Una storia italiana, un ufficiale dell’aeronautica che aspetta giustizia da oltre trent’anni: Mario Ciancarella e le nebbie su Ustica

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Il 16 giugno 2017 presso la sala Colombo a Barga si è svolto un incontro organizzato dal Comitato per l’attuazione della Costituzione Valle del Serchio su Ustica, un incontro molto interessante che ci ha letterarlmente scaraventati nel passato negli anni ’80 attraverso il racconto Mario Ciancarella che ai tempi della strage di Ustica era Ufficiale Pilota dell’Aeronautica Militare Italiana.

Ieri ricorreva l’anniversario della strage celebrata anche con gli interventi delle massime autorità dello stato. E’ quindi di attualità riparlare ancora dell’evento svoltosi a Barga, grazie allo spunto che ci viene da uno scritto di Adriana Montevero che analizza il racconto e la storia di Mario Ciancarella. Una storia che fa accapponare la pelle, e che rende l’idea, in una delle tante sfacccettature della vicenda, di quanto torbida sia a tutt’oggi tutta la storia di Ustica.

Il racconto di Mario per me non è nuovo: conosco Mario da 17 anni, ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con lui nella Libreria Lucca Libri quando Mario, a mano con la sua penna Pilot, scriveva in Piazza San Michele a Lucca al tavolino di un bar la sua tesi difensiva. Mario per me è stato un maestro di vita e Ustica io la conosco solo attraverso il suo racconto. All’epoca dei fatti avevo meno di 10 anni, ma ne ho grande memoria e credo che dopo 34 anni di attesa sia giusto che a Mario vengano restituiti i gradi, gli onori militari e tutto ciò che gli è stato tolto: la possibilità di pilotare i suoi aerei e di essere un Ufficiale del suo Stato.

Le parole di Mario Ciancarella alla sala Colombo sono taglienti e il racconto è pesante; per sezionare la realtà usa numeri, date e nomi di un Italia del passato. Mario Ciancarella è un militare, si vede e si sente dal suo portamento, dal suo modo di parlare lucido e mai scomposto, con un tono di voce sempre uguale. Mario Ciancarella ha la gentilezza e la fermezza che hanno i militari. Mario Ciancarella è un uomo di Stato che ha giurato fedeltà allo Stato e continua a credere nello Stato e nella giustizia, nonostante tutto quello che per 34 anni ha dovuto subire, sopportare e affrontare insieme alla sua famiglia (Mario è padre di tre figli). A Mario Ciancarella non hanno tolto la dignità, lo hanno ammazzato tante volte e in un modo diverso dalla morte che conosciamo, ma tante volte è riuscito a sollevarsi, forse per quella grande fede che lo accompagna o forse perché quei valori che lui ha fatto propri e per i quali ha fondato tutta la sua esistenza gli hanno impedito di arrendersi, come forse in molti auspicavano.

Ci vorrebbero tante pagine per scrivere la storia di Mario Ciancarella che si intreccia con quella di Ustica e con altre storie, ma cerchiamo di capire cosa è successo in quegli anni e dopo la strage di Ustica.

Il Pilota Mario Ciancarella era Leader del Movimento Democratico dei Militari per la riforma democratica e costituzionale delle forze armate, partecipando attivamente alla stesura ed approvazione parlamentare della legge 328/78 di riforma dei principi della disciplina militare nella quale viene istituita l’elezione delle rappresentanze democratiche di base elette dai militari a scrutinio segreto e che sancisce, inoltre, il diritto di sindacato sugli ordini illegittimi e il dovere di disobbedienza per ordini contrari alle istituzioni ed alle leggi.

Mario Ciancarella difendeva il Diritto del militare al sindacato di legittimità su ogni ordine ricevuto, assumendo la responsabilità di questo suo sindacato, ma anche il dovere della disobbedienza contro ordini che costituiscano reato o che siano diretti contro le Istituzioni: nel momento in cui un militare usa la violenza, che lo faccia nella piena e propria consapevolezza e non per un ordine impartito da qualche Comandante, ma contrario al suo giuramento.

Mario Ciancarella era uno dei nostri migliori ufficiali, tanto che nel 1979 venne convocato per un colloquio dalla segreteria personale del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, interessato a una lettera firmata da 800 sottufficiali e da un solo ufficiale, il Capitano Ciancarella per l’appunto, in cui si sollecitava l’applicazione della legge con l’elezione delle rappresentanze di base.

