Coldiretti, Aumento Iva? vera ingiustizia sociale

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In attesa del Governo che verrà, l’Esecutivo in carica continua a svolgere le funzioni correnti tra le quali ha recentemente varato il Def con il quadro tendenziale a legislazione vigente che incorpora l’aumento dell’Iva. In assenza di interventi, l’aliquota Iva ridotta del 10% salirà nel 2019 all’11,5% e nel 2020 al 13%, mentre quella ordinaria del 22% passerà al 24,2% dal 2019, al 24,9% dal 2020 e al 25% dal 2021.

Il pericolo dell’aumento dell’Iva riguarda beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota attuale al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie.

“Va scongiurato l’aumento dell’Iva, perché andrebbe a colpire duramente la spesa alimentare delle famiglie  che finalmente nel 2017 ha invertito il trend dopo cinque anni di valori negativi, facendo segnare un balzo record del 3,2% – ha detto Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana. Considerando il valore medio dell’agroalimentare toscano intorno ai 6 miliardi di euro – continua Marcelli – un aumento medio del 2% dell’iva incrementa i costi per le famiglie per 120 milioni di euro che andrebbero a scaricarsi in particolari sulle categorie più fragili”.

“Ci auguriamo che il prossimo Governo si impegni nel trovare le risorse, stimate in 12.5 miliardi – ha detto Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – per congelare l’aumento dell’iva ed evitare aumenti sui generi di prima necessità. Le conseguenze sarebbero pesanti anche sull’intero sistema economico. La spesa alimentare – conclude De Concilio – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi ed è quindi un elemento importante per la ripresa dell’economia, che rischierebbe un pericoloso stop. Inoltre la diminuzione del potere di acquisto determina una contrazione dei consumi nei confronti di produzioni di maggiore qualità, in cui il Made in Italy ed in Tuscany giocano un ruolo di assoluta preminenza, spostando forzatamente l’attenzione dei consumatori su prodotti agro-alimentari di qualità inferiore”.

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