Sergio Fini, pittore dell’emozione

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Sono 43 anni che Sergio Fini dipinge. Da quando aveva dieci anni e a scuola i professori si portavano a casa i suoi disegni. “Per me era una grande soddisfazione, mi sentivo importante, e ancor oggi sono contento: gli è rimasto qualcosa di me” ricorda con un ampio sorriso che illumina il volto barbuto. Fini è molto conosciuto nella Valle, nella quale vive da sempre. Nato a Cardoso, ha fatto molti mestieri, poi per oltre 23 anni è stato operaio alla Smi sempre, però, dipingendo e facendo mostre, sin da giovanissimo. “All’inizio esponevo in galleria ma poi mi dissero dovresti iniziare a pagare qualche critico, non mi piaceva quell’ambiente, allora decisi che avrei esposto solo in
luoghi pubblici.” Ora che è in pensione, dice che ha da fare più di prima, in effetti, molti sono i suoi impegni. Mentre sta preparando le sue mostre personali a Pontedera e Matera, continua le sue attività (realizzando terracotte, multipli, e oggetti), organizza la manifestazione “Galliart” (che si aprirà a ottobre e ospiterà oltre 20 artisti) e fa le prove per lo spettacolo “La nave dei folli” (che porterà in giro in vari teatri d’Italia). Intanto, mercoledì 22 settembre, alle 21, partirà il suo corso di pittura emozionale in via Cesare Battisti n.18 sede dell’Associazione Culturale “Smaskerando” (per maggiori informazioni potete visitare il sito www.sergiofini., o prendere contatto via mail all’indirizzo art@sergiofini.it, o telefonare al 3403369063). Questo non è il primo corso che Sergio fa, ne ha organizzato uno a “Il Ciocco” quest’estate e uno che gli è rimasto nel cuore, con l’Usl2, insegnando agli invalidi a dipingere, a esprimersi. “È un esperienza che mi ha dato veramente tanto, vedere la felicità nei loro occhi ti ripaga di tutto”. Ma che cos’è la pittura emozionale ? Cosa insegnerà al corso? “ Innanzitutto non sarà solo un corso di pittura, ma di vita, di filosofia. Insegnerò a esprimersi. Al corso possono partecipare tutti e per chi avrà un po’ di basi tecniche dovrò togliergliele per imparare a fargli liberare l’emozione.” Come è nata questo tipo di pittura? “Fino al 1998 facevo pittura figurativa poi ho iniziato a fare l’astratto perché solo così riuscivo a raffigurare l’emozione che è una cosa densa palpabile, granulosa, colorata; e per spiegare i quadri li accompagnavano con parole, così sono nate le mie poesie. Mi sono creato anche dei segni convenzionali che esprimono concetti che altrimenti ci vorrebbero molti quadri per far capire, sono le rune scritte usate nel Nord Europa nel 600 a.C. dai druidi che servivano per il viaggio nell’aldilà. Ora sto sperimentando la pittura a occhi chiusi, solo l’emozione mi guida”.

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