La storia (stra)ordinaria di Marianna Equi e i festeggiamenti per lo scampato terremoto

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Quello che stiamo per raccontarvi è una serendipità occorsa alla signora Pacioni di Fornaci la quale, maneggiando un vecchio armadio, ha scoperto un sottile filo che intreccia storia, devozione, usanze ed emigrazione imbattendosi in un nome, quello di tale Marianna vedova Equi, che ci porta lontano nel tempo e nello spazio.

La storia inizia nel mese di marzo del 1902, quando Barga e il suo territorio furono terrorizzati da uno sciame sismico che durò per giorni e giorni con scosse di diverse intensità:

La popolazione ne fu così terrorizzata che non solo dormì in capanne e rifugi di fortuna per diverse notti, ma per proteggerli e venerarli portò fuori dalle rispettive chiese anche i santi e le icone più amate della cittadina per chieder loro protezione e clemenza.
Fu così che il Santissimo Sacramento e la statua della Madonna custodita nella chiesa della Santissima Annunziata rimasero alla serena come il loro popolo.
Quando, a distanza di un mese dalla prima scossa (era il 4 marzo) le scosse sembrarono essere cessate, o per lo meno divenute impercettibili, gli abitanti del barghigiano dettero inizio a un triduo di celebrazioni per ringraziare i santi protettori dello scampato pericolo: fu così per Barga e per Tiglio, e si svolsero iniziative sacre e profane con tanto di fuochi d’artificio per celebrare la fine di quel periodo di terrore.

Questo è quanto riportato in uno scritto di Mariuccia Marchetti, che visse i giorni del terremoto e ne stese le cronache poi riproposte in una pubblicazione curata da Ivo Moriconi, uscita nel 1998.

Ma quello che fino ad oggi in moltissimi ormai non ricordavano più è che anche a Loppia, allora chiesa madre di tutta la parte bassa del comune, si celebrarono, analogamente alle altre località citate dalla Marchetti, tre giorni di festeggiamenti per ringraziare la Vergine della protezione.

Il modo in cui questo fatto è tornato alla memoria è una pura casualità, la serendipità di cui parlavamo all’inizio: un vecchio armadio di famiglia, che ha rivelato, affisso all’interno di un’anta, un manifesto con un inno alla Madonna introdotto dalla frase:

Celebrandosi con devota pompa
Le feste nei giorni 21, 22, 23, 24 agosto 1902
Nella chiesa pievanale di Loppia
In ringraziamento
A Maria Santissima
Per lo scampato pericolo del terremoto del 5 marzo del corrente anno
Ai meriti della signora Marianna Ved. Equi
I festajuoli …

Dunque anche gli abitanti di Fornaci, Filecchio, Ponte all’Ania e di tutte le altre località legate alla Pieve di Loppia celebrarono tre giorni di festa, soprattutto per merito di tale Marianna vedova Equi.

Ma chi poteva mai essere questa signora così devota e impegnata e dotata di una certa influenza che si impegnò tanto per festeggiare la Beata Vergine?

Qui la storia si intreccia e si allontana arrivando fino in Brasile, e per sciogliere alcuni di questi interrogativi ci viene in aiuto uno scritto di Cesar Vanni, giornalista e direttore della rivista Comunità Italiana-Rio de Janeiro che ripercorre le tappe della nascita della comunità barghigiana nello stato di Minas Gerais in Brasile dove ancora oggi molti discendenti di barghigiani vivono mantenendo le loro radici.

I primi italiani ad arrivare nello stato di Minas Gerais, nella regione del Rio Cagado, furono proprio dei nostri conterranei (di Fornaci, per l’esattezza) che si spinsero fino all’altro capo del mondo per cercare fortuna lavorando come ambulanti con i contadini locali: erano Luigi Carrara ed i Fratelli Angelo e Giulio Equi, quest’ultimo padre di Marianna.

La messa al bando della schiavitù in Brasile stimolò Giulio Equi ad organizzazione la raccolta di lavoratori italiani, tanto che gli viene riconosciuto il merito di aver contribuito alla nascita di San Pedro do Pequerì, comunità italiana in Brasile che nel 1920 arrivò a contare 620 famiglie italiane.

Per trovare monodopera tra i suoi concittadini, Giulio Equi nel 1879 rientrò a Fornaci dove poi sposò Eliza Magri di Loppia e dalla quale ebbe la figlia Marianna. Nel 1882 (Marianna ha due anni) la famiglia rientrò in Brasile assieme a molti barghigiani – per lo più originari di Fornaci e Ponte all’Ania – contribuendo alla crescita della colonia di San Pedro: in questi anni Giulio Equi ed i suoi fratelli raggiunsero un  notevole benessere economico impiantando nella loro comunità negozi, caffè e fabbriche di birra.

Le tracce della nostra devota Marianna si perdono nella quotidianità della colonia brasiliana, finché nel 1895 un matrimonio la riporta sulla scena: è in quell’anno, infatti, che viene presa in sposa da Ferdinando Equi, fratello di Giulio, quindi suo zio.

Ma nel 1900 Ferdinando viene a mancare e Marianna, ormai Vedova Equi (come riporta il manifesto da cui la nostra indagine ha preso inizio) rientra a Fornaci, sua terra nativa, con il figlio Giulietto.

Giusto in tempo per subire il terremoto, ma anche per un altro lieto evento, dato che è proprio in quell’anno che si marita di nuovo con Enrico Vanni di Ponte all’Ania.

Dall’articolo di Cesar Vanni – nostra unica fonte – non ci è dato sapere la data esatta del matrimonio, che magari potrebbe anche corrispondere con i festeggiamenti annunciati dal manifesto rimasto per più di un secolo nascosto nell’anta di un armadio.

Comunque il piccolo mistero su chi fosse quella meritevole “Marianna ved. Equi” è stato in parte svelato, anche se sappiamo ancora poco sulla sua permanenza nella terra d’origine: dai  dati che fornisce Cesar Vanni, deduciamo infatti soltanto che dal matrimonio con Enrico Vanni nacque una figlia, Giulietta, e che presto la famiglia rientrò a Pequeri, mentre il figlio Giulietto, avuto dal precedente matrimonio, rimase in Italia affidato alle cure del nonno Giulio.

L’ultima informazione certa su Marianna Equi ci viene ancora dal Brasile, ed è la data della sua morte, l’anno 1921, quando ha solo 41 anni; molto di più su di lei si potrebbe reperire nell’archivio della Pieve di Loppia, dove è certamente registrato il suo matrimonio e probabilmente il battesimo della figlia, e dove forse si possono trovare altre informazioni su una delle tante storie – tutte straordinarie – dei nostri avi.

Ma anche la memoria dei discendenti potrebbe aggiungere qualche tassello alla vicenda di questa giovane sposa che in qualche modo è rimasta nella storia della sua comunità per un gesto di devozione che dopo 110 anni, con sorpresa, ci riporta a lei.

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