Cento anni dopo

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Ho trovato un articolo interessante sul numero di giugno 1920 de La Corsonna. E’ intitolato Una partita di foot-ball e racconta l’incontro di calcio tra Barga e Castelnuovo disputato alla fine di maggio 1920 sul campo della Metallurgica di Fornaci. Campo neutro. La cosa più interessante è che, mentre l’anno prima l’incontro tra Barga e Fornaci sul piazzale del Fosso era stato organizzato per iniziativa dei giocatori, questa volta le squadre si presentano sotto l’egida di una società sportiva: U.S. Castelnuovo e C.S.E. Barga.

Il Club Sportivo ed Educativo era stato fondato a Barga alla fine del 1919, con presidente Alfredo Stefani (direttore de La Corsonna) e inizialmente forse non prevedeva il gioco del calcio, che qui da noi era allora un fenomeno di costume, e praticato solo dopo la fine della prima guerra mondiale sotto la spinta dei primi emigranti di ritorno. Ma il passaggio di Johnny Moscardini alla Lucchese diede popolarità a questo sport anche a Barga, e il C.S.E. lo comprese tra le proprie discipline già dal 1920.

A rigor di logica, quindi, le società sportive di Barga e Castelnuovo potrebbero festeggiare già quest’anno il loro centenario, ma forse non è l’annata giusta, viste le precarie condizioni di classifica in cui versano entrambe. Forse è meglio lasciare le date canoniche del 1924 e 1922 e sperare in tempi migliori.

Ma veniamo all’incontro. Prima curiosità: Johnny Moscardini, capitano del Barga (reduce dalla vittoria del campionato di seconda divisione con la Lucchese, cui aveva contribuito con 14 partite e 7 reti), non gioca con la consueta maglia numero 9 ma con la maglia numero 5, a protezione della difesa. Seconda curiosità: l’arbitro mostra una certa incertezza nel valutare alcuni falli di gioco, soprattutto le robuste spallate di Moscardini, suscitando le vibranti proteste dei giocatori. Terza curiosità: la discreta presenza di pubblico, anche femminile, a testimonianza dell’interesse che questo nuovo sport suscita tra la gioventù del luogo.

Domenica 12 gennaio 2020, cento anni dopo. Decido di assistere a una partita di seconda categoria, con la speranza di vedere l’esordio casalingo di mio figlio Patrick nel suo Barga. E’ una giornata fredda e asciutta. Spettatori circa cento, in gran parte della squadra ospite. Tipologia: maschio adulto. Passatempo preferito: insulti all’arbitro, ma questo purtroppo fa parte del gioco. Non un ragazzo, né tanto meno una ragazza. Non un coro, non una bandiera. Soltanto sette striscioni di sponsor visibili dalla tribuna, alcuni altri in zona sagra. Mi chiedo se c’è un rimedio a tanta disaffezione.

Ripenso al mio esordio in prima squadra quarant’anni prima, in una grigia domenica di settembre ma in un contesto molto più festoso e stimolante. Penso a quanto siamo stati fortunati, io e i giocatori della mia generazione, senza i social, senza gli outlet e i megastore, soprattutto senza le partite in televisione la domenica pomeriggio: chi ha giocato a calcio sa cosa vuol dire l’incitamento del proprio pubblico. Ma non è un male solo di Barga. Vedo stadi vuoti un po’ da tutte le parti, fatta esclusione per le grandi città. Eppure l’interesse per il calcio è ancora molto vivo, lo constato quando vado in giro a presentare i miei libri.

Ma veniamo alle note positive. Intanto il Barga ha vinto, conquistando punti che fanno classifica e morale. L’esultanza al gol della vittoria mi ha dato l’idea di un gruppo unito e motivato, e questo fa ben sperare. Poi Patrick ha giocato una ventina di minuti, quelli finali, dimostrando buona personalità e soprattutto calandosi alla svelta nella categoria, rinunciando ai tunnel, ai colpi di tacco e ai tocchi d’esterno con cui mi fa divertire quando vado a vederlo giocare nella juniores. I calciatori sono quasi tutti di Barga, questa non è una scelta sbagliata. Giocano per quasi niente, anzi si tassano per pagarsi il pasto al ristorante la domenica. Si allenano di sera, in condizioni di scarsa visibilità. Potrebbero andare a giocare negli amatori, di sabato e con un impegno ridotto, ma sentono ancora qualcosa per i propri colori e le proprie tradizioni.

A cavallo del nuovo millennio c’è stato un piccolo boom demografico anche nella nostra zona. Sono nati tanti ragazzi. Alcuni figli di calciatori. Molti di Barga o legati all’ambiente barghigiano. Qualcuno ha avuto la fortuna di avere una buona scuola tecnica, qualcuno sta giustamente facendo la sua strada, anche in categorie superiori. Quasi tutti sono buoni amici tra loro. Ci sono tutte le premesse perché nel tempo si possa creare un ciclo vincente. Con tutta la simpatia – anzi l’ammirazione – per piccole realtà come Corsagna e Fornoli, credo che una piazza come Barga possa aspirare a qualcosa di diverso. Chissà.

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Commenti

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  1. Paolo, apprezzo l’articolo e mi ci vedo dentro.
    Ho esordito in prima squadra all’età di sedici anni e 4 giorni il 24 Marzo 1985, ai nostri tempi prima dei 16 anni non potevi giocare.
    Mi allenavo con quelli che consideravo i miei idoli, Paolo Moscardini, Alfredo Cardella, Gino Tazzioli, Mauro del Greco, Roberto Barbetti, Levantini, Zazzeroni . . . erano altri tempi e bei tempi, il post partita sotto l’Onesti con la macchina del “mancino” sintonizzata a tutto volume su Radio Fornaci One . . altri tempi, migliori?
    Oggi è tutto diverso, dopo anni difficili dovuto ad un cambiamento generazionale ed economico, dove sicuramente negli anni sono stati fatti errori di valutazione e programmazione anche a livello di società, gestire un’associazione è davvero un affare di cuore.
    Avere o cercare di avere tutti ragazzi di Barga, è stato un progetto, una speranza e fortunatamente oggi una realtà. Ne siamo orgogliosi, e grati soprattutto a questi ragazzi perché dietro come ben sai, non c’è solo la partita, ci sono serate di allenamento al freddo e “purtroppo al semibuio”, ci sono rapporti interpersonali, amicizie, cene, condivisione di vittorie e sconfitte.
    Solo nel nostro comune abbiamo 7/8 squadre di calcio, una solida società di volley femminile, e tante persone che dedicano tempo ed energie per permettere di fare sport, qualcosa vuole dire? Vogliamo essere positivi e pensare che lo sport sia ancora sinonimo di aggregazione e divertimento soprattutto per i giovani. Grazie Paolo,

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