Bambini insonni: se contare le pecore non basta

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Bambini e insonnia, un capitolo aperto. Un bambino su 3 ne soffre nei primi 3 anni di vita. Il disturbo si presenta poi nell’adolescenza per il 15-20% dei ragazzi. Sostenute da varie indagini, si tratta di percentuali non da poco. E alla fascia intermedia, quella dei 5-10 anni, cosa succede? Risponde il presidente dell’International Pediatric Sleep Association, Oliviero Bruni, professore associato di neuropsichiatria infantile all’Università La Sapienza di Roma: “L’età scolare è il periodo in cui si dorme meglio di tutta la vita. Proprio la struttura del sonno è potente”.

Ma tra i più piccoli quand’è che si parla di insonnia? E che fare per combatterla?

“Si tratta di bimbi con molti risvegli durante la notte e la difficoltà spesso a riaddormentarsi – dice il professor Bruni – Ora, l’addormentamento è un comportamento appreso, bisogna perciò abituare il piccolo a prendere sonno mettendolo sempre nelle stesse condizioni. Se era abituato ad addormentarsi nel passeggino anche di notte vorrà andare nel passeggino per abbandonarsi al sonno. Bisogna cambiare seguendo un metodo. Le tecniche suggerite ai genitori sono prese dall’ambito cognitivo-comportamentale, in particolare quella dell’ estinzione graduale per indurre il bimbo ad addormentarsi da solo. Se era abituato a cadere nel sonno in braccio alla mamma o accarezzandole i capelli, per esempio, si tratta di trovare un nuovo avvio. Un esempio concreto prevede il rito di salutare tutti i pupazzetti prendendone uno solo nel letto per la notte. Poi gradualmente la mamma o il papà si assenta, il bimbo piange e il genitore deve resistere almeno 30 secondi prima di tornare da lui, poi esce di nuovo e rientra dopo un minuto, tra uscire ed entrare si devono via via allungare i tempi finché il piccolo si addormenta. E, ovviamente, questo comportamento si deve ripetere per varie sere finché non diventa “appreso” il chiudere gli occhi col pupazzetto in mano appena i grandi escono dalla stanza. Ci sono quanti propugnano un sistema più spiccio: “lasciarli piangere finché si stancano e si addormentano”. Oliviero Bruni obietta: “Ma non sappiamo che danni possano venire da un simile sistema, chissà, forse ansie o paure”.

Per gli adolescenti?

“Per gli adolescenti il comportamento consigliato è più brusco: svuotare la stanza da letto del ragazzo da computer, cellulari, console di gioco… Perché la perdita di sonno degli adolescenti risulta, alle indagini, direttamente proporzionale alla quantità di apparecchiature elettroniche che hanno vicino. L’insonnia che viene loro accreditata in realtà è sindrome da ritardo di fase – dice Bruni – Non vogliono mai andare a dormire, in stanza continuano a chattare con gli amici oppure di notte ricevono un sms, si svegliano e si alzano per vedere e per rispondere. Nel 15-20 per cento degli adolescenti questo dormire sregolato secondo gli studi più recenti porta in un anno o due alla diminuzione di 2 ore di sonno. Da 9 a 7 ore proprio nell’età in cui il fisico ha più bisogno di riposo a causa della maggiore secrezione ormonale, degli ormoni sessuali. Prima, l’andare a letto tardi avveniva solo nel fine settimana e il recupero c’era nel dormire di giorno. Altrimenti il debito di sonno si fa sentire comunque, imponendo di dormire al pomeriggio o facendo addormentare a scuola”

Come intervenire se si ha un figlio adolescente “insonne” senza scatenare una lotta senza quartiere domestica?

“Anche qui con una ‘ristrutturazione cognitiva’. Vale a dire, fuor di termini tecnici: imponendo è una brutta parola, allora dicasi convincendo il ragazzo a mettersi a dormire a un’ora serale decente, e sempre quella, e con il risveglio sempre uguale. Purché il totale sia di almeno 9 ore. Anche noi adulti, secondo un recente studio, abbiamo perso un’ora di sonno rispetto alle abitudini negli anni ’60, ma nel nostro caso il fisico ci permette un migliore adattamento”.

Ma su che argomenti puntare per persuadere un adolescente, per definizione ribelle, a svuotare la stanza e ad assumere orari precisi per dormire? Occorre puntare su come si sentirà meglio, di fisico e di cervello, con il metodo della regolarità e spiegando che cosa avviene in quegli anni nel suo corpo. Argomenti sufficienti?

“La mia esperienza dice sì, dopo un po’ il ragazzo si convince anche perché in effetti si sente meglio”.

E chi deve fare questi bei ragionamenti, i genitori?

“Ah, no, ai genitori non darebbero retta. Deve farli con convinzione e spesso con più colloqui un medico o uno psicoterapeuta. Non è esagerato il ricorso a uno specialista anche perché, dormendo meno, per tenersi su spesso i giovani ricorrono a molti caffè, coca cola e altre bibite stimolanti”.

articolo di Serena Zoli pubblicato sul sito della Fondazione Umberto Veronesi Source

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