Quando il 19 luglio era festa grande: sant’Arsenio difensore dalle tempeste.

- 1

Diverse volte, nell’accompagnare delle persone in visita al Duomo di Barga, così spiegando la sua storia e quella delle opere che contiene, di fronte al quadro che raffigura i protettori di Barga, con sfondo la stessa Barga, iniziando a elencarli, dopo la Madonna del Molino, San Rocco e San Giuseppe, al momento di dire l’ultimo a destra mi son sentito interrompere: “ah, sì! Quello e Sant’Antonio”.

Gli somiglia molto signora ma non è Sant’Antonio è Sant’Arsenio.

Ecco allora che per essere credibile nella mia affermazione e con piacere inizio a raccontare come fu che la Comunità di Barga lo volle tra i suoi protettori. Una storia che ho imparato con le mie ricerche sulla storia di Barga e che oggi ripeto a tutti i lettori. Un racconto che si lega a certi luglio pazzi del sec. XVI, che per quanto si prospetta con il presente, non ci resta difficile pensarli come veramente esistiti.

Correva l’anno di grazia 1521, esattamente l’11 gennaio e il pievano di Barga Jacopo Manni da Soraggio, sedutosi al suo tavolo di lavoro, guardando dalla finestra la soffice coltre di neve appena caduta, trae dal cassetto un faldone di carte dal contorno non ben definito e scorrendolo, con gesto rapido, punta il dito nella parte intitolata “Memoriale”. Lo sfoglia sino alla prima pagina bianca, inzuppa nell’inchiostro la sua penna d’oca e inizia a scrivere:


fos-barga-medicea-300x163.jpg“Questo anno 1521 insino a questo dì 11 gennaio è stato continuamente sereno et bel tempo et caldo che si trovava fiorite le cieragie … et è stato bel tempo da septembre in qua. Hoggi che siamo a XI di gennaio hae rinevicato a buoni stracci”.

Qui si ferma, ma dopo qualche mese vi ritornerà per annotarvi ancora della neve e acqua nella settimana santa, la cui Pasqua, in quell’anno di grazia 1521, cadeva il 31 marzo.

Nell’Autunno riprende ancora questo filo di memorie meteorologiche ed è qui che s’inizia a entrare nel merito dell’articolo:

“Et la state è stata assai temperata insino a mezzo luglio; a’ 15 luglio fu grandissimo freddo et vento in modo che bisognava stare al fuocho et in quel dì nevicò in su l’alpe et a dì 19 venne una grandissima aqua e tempesta che ci fece gran damno, benché maggiore danno ci facesse l’anno passato che ci venne in questo medesimo giorno una tempesta tanto grossa che ci tolse l’uva et le castagne et le biade. Et questo raccolto è stato assai fallace alla paglia che vi era, che mai quasi ci fu la più bella et li seghali anco sono stati più fallaci che il grano che non son tornati …”.

Come si è visto, il 19 luglio 1520 come quello del 1521, sul territorio di Barga ci fu una tempesta di acqua, grandine e vento (oggi diremmo una tromba d’aria associata a un temporale) tanto violenta da distruggere gran parte dei raccolti.

Se pensiamo che ciò che desse il territorio era il sostentamento del popolo, per il non facile e costoso approvvigionamento di viveri da parte della comunità in caso di carestie, allora possiamo capire il disperato interrogarsi della gente sull’evento distruttivo, avvenuto per due anni consecutivi il 19 luglio, secondo il calendario liturgico, giorno dedicato a Sant’Arsenio.

Lo stesso pievano Manni in un’altra e successiva memoria ricordando che il 23 marzo 1522 la Comunità di Barga, a seguito di una predica di un frate d San Francesco di Barga, prese “In devozione di guardare et solennizzare la festa di Sancto Yoseph” (in verità lo aveva già deliberato nel 1521). Andando avanti nella lettura ci fa conoscere che per la tempesta del 19 luglio 1521 “et così l’anno passato in quel medesimo giorno”, la stessa comunità di Barga “prese in devozione Sancto Arsenio heremita”.

