Fornaci: le attività commerciali nel tempo. (parte 1)

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L’osteria “La Mora”, aperta in Fornaci Vecchia intorno alla fine del 1700, fu il primo esercizio commerciale del quale si abbia una segnalazione certificata. Altri esercizi furono aperti durante il secolo successivo e inizio 1900. Alcune di queste attività furono avviate da emigranti ritornati al paese natio.

Nella parte vecchia del paese, all’inizio del XX secolo era già aperto il Caffè Italico gestito dalla Beppa del Camberino. Lì vi andavano le persone più in vista e benestanti del villaggio. C’era anche la più vecchia rivendita di sale e tabacchi, portata avanti da Celestino Batastini, dove si verificavano ardenti discussioni politiche, e l’Antica bottega del Sargente di Leopoldo Bernardini, detto “Poldo del Sargente”, dove, il vino, si mesceva direttamente dalla botte. Una popolare sartoria era gestita in loco da Giuseppe Motroni, mentre, alla domenica, un certo “Peppone” si recava in Fornaci Vecchia a vendere il gelato di sua produzione.

Nell’anno 1920, la maggior parte dei negozi di generi alimentari si trovavano ancora sulla via Provinciale. C’era quello di Filomena Lenci, che aveva anche un caffè con vendita di vino e liquori, quello di Demetrio Pellegrini e quello di Lindoro Equi.

In via Nazionale, oggi in pratica via della Repubblica, c’era il negozio di Luigi Luchini e quello di Carlino Lupetti con un forno per la cottura del pane, mentre le macellerie presenti erano quella di Giuseppe Cardosi in via Traversa e quella di Dante Baroncelli in via Nazionale.

I bar-caffè con vendita di vino e liquori che si trovavano nell’attuale via Repubblica erano quelli di Narciso Biagiotti, di Giuseppe Gonnella detto “Tasso”, di Giuseppe Ricci che era anche trattoria e poi c’era quello di Rosina Biagiotti. Quest’ultimo spacciava vino e liquori in una baracca in località “Colombaia” nei pressi del Frascone. Questa rivendita, detta anche “Botteghino”, ma in seguito nota anche come “Fiaschetteria”, era probabilmente aperta già prima del 1890. Nei primi anni del ‘900 si spostò nell’attuale Via dell’Asilo (il palazzo dove c’è il Michelotti) e successivamente in un edificio di fronte alla stessa via – ovvero l’attuale bar preso in gestione da Sergio Suffredini nel 1992 e noto come “il Cencio”.

In via Provinciale i caffè-vino-liquori, compreso quello della Filomena, erano tre. Uno degli altri due era gestito da Giuseppe “Beppe” Lucchesi, l’altro, detto “Caffè delle colonne”, da Maria Vitoi.

Italiano Capretz di Giuseppe – la famiglia aveva origini svizzere – che a Barga aveva un caffè/pasticceria/biliardo – trasferito nel 1896 da palazzo Angeli a quello del Piacentini – nel 1917 aveva costruito un edificio a due piani in Via Nazionale, dove, Giulia Lucchesi di Altopascio, per un certo periodo vi gestì un ristorante. Alla fine della guerra, questo edificio ospitò un caffè-pasticceria simile all’esercizio del capoluogo, pure questo chiamato “Capretz”, dove, dal 1925, vi funzionò un ufficio di corrispondenza del periodico locale “Il Corsonna” (il giornale, fondato nel 1903 dai barghigiani Italo e Alfredo Stefani, dal 1928 al 1941 fu diretto da Morando Stefani, sindaco e poi podestà dal 1923 al 1937).

Le rivendite di sale e tabacchi presenti in via Nazionale erano quella di Amedeo Biagiotti (con vendita di chincaglieria) e di Adele Diversi (con vendita di generi commestibili).

Le botteghe di frutta e verdura sul territorio fornacino erano quelle di Assunta Magri in Pierantoni e di Elisa Vitoi in via Traversa, mentre Pietro Ferrali in via Nazionale, Salvatore Lenci in via Provinciale e Mansueto Togneri in via Traversa, erano gestori di una barberia.

All’epoca, nella piazza della stazione, funzionava una popolare mescita di vino e merende portata avanti da Pietro Magri, bottega denominata “Pescatore del Pietretto”. Nei suoi pressi funzionò anche la “Trattoria del Fabbri”. Entrambe le strutture furono demolite nel 1940 per far posto alla recinsione dello stabilimento SMI.

Un bar-trattoria, aperto in Via della Repubblica nei pressi dell’ingresso alla fabbrica SMI fin dal 1914, fu gestito dalla famiglia di Italo Chiappa, colui che portò il primo pallone da calcio a Fornaci.

Nell’attuale Via Repubblica – nell’edificio dove oggi c’è anche Edicolè, la rivendita di libri e giornali della famiglia Carrara – dal 1917 Amedeo Vanni gestì un negozio di biciclette e accessori. In seguito divenne anche concessionario della Vespa ed aprì un distributore di benzina. L’attività fu poi portata avanti dal figlio Bruno.

Nel lontano 1898, a Ponsacco, Romolo Montanelli aveva aperto un’officina per la lavorazione del ferro. Diversi anni dopo, era il 1915, sottoscritto un accordo con le Ferrovie dello Stato per la costruzione della locale rete ferroviaria, si trasferì, proprio dove oggi è stato realizzato il nuovo showroom, a Fornaci di Barga (furono impiegati una trentina di operai). Dopo il sisma del settembre 1920, la ditta collaborò al recupero degli edifici danneggiati dalla scossa tellurica. Il figlio Trento, che lavorava alla S.M.I., dopo il turno alla metallurgica aiutava nell’officina e dal padre apprese l’arte del fabbro. Dopo il servizio di leva partecipò alla guerra in Africa Orientale (1935-1936)… Poi ci fu il Secondo conflitto mondiale. Anche in questi periodi, pur con riduzione di personale, la ditta rimase aperta. Dopo quella devastante guerra, Trento continuò a lavorare in fabbrica, ma nel contempo, con molto sacrificio, si occupò anche della bottega del padre. Nel 1963, imparati tutti i segreti della trasformazione del ferro sia dal nonno e dal padre che dal maestro Vincenzo Gonnella, la direzione dell’officina fu assunta da Giancarlo (figlio di Trento). Quattro anni dopo egli decise, dando una svolta all’attività, di realizzare infissi in alluminio. Nel 1972 si trasferì in un nuovo e più ampio capannone, dove trovarono spazio macchinari all’avanguardia per la lavorazione dell’alluminio. Molti anni dopo, era il 1997, entrò a far parte della ditta il figlio di Giancarlo, Andrea, che dal 2007 ha assunto la direzione dell’azienda.

Nel 1920, in paese non c’era ancora un negozio di calzature, mentre la prima edicola, una sorpresa sbalorditiva per i fornacini e soltanto un chiosco per gli emigrati, era stata innalzata pochi anni prima davanti al cancello della fabbrica. Era un casotto cilindrico in legno, con tetto a cono, gestita dal livornese Bellucci, dove si vendevano quotidiani, periodici illustrati e romanzetti popolari. I fascisti locali, dopo la marcia su Roma, la distrussero dandogli fuoco.

Nel 1921 aprì la ferramenta Corazza, nel 1928 l’oreficeria-gioielleria Giuseppe Foli e il negozio di tessuti ed abbigliamento Migliorini. In quella seconda metà degli Anni ’20 iniziò l’attività anche la Bottega Fotografica di Antonio Rigali.

In Via Provinciale funzionarono anche un paio di maniscalchi e un’agraria. (continua…)

Ivano Stefani

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