caproni, la mostra nasce dalla volontà di tramandare cosa accadde settanta anni fa nei luoghi della Linea Gotica nel comune di Borgo a Mozzano, centro nevralgico delle fortificazioni tedesche.

Oltre 4000 persone lavorarono alla realizzazione delle fortificazioni (oggi divenute un interessante mujseo tenuto in vita da alcuni volontari come Pieroni), di cui il muro anticarro che si vede ancora oggi lungo la strada Lodovica, è il manufatto più evidente.
La storia di questi luoghi è stata raccolta da Piergiorgio Pieroni, mettendo insieme le testimonianze che in precedenza aveva avuto la costanza di conservare in video. Parte delle persone intervistate sono oggi decedute, ma grazie al lavoro di Pieroni hanno donato ai posteri la loro voce e la loro memoria che in questa mostra trovano ancora nuova vita in un’altra forma
In questa esposizione, le immagini dei testimoni riprese dal video sono state accompagnate da stralci delle interviste realizzate ed è stato fatto sì che il visitatore possa accostare, a volte visivamente a volte narrativamente, gli aneddoti ai luoghi dove i fatti si sono svolti. Il tutto in una mostra che più che essere guardata deve essere letta, come ha voluto sottolineare il fotografo Caproni
Comunque sia una esposizione davvero interessante dove i luoghi della Linea Gotica si trasformano, grazie all’idea ed al format di questa mostra, da freddi a silenziosi testimoni in momenti di vita vissuta, riportandoci è stato detto, in un mondo non troppo lontano di cui non dovremmo mai perdere memoria per non ricommettere oggi gli stessi errori.
All’incontro di oggi, con Pieroni e Caproni, anche l’assessore alla cultura del comune, Giovanna Sefani, il presidente della Fondazione Alberto Giovannetti ed anche uno dei testimoni raccontati da Pieroni: Luigi Evangelisti. E naturalmente insieme a loro anche un folto ed attento pubblico.
Scrive sulla mostra Samuele Bianchi:
“Uno degli aspetti della fotografia è prendersi carico di mantenere viva la memoria e far si che chi non abbia un collegamento diretto o indiretto anche lontano, possa venire a conoscenza di avvenimenti passati.
Nel percorso fotografico di Gabriele Caproni, si può vedere con chiarezza come i vari elementi comunicativi della fotografia ci possano aiutare ad avvicinarci per poi entrare in un avvenimento, in questo caso legato al nostro territorio. La cifra stilistica dell’autore indirizza il fruitore ad entrare in contatto con due dimensioni temporali, passato e presente, riallacciandosi alla cadenza visiva della Mostra, che è scandita da coppie di immagini fotografiche. Il differentemente trattamento cromatico, ci aiuta con il “colore” a rivivere i sentimenti delle persone coinvolte e con il “bianco e nero” visitiamo il territorio teatro degli avvenimenti citati.
E’ chiaro a tutti come i soggetti di questa mostra non siano più presenti materialmente o abbiano cambiato il loro aspetto con il tempo, ma è altrettanto vero che di fronte a questi dittici entriamo in contatto con l’essenza delle persone, dei luoghi e degli avvenimenti. La forma non ha più importanza, il contenitore ci sfugge tra le mani del tempo, ma rimane forte il contenuto, rimangono forti le immagini impresse nella nostra memoria dopo la visione di questa mostra.”

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