«Vedi quelle sentinelle dietro i reticolati? Sono loro i prigionieri di Hitler, non noi. Noi a Hitler e Mussolini diciamo no, anche quando ci vogliono prendere per fame.»
(Sergente Francesco “Ceco” Baroni, internato in Germania, in “Soldati italiani dopo il settembre 1943” di Mario Rigoni Stern (FIAP, Roma 1988, pag. VI)
IMI
Un acronimo che suona quasi come una brutta parola, sconveniente.
I.M.I.
“Internati Militari Italiani”.
Non si è mai usata nell’ultimo conflitto mondiale, per nessun altro caso, solo per gli italiani; i militari italiani. Soldati, Marinai, Avieri…militari italiani.
Internati.
Non prigionieri di guerra, come è normale in un conflitto, ma “Internati”.
Uno status che non esiste, inventato dei tedeschi per regolarizzare e gestire una massa di militari italiani catturati al domani dell’8 settembre del ’43, in seguito alla scellerata gestione dell’Armistizio, nel quale si stravolge completamente l’assetto di alleanze in corso, senza però darne comunicazione agli ex-alleati che tutt’un colpo diventano nemici, senza saperlo.
Per lo meno ufficialmente.
Qualcuno a Roma aveva scordato nella fretta della vergognosa fuga, la macchina da scrivere e la carta intestata della Real casa, e quindi il re, volutamente minuscolo, non aveva dichiarato contestualmente guerra dalla Germania; in tal guisa, di fatto i militari italiani catturati non potevano essere considerati “Prigionieri di Guerra”, perché se il Capo dello Stato si “dimentica” di dichiarare guerra, quando ti catturano non sei in guerra …e quindi i tedeschi si inventano questo termine : “ Internato” che non ha uno status riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra, non ha diritti, non riceve pacchi viveri e vestiario dai parenti, posta, non ha diritto a cure mediche, a protezione, a tutela, a razioni di cibo dignitose.
Internato è nessuno.
O meglio, diventano di fatto “schiavi militari”, destinati ai lavori più umili e pericolosi, ad esempio al disarmo delle bombe di aereo inesplose che gli Alleati sganciavano sulla Germania…
Per comprendere meglio questo momento storico, questo turbinio sociale, si consideri che i militari, rimasti di colpo senza ordini, senza collegamenti, a parte una tentata e debole resistenza a Roma, furono presto sopraffatti dalla superiorità tedesca che in vari modi, anche con l’inganno, smobilitarono intere divisioni e catturarono oltre 650.000 militari, internandoli o uccidendoli come a Cefalonia. Lo spiega perfettamente il bellissimo film di Salvatores, “Mediterraneo” quando il pilota italiano dice ai dimenticati soldati nella sperduta isola dell’Egeo:
-“Ma voi non sapete niente? …Allora, Mussolini è caduto! L’Italia è divisa in due praticamente; a Sud ci sono gli Inglesi e gli Americani, a Nord ci stanno i tedeschi con i fascisti. Si è formato il C.L.N. ..i partigiani…c’è la guerra civile, perché quelli che erano amici son diventati nemici, e quelli che erano nemici, son diventati amici….”
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Agli I.M.I. fu proposto di aderire alla Repubblica di Salò, ma solo in poco più di 100.000 aderirono, e la maggior parte per avere la scusa per tornare in Patria.
Gli altri resistettero, fedeli al Giuramento iniziale.
Come Giovannino Guareschi, quello di Don Camillo e Beppone, all’epoca Sottotenente di Artiglieria a Modena quando viene internato dai tedeschi. Come Giuseppe Orlando Presidente della SMI, all’epoca Ufficiale di Marina decorato, e internato con l’Ammiraglio Inigo Campioni di Viareggio.
Come mio zio Endro PEDRIGI il sarto di Barga, marito di mia zia Irma Biondi, che è si è fatto 2 anni di internamento. A fine mese di settembre la Presidenza del Consiglio dei ministri gli conferirà “postuma” la Medaglia d’Onore per ricordo di questo drammatico e importante momento storico. Sarà il figlio Umberto a ritirarla.
Qui a Barga il 19 settembre (ore 17 alla Fondazione Ricci in via Roma) ricorderemo questo pesante e doloroso dramma italiano, con la visione di un docufilm dell’amico Nazareno Giusti, particolarmente sensibile a questo argomento, acquarellato nei suo disegni di stile guareschiano, anche lui un Internato.



