Monte Rovaio, il ricordo dei 19 partigiani del Gruppo Valanga

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A Gallicano e al Piglionico la commemorazione dell’eccidio avvenuto 82 anni fa ai piedi delle Panie, con l’omaggio al comandante Leandro Puccetti e ai giovani caduti. L’orazione ufficiale affidata al sottosegretario regionale Bernard Dika: “Libertà, democrazia e pace non sono eterne: tocca a noi difenderle”

Ottantadue anni fa, ai piedi delle Panie, su questo sperone roccioso conosciuto con il nome di Monte Rovaio si consumava una cruenta battaglia che falcidiava – causando 19 morti tra i partigiani – il gruppo Valanga, guidato dal giovane gallicanese Leandro Puccetti.

Per questo, ogni anno, l’ultima domenica di agosto il ricordo delle 19 vittime parte proprio da Gallicano dove è presente la tomba del Comandante Puccetti, all’epoca giovane studente che a fine guerra fu onorato della Laurea ad Honorem dal magnifico Rettore dell’Università di Pisa.

Tante le autorità, tanti i labari e anche i cittadini che ogni anno vogliono ringraziare e ricordare con la loro presenza il sacrificio di tanti giovani.

Prima il sindaco David Saisi, poi Carlo Giuntoli presidente dell’ANPI Valle del Serchio, hanno ricordato i motivi per onorare questa giornata.

Dopo Gallicano la commemorazione si è spostata in alto, nel comune di Molazzana, in località Piglionico, dove è presente una cappella con scritti i nomi dei caduti. Il tutto a pochi metri dal luogo della battaglia; dopo l’alzabandiera e la deposizione delle corone ai caduti, Fra Benedetto Matthie ha celebrato la santa messa; al termine gli interventi aperti dal sindaco di Molazzana Andrea Talani.

È poi stata la volta di Mario Regoli, presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Lucca e l’orazione ufficiale è stata affidata al Sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana Bernard Dika, che dieci anni fa, da giovane studente, era già stato qui a portare un saluto.

“Io ho 28 anni, Puccetti ne aveva 21 – ha detto Dika –. E davanti alla sua storia non riesco a non farmi una domanda: io, a 21 anni, cosa avrei fatto? È facile chiamarli eroi ottant’anni dopo. Molto più difficile ricordare che erano ragazzi. Avevano paura, avevano famiglie, sogni, una vita davanti. Il loro coraggio non fu non avere paura: fu decidere che esisteva qualcosa che valeva più della propria paura”.

Il sottosegretario ha ricordato anche il legame strettissimo tra i partigiani e la popolazione dell’Alpe di Sant’Antonio e la figura di Violante Bertoni Mori, “Mamma Viola”, che a Casa Tréscola offrì rifugio, cibo e assistenza ai giovani del Gruppo Valanga.

“I tedeschi le incendiarono la casa e poi la fecero saltare. Eppure chi la conobbe ricordò che Mamma Viola non ebbe parole di recriminazione per ciò che aveva perso: il suo dolore erano quei ragazzi che non tornarono. Aveva perso quasi tutto. E non pianse per le mura. Pianse per i ragazzi. Anche questo fu Resistenza: aprire una porta sapendo quanto poteva costare, dividere il poco che si aveva, scegliere di non voltarsi dall’altra parte”.

Dika ha quindi legato la memoria della Resistenza alla responsabilità delle nuove generazioni.

“La libertà non è eterna. La democrazia non è eterna. La pace non è eterna. Nessuna generazione le riceve in proprietà: le riceve in prestito e ha il dovere di riconsegnarle a quella successiva. Per questo essere antifascisti oggi non significa vivere rivolti al passato. Significa guardare al futuro sapendo dove può arrivare una società quando comincia a considerare alcuni esseri umani meno degni di altri, quando l’avversario diventa un nemico e quando l’indifferenza diventa più comoda della scelta”.

Richiamando le parole scritte dal partigiano del Gruppo Valanga Silvano Valiensi per i compagni caduti – «moriste voi soli per tutti» – Dika ha sottolineato come quel “tutti” comprenda anche le generazioni nate molti decenni dopo.

“Anche per noi. Anche per chi oggi può salire liberamente su questa montagna e dire ciò che pensa. Per questo il modo peggiore di ricordare quei ragazzi sarebbe metterli su un piedistallo, deporre una corona e pensare che non abbiano più niente da chiederci. Questa montagna continua invece a farci una domanda: voi, oggi, da che parte state?”.

“Ottantadue anni fa – ha concluso Dika – quei ragazzi risposero non con un discorso, ma con la propria vita. A noi, per fortuna, non viene chiesto quel sacrificio. Ci viene chiesto di non essere indifferenti, di partecipare, di difendere la democrazia e di avere il coraggio di scegliere. Il Sentiero della Libertà non finisce al Piglionico e non finisce su questa montagna. Comincia da qui e continua nelle nostre scelte, ogni giorno. Adesso tocca a noi”.

 

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