Fornaci: le attività commerciali nel tempo. (Seconda e ultima parte)

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La prima guerra mondiale, che aveva causato distruzioni (anche se lontane dalla valle del Serchio), feriti e morti, produsse pure profughi. Una famiglia, quella di Nicolò Civran, di Conegliano in provincia di Treviso, proprietaria di grandi magazzini di tessuti e telerie, riuscì a far arrivare a Fornaci anche una piccola parte delle merci stoccate nei loro magazzini e qui, durante il periodo bellico, aprì un lussuoso negozio. In seguito, un negozio di tessuti, fu aperto da un certo Emilio Arrighi.

Tra i profughi che giunsero nel Comune di Barga vi fu anche Bruno Sereni, nato a Milano nel 1905 e fuggito dal Veneto nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto.

Giunse nella cittadina barghigiana insieme alla famiglia e lavorò, come operaio alla SMI e come garzone d’albergo, fino a che, nel 1920, non decise di emigrare in Scozia. Tra il 1923 e il 1924 rientrò a Barga, ma, non condividendo le idee del nuovo regime, espatriò clandestinamente fino a New York. Intorno alla metà degli Anni ’30 giunse in Spagna, poi si trasferì in Francia e quindi, dove accettò di vivere come confinato politico, di nuovo a Barga. Alla fine della Seconda guerra mondiale, era il 1949, fondò quello che sarà l’organo di collegamento coi barghigiani all’estero: il “Giornale di Barga”.

Dopo quel secondo tremendo conflitto mondiale, sebbene con molti disagi e preoccupazioni per un futuro ancora piuttosto incerto, la vita quotidiana riprese a scorrere con più tranquillità. Diversi cittadini, tuttavia, emigrarono in cerca di miglior fortuna. Ma molti, sperando in un lavoro, restarono e, mentre altri continuarono a gestire i vecchi negozi, alcuni ne aprirono di nuovi.

Così fece un Ricci che, proprio di fianco al bar Ricci, mise su un negozio di calzature e così fecero i soci Gori Pietro e Bechi Alberto che aprirono un laboratorio per la riparazione di apparecchi radio riceventi (1946). Il Gori, per l’avvenuto decesso di Alberto, nel 1964 rilevò l’attività che, ancora oggi, viene gestita dai figli.

Negli Anni ’50 – dove oggi si trova la bottega di Daniela Cifone – aprì una rivendita “Cecco” Verzani. Egli era stato un ottimo ciclista fra i dilettanti e, naturalmente, l’esercizio commerciale non poteva che essere legato anche a questa sua grande passione. Oltre a biciclette e relativi ricambi, nel negozio, che fu ritrovo dei tifosi di Bartali, erano acquistabili radio, impermeabili, scarpe da calcio, gomme… Egli fu anche concessionario della Lambretta.

Come in molte altre parti d’Italia, anche a Fornaci un deciso sviluppo si ebbe dagli Anni ’60 in poi [nel 1966, rispetto a fine ‘800, la popolazione era più che triplicata (2.600 abitanti)]. Oltre alle storiche botteghe ancora presenti sul territorio, nel tempo sorsero altre piccole e medie imprese. Diverse non operano più, mentre altre sono tuttora in attività. Ecco una sommaria e certamente non esaustiva elencazione.

Oriano Cecchini e Paolo Romagnoli, due giovani emigrati in Svizzera, aprirono la vetreria “Splendor”; Gino Giovannelli la manifattura di confezioni “Gi.Bi.”; Francesco Pellegrini un laboratorio per realizzare presepi e immagini di plastica; Cardosi-Giovannetti l’officina meccanica. In seguito ci fu l’apertura di un grande supermercato (Ugo Potenti), di un centro-ortofrutticolo con ampie celle per la conservazione della merce (Paolo Pierantoni) e l’autocarrozzeria Gigli. Altri esercizi commerciali, che iniziarono la loro attività in quegli anni, furono aperