Luvata: nuova fumata nera. L’azienda resta sulle sue posizioni

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Il 23 settembre presso l’Associazione Industriali di Lucca, si è tenuto un altro incontro, nell’ambito di quanto previsto dalla procedura di mobilità, tra l’azienda Luvata di Fornaci di Barga e le Organizzazioni Sindacali.
L’azienda, come rende noto Massimo Braccini, segretario provinciale della FIOM CGIL, ha comunicato ancora una volta la volontà di cessare l’attività produttiva a Fornaci di Barga, con il conseguente licenziamento di tutti i lavoratori dipendenti. Inoltre, rispetto alla possibilità di continuare almeno una piccola parte di lavorazioni, sono emerse notizie non molto definite , legate a eventuali progetti che dovranno essere chiariti tra molto tempo e che, secondo le organizzazioni sindacali soprattutto, non sono da tenere in considerazione come soluzione, seppur parziale, rispetto alla grave situazione che si è venuta a creare.
Secondo il segretario provinciale Braccini, Luvata si è dimostrata un’azienda totalmente insensibile ed ha tenuto, fin dall’inizio di questa vertenza, un comportamento distante, di totale disinteresse rispetto ai problemi che sta causando.
“Potevano darci la possibilità di continuare l’attività produttiva – afferma Braccini – lasciare parti di lavorazioni a Fornaci di Barga, in modo da poter continuare con altri soggetti e permetterci di salvaguardare una parte consistente dell’attività lavorativa e occupazionale; invece, hanno voluto fare solo ed esclusivamente gli interessi spudorati dell’impresa. Ed è proprio questo l’aspetto grave che segna il nostro tempo; in ogni parte del mondo le grandi multinazionali vanno alla ricerca del minor costo del lavoro, senza un nessun minimo di regole che possa impedirglielo e con i vari Governi che assistono impassibili di fronte a quest’ andamento. Aziende che, come in questo caso, vengono sul territorio promettendo futuro lavorativo e investimenti ed invece in poco tempo smantellano, lasciano a piedi la forza lavoro, scaricandone il peso sulla società e portando via il core business. Tutto questo non dovrebbe essergli permesso. Mancano regole precise a livello internazionale ma anche a livello nazionale ed è evidente che vi siano delle responsabilità.
Il sindacato di fronte a queste situazioni si difende, ma manca una vera legislazione e prese di posizioni che, a quanto pare, in alcuni stati si sta riscoprendo.
A questo punto, abbandonando definitivamente l’esperienza Luvata, abbiamo tempo fino al 15 novembre per trovare soluzioni. E’a livello territoriale che bisogna interrogarci, mettendo in piedi di nuovo una riunione con tutti i soggetti che già hanno fatto parte del tavolo Istituzionale, allargandolo alle Associazioni imprenditoriali, sociali, Comunità montane, categorie economiche, cooperative, per provare a valutare qualsiasi ipotesi volta a dare continuità lavorativa ai lavoratori Luvata”.
Secondo Braccini non esistono soluzioni semplici, in ogni territorio vengono adottate, di fronte a queste situazioni, strategie diverse, ma la FIOM CGIL pensa che, anche nella comunità locale, non manchino esperienze e capacità per risolvere questa vertenza.
Di pari passo, a livello sindacale verrà elevato il livello della mobilitazione, così come deciso nell’assemblea dei lavoratori Luvata.

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