Mario, allora giovanissimo, chiese di essere ricevuto in delegazione insieme al suo amico fraterno colonello Sandro Marcucci (originario della Garfagnana) e al sottoufficiale Totaro. Il Presidente quel giorno e con quei militari stipulò un patto fra gentiluomini dicendo loro: “Se veramente vi sta a cuore il bene del Paese voi non dovrete mai ricorrere a me per le terribili ritorsioni che sicuramente riceverete ed io non interverrò mai a vostro favore: voi dovrete puntare solo sulla Legge e sul Diritto, sapendo che in uno Stato che da Democratico si sia trasformato in assolutismo, il ruolo dei patrioti è il banco degli imputati o l’esilio o il carcere”.

Una specie di premonizione, perché dopo la strage di Ustica (1980) Mario Ciancarella inizia ad indagare sulla vicenda e nel 1983 viene radiato dall’Aeronautica Militare con infamia, senza nemmeno avere diritto alla pensione. Per 10 anni Mario Ciancarella chiede copia del Decreto di radiazione, ma non gli viene consegnato adducendo la giustificazione che i documenti amministrativi non vengono consegnati. Tale decreto gli viene consegnato dopo 9 lunghissimi anni, dopo la morte di Sandro Pertini, con la firma, poi riconosciuta falsa, dell’allora Presidente della Repubblica. La radiazione di Mario Ciancarella si basa quindi su un falso, come dimostrato dalla perizia calligrafica, sia da quella di parte che da quella della magistratura. Il Tribunale di Firenze ha accolto la tesi di falsificazione della firma e lo Stato è stato condannato in contumacia nel novembre del 2016.

Il 29 settembre del 1980 Mario Ciancarella viene arrestato e viene portato in Caserma con accuse di insubordinazione. Quella notte fu violentato nel carcere di Forte Boccea da 3/4 uomini con un oggetto che ancora oggi il Capitano Ciancarella non ha idea cosa fosse. Queste persone non hanno mai detto una parola durante la violenza. Ci sono voluti 25 anni a Mario per riuscire a metabolizzare l’accaduto, a parlarne e a metterlo per iscritto nel suo manoscritto “Impossibile pentirsi”, mai pubblicato nonostante sia stato inviato al vaglio di vari editori.

Il Capitano Mario Ciancarella, da leader del movimento sindacale, in quegli anni diventa il confidente di tanti militari. In una telefonata, il maresciallo Dettori confida: “Capitano siamo stati noi!”. E poi ancora un’altra telefonata: “Per quella puttanata del mib libico hai tre campi su cui indagare: 1) orari di atterraggio dei nostri velivoli, 2) i missili a guida radar, 3) i missili a testata inerte.

Il pilota Mario Ciancarella e il suo amico fraterno Sandro Marcucci iniziano a indagare dopo qualche anno ancora con più convinzione sulla strage di Ustica. Vogliono parlare con il radarista Dettori, ma qualche giorno prima dell’incontro il maresciallo viene trovato impiccato nella campagna del Grossetano. Nel 1987 il caso viene archiviato come suicidio. Dieci anni dopo, nel 1997, Sandro Marcucci perderà la vita in un incidente aereo. Mario non crede all’ipotesi dell’incidente: pensa ad una bomba al fosforo nel cruscotto dell’ aeroplano. Tante sono le morti sospette che in questa storia pesano ancora come macigni; tante le famiglie che ancora non hanno avuto risposta soddisfacente alle loro domande. L’Associazione Rita Adria che sempre è stata vicina a Mario Ciancarella ha chiesto alla Procura di fare riesumare le due salme.

34 anni dopo la radiazione, il 18 gennaio 2017, gli onorevoli Fava e Mattiello hanno chiesto alla Camera dei Deputati (e nello specifico alla Ministra Pinotti) il reintegro e la restituzione dei gradi e tutti gli onori militari al Capitano Ciancarella. Dopo un’attesa lunga 34 anni, il Tribunale Civile ha riconosciuto ed accertata la falsificazione della firma: il dovere del Governo è quindi quello di restituire onori e gradi al Capitano, ma il Capitano Ciancarella aspetta ancora.

Questa è una storia italiana, di quelle che vanno raccontate per quanto siano scomode. Un uomo e la sua famiglia che per 34 anni hanno sofferto e aspettano giustizia, un Ufficiale Pilota che continua a tenere pulita l’Arma cosi come aveva fermamente giurato.

Adriana Montevero

QUI poi trovare la petizione per il reintegro di Mario Ciancarella chiesta dalla famiglia e sostenuta dall’Associazione antimafie Rita Adria che in tutti questi anni è stata accanto a Mario Ciancarella e alla sua famiglia.

uindi di attualità riparlare

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