Diverse erano le feste religiose che il Comune di Barga in questo periodo storico stava adottando per un maggior culto dei santi o ricorrenze che sapeva fortemente radicate o entranti nella spiritualità dei cittadini amministrati: le nuovissime feste di S. Arsenio e S. Giuseppe, come le più antiche di S. Cristoforo, S. Sebastiano, il Giovedì Santo, S. Rocco e la Concezione.

Di queste che erano a totale carico del Comune e delle altre che nell’anno solare decise di far osservare ai cittadini, con tanto di multe per chi facesse in contrario, lo stesso Comune ne stilò un elenco dettagliato che faremo conoscere in un prossimo articolo.

Vediamo ora come il Consiglio della Comunità di Barga riunito il 22 luglio 1521, tre giorni dopo la seconda tempesta, sancì che in perpetuo e a sue spese si dovesse festeggiare Sant’Arsenio.

L’incarico di illustrare l’argomento lo assunse il consigliere ser Jacopo di Niccolò d’Angelo (ser Jacopo di ser Niccolò di Cristofano di Niccolò d’Angelo, padre del celebrato poeta mediceo Pietro Angeli detto il Bargeo). L’intervento così fu riassunto dal cancelliere del comune nel libro delle delibere:

“…che per lo addivenire, ogni anno, la mattina di santo Arsenio abate che viene a dì 19 luglio, si facci celebrare messe nella Pieve di Barga et fare cantare una messa grande et fare la processione per la terra di Barga et che in virtù della presente provisione s’intenda perpetuamente.
Stantiorno nelle mani del camerlengo del comune, che per li tempi sarà, ducato uno d’oro largo per dare a quelli: cioè soldi septe per ciascheduna Messa piccola et soldi diece per quello canterà la Messa grande et che detto camerlengo sia tenuto pagare detti denari la mattina propria di detta festa senza altro stantiamento e ciò che Santo Arsenio interceda gratie appresso lo Altissimo … che non venga più grandine né tempesta sul terreno di Barga”. Il partito fu vinto per venticinque fave nere nonostante cinque in contrario. (Il Consiglio era di trenta persone).

sant_arsenio_2-wdtr.jpgSecondo questa deliberazione, ogni anno s’iniziò a festeggiare il Santo e questo è confermato dalle note spese che in diversi tempi si ritrovano nei libri del Comune di Barga.

Per esempio, nelle aggiunte allo Statuto di Barga del 1414, su di una pagina senza data inserita tra gli anni 1589 e 1615, dove sono elencate le feste che il Comune deve osservare con la partecipazione dei Consoli con lo zucco nero, assieme al Podestà e al Cancelliere, si ritrova anche S. Arsenio. Questa festa si mantenne a carico del Comune sino alla fine del sec. XIX e inizi del XX, per poi andare nel dimenticatoio.

La devozione del Santo riguardò anche l’arte e difatti la sua immagine si volle nella sala del Consiglio, allora ubicata a Palazzo Pretorio vicino al Duomo. Infatti, in una delibera del 1619 si può leggere che in un affresco sul muro di fronte all’ingresso, oltre alla raffigurazione della Vergine Assunta in Cielo e di San Cristoforo, ci fosse stato anche Sant’Arsenio. Questo particolare lo annotò il cancelliere a seguito di un intervento del podestà Benedetto Fortini, il quale, durante uno dei soliti restauri a Palazzo Pretorio, chiese al Consiglio che si stanziasse Scudi 10 per fare un “campaniletto” sopra lo stesso palazzo e per comprare una “campanellotta” da inserirvi per servizio della Corte, trovando di cattivo gusto l’uso della campana del Duomo. Di seguito chiese ancora che si vincesse altro partito:

“Due Scudi per fare un poco di ornamento alla Vergine dipinta nella sala suddetta sì per veneratione della detta Vergine advocata et refugio de peccatori, come anche per accrescerli maggiore devozione, sendovi dipinti anche S. Cristofano e S. Arsenio avocati del Comune, il che messo a partito fu vinto per voti tutti neri in favore per lo sì”.

