La Libellula: non ci sono vincitori, né vinti; deve invece iniziare una strada diversa

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In merito alla decisione presa dalla conferenza dei servizi riguarda al pirogassificatiore, dal Movimento La Libellula riceviamo e pubblichiamo:

“Con il “preavviso di diniego” espresso dalla Regione Toscana nei confronti del progetto KME siamo giunti ad una tappa importante del nostro cammino. Cammino che sarà ancora molto lungo, come è naturale che sia,  riguardando di fatto il futuro di una valle intera per decine e decine di anni ancora.

Il nostro primo pensiero va ai lavoratori, che mai abbiamo considerato antagonisti e verso cui abbiamo la più grande solidarietà. Di una cosa siamo convinti: il pirogassificatore non sarebbe stato una tutela per l’occupazione della valle. Crediamo che i lavoratori meritino qualcosa di più. Rinnoviamo pertanto la nostra disponibilità verso l’azienda intesa nel suo complesso (direzione, lavoratori, forze sindacali) a sederci insieme ad un tavolo per valutare alternative che possano rappresentare piani di rilancio reali e consoni al contesto locale. La prosperità di un’azienda che sia in sintonia con la comunità, le peculiarità ambientali e paesaggistiche che la ospita è la cosa che più ci renderebbe felici.

Tanti sono quelli a cui vogliamo indirizzare oggi il nostro più sentito ringraziamento, veramente tanti. I professionisti che ci hanno aiutato, i comitati che hanno condiviso con noi questo percorso, quelle, tra le amministrazioni locali, che si sono impegnate e si sono esposte “mettendoci la faccia”. E soprattutto le migliaia di partecipanti alla manifestazione del 13 ottobre 2018 ed i quasi 9000 firmatari della petizione consegnata in Regione. In tanti ci avete supportato, aiutato (moralmente, fisicamente ed anche economicamente) e questo è qualcosa che resterà.

L’importanza del momento attuale esula completamente dalla contrapposizione semplicistica del “noi contro di loro” o, peggio ancora dei “vincitori e vinti”, anzi, semmai ci suggerisce una strada diversa da quella percorsa fino ad oggi. Una strada che, prima di soffermarsi in tecnicismi e dissertazioni scientifiche ed accademiche di qualsiasi natura come ne abbiamo viste in questi anni (chimica, sanitaria, ambientale, idrogeologica, urbanistica, normativa…) forse dovrebbe tornare ad essere, come espresso a suo modo anche dall’inchiesta pubblica di ieri sera, squisitamente politica. Politica nel senso platonico del termine, ossia riferita alla “polis”, alla comunità appunto, chiamata in causa e non esclusa dai processi decisionali che la riguardano.

Il primo insegnamento che questa vicenda ci dona, comunque vada, è quello di tornare a percepirci appunto come comunità, in cui i tre contesti amministrativo (le istituzioni), culturale (i cittadini) ed economico (gli imprenditori), ognuno con le proprie qualità peculiari, concorrano a perseguire il bene comune in condivisione e trasparenza.

Le persone che vivono nella nostra valle non sono numeri. “Fanno numero”, ma non “sono” numeri. Questo è sempre più evidente. E’ ora sotto gli occhi di tutti.

Dovremo sforzarci ancora molto, ma crediamo che oggi si sia presa la direzione giusta per tradurre nei fatti quelle parole, come ricordiamo spesso, che il Pascoli lasciò incise sulla pietra del nostro duomo: “piccolo il mio, grande il nostro”.

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Commenti

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  1. A me una delle cose che mi ha fatto molto male di questa vicenda è stata quella di vedere in prima linea inneggiando x la Libellula e contro l’ azienda diversi ex dipendenti SMI andati in pensione o in prepensionamento con un bel bonus di uscita. Sputare nel piatto dove uno ha mangiato ( magari anche suo babbo, lo zio, il fratello, il nonno, il figliolo, ecc) è veramente una cosa abominevole.

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