Consigli per la lettura: Accabadora di Michela Murgia

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In una Sardegna dal volto arcaico e immutabile, negli anni ’60, Bonaria Urrai è una non più giovane sarta, sola e senza figli. Un giorno inspiegabilmente prende a vivere con sé la piccola Maria. Maria ha una famiglia troppo numerosa, che la considera solo una bocca in più da sfamare, mentre Tzia Urrai sta bene, un giorno lascerà molti beni: fiutato l’affare, la madre di Maria la lascia alla sarta. Le due trascorrono anni sereni e di crescita per entrambe, ma c’è sempre un segreto a dividerle. Qualcosa di grande e terribile, come avverte la piccola che però non riesce a ricavare nessuna informazione dalla Tzia di nero vestita. Le uscite notturne, i lunghi silenzi, l’inspiegabile rispetto che la gente porta per lei. Il fatto è che Bonaria è un’accabadora. Accabadora è colei che si occupa di “acabar”, di finire. Di donare una morte pietosa, secondo gli antichi riti. Solo dopo lunghi anni Maria cercherà non di svelare ma di comprendere questo mistero. La scrittura della Murgia, vincitrice del Campiello 2010 per quest’opera, è sintetica e avvincente; il paesaggio sardo brullo e affascinante fa respirare un’aria di sinceri ricordi, di affetti indimenticati, di fede. Di un altro tempo, di un tema così antico e a noi quanto mai vicino.

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