Crediamo che quell’immagine sia quella che è ancora visibile sul muro di Palazzo Pretorio, nella sala grande che ospitava il Consiglio della Terra di Barga, e resta molto strano che in un’immagine di quell’affresco degli anni ’90 del passato secolo, al posto di Sant’Arsenio si vedesse, come ancora oggi, S. Giuseppe. Chissà se Cosimo III Granduca di Toscana, decidendo con voto del Senato del 18 dicembre 1719 di eleggere S. Giuseppe a patrono della Toscana, non abbia indotto i barghigiani a sostituire nell’affresco Sant’Arsenio con lo stesso S. Giuseppe?

Comunque sia stato per quell’affresco, l’immagine di Sant’Arsenio è ben visibile ancora oggi nella tavola detta di S. Giuseppe che è nel Duomo di Barga, alla cappella della Concezione o della Madonna del Molino.

Questa tavola fu deliberata dal Comune di Barga il 23 marzo 1522 e avrebbe dovuto raffigurare il solo S. Giuseppe, che in quel tempo era stato preso in devozione dallo stesso Comune. Il motivo per cui si decise l’ampliamento dell’opera ad altri santi senz’altro risiede nel fatto che il Comune colse la buona occasione per riunire in un’unica e pregevole composizione artistica i quattro culti che maggiormente stavano influenzando in quel tempo i cittadini amministrati: S. Giuseppe, S. Rocco, S. Arsenio, con l’aggiunta della Madonna del Molino, che per secoli ne segneranno la fede; il tutto con una bella visione della Terra di Barga alle loro spalle.

La scelta di S. Giuseppe fu dettata dalla ricerca di una protezione divina su Barga affinché: “ …la Comunità et gli huomini di quella si rendino sani et salvi et stieno difesi d’ogni avversità”.

La Madonna del Molino, inserita in quel tempo nell’apposita finestrella voluta nella tavola, in memoria del miracolo della sua sudorazione che era avvenuta nel 1512 al molino di San Cristofano e per questo portata processionalmente nella Pieve di Barga, il Duomo, e voluta compatrona di Barga con San Cristofano e così legata al nuovo culto religioso della Concezione.

San Rocco quale protettore contro la peste, il cui culto era stato introdotto dal Comune nel 1475, ma che ora, con gli anni di peste 1522-28, decisamente tornato nelle preghiere dei cittadini.

Sant’Arsenio per quanto si è detto sino a ora.

Ovvio rilevare che la tavola rappresenti gran parte della cinquecentesca e nuova spiritualità del barghigiano.

Già che stiamo parlando della tavola dei protettori di Barga mi pare interessante riferire un appunto d’arte redatto dal barghigiano prof. Angelo Duilio Arrighi. Si tratta di un’affascinante intuizione, fatta da un attento studioso e profondo conoscitore delle cose di Barga, pubblicata in un numero del Giornale di Barga anni 60’ del secolo scorso, in cui ci dice che vi ravvisò la mano del pittore fiorentino Agnolo Tori detto il Bronzino (1503-1563), che nel 1540 entrò alla corte di Cosimo I duca di Firenze.

Chiudiamo quest’articolo rilevando che per il tempo che ci affligge in questo pazzo luglio 2014 pare assomigli molto a quello del 1521 che ci ha raccontato il pievano Jacopo Manni nel suo memoriale. Neve all’Alpe non si è vista, ma in quanto a tempeste non ci è mancato niente.

Tag: , ,

Commenti

1


  1. Sant’Arsenio Salerno
    Complimenti per l’articolo! Da abitante di Sant’Arsenio (Salerno), non posso che essere lieto di un’accomunanza di culto tra la comunità di Barga e quella del mio paese. Anche l’iconografia avvicina molto le raffigurazioni del santo eremita (da noi identificato anche come abate), festeggiato il 19 luglio ed il 26 (insieme a Sant’Anna).Sarò lieto di dare ulteriori informazioni e di riceverne.Arch. Marco Ambrogi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.