Annamaria Bado
10 Settembre 2026 alle 15:16
Finalmente si parla degli Internati. Mio padre e’ stato uno di questi ed era molto amareggiato per la poca considerazione della sua sofferenza e di quella dei suoi compagni. Era un alpino della divisione Tridentina che ha fatto la campagna di Russia e nel ritorno , altamente pericoloso e’ stato fatto prigioniero e inviato in Germania. La foto fatta al suo ritorno ritrae un vecchio , mentre aveva solo 30 anni. Si chiamava Agostino Bado ed e’ stato un padre eccezionale.
Grazie dell’attenzione
Annamaria Bado
Lorenzo Celio
10 Settembre 2026 alle 16:58
Onore alla Memoria di Endro Pedrigi.
Rosario passarella
10 Settembre 2026 alle 17:47
Sono Rosario Passarella ho 67 e sono figlio di Primo nato il 12 gigno 1916 morto il 23 novembre 1973.
Mio papà venne chiamato al servizio di leva con quelli nati nel 17 dopo essere stato rivisto con quelli della sua classe.
Nel 1940 con l’entrata in guerra dell’Italia inbarcato a Bari sbarcato a Durazzo ruolo mitragliere poi fanteria come guardia di frontiera nei Balcani nella ex Jugoslavia combatte in Albania e viene catturato il 17 settembre 43 nella isola di Zante.
Trasferito al Pireo e dopo qualche giorno caricato su treno bestiame traferito ad Altembourg stalag IV F dopo 3 giorni fu trasferito al lavoro coatto nella vicina Meuselwitz in una fabbrica HASAG di munizioni.
Riuscì a tornare a casa nella estate del 45.
Vi voglio comunicare che in una lettera inviata a mio nonno che ho letto presso archivio di stato di Rovigo dice a mio nonno ovviamente mentendo di stare bene e chiede notizie di suo fratello Fedele nato il 5 giugno 1922 pure lui in guerra.
Mia cugina figlia di Fedele mi comunicò che era nella marina ruolo Marò scoperto dal sottoscritto ad archivio di stato di Venezia facendo egli parte della capitaneria di Chioggia.
Foglio matricolare evince che pure mio zio fu catturato nel mar Egeo nella isola Lero e deportato in Germania a lavorare come I.M.I In una segheria mi manca però dove era il lager dove trascose più di 2 anni tornò infatti nell’autunno del 45 e fu congedato l’anno successivo.
Saluti sono stato un tantino lungo chiedo venia per questo.
Cordialmente Rosario Passarella
Marco Mutti
10 Settembre 2026 alle 20:14
Anche mio padre era deportato in Austria in un campo di lavoro.
Hanno fatto una vita dura attraversando il Danubio ghiacciato per andare in fabbrica tra un bombardamento e l’altro.
Ma nessuno ne parla…peccato.
Roberto Conti
11 Settembre 2026 alle 1:01
Ringrazio, a titolo personale e a nome dell’ intera Associazione Militari in Congedo di Barga, l’amico Colonnello (Ris.) Vittorio Lino Biondi per aver deciso di trattare questo argomento, che mi sta molto a cuore, non solo perché mi riporta alla mente le “asciutte” narrazioni che mio nonno mi faceva della sua prigionia da Internato Militare Italiano, ma perché va ad approfondire una vicenda che, per anni, era stata stata condannata all’oblio e che fa parte, in maniera “passiva”, ma non meno importante e, come numero di caduti, più drammatica del contributo delle Forze Armate nella Guerra di Liberazione.
Carla Zironi
11 Settembre 2026 alle 12:08
Buongiorno, anche il mio papà Amedeo ZIRONI un I M I ; nella giornata del 21 settembre c.a. postuma le verrà riconosciuta e consegnata a me come figlia la medaglia d’onore conferite dal Presidente della Repubblica.
Cordiali saluti
enrico allodi
11 Settembre 2026 alle 15:16
Un altra vicenda e grottesca frutto del non senso della guerra . La stupidita umana e infinita e sconfinata ma l uomo sembra non volerla capire visto cio che ancora accade nel mondo . Si ha la sensazione di andare incontro a qualche altra catastrofe che per quache popolo e gia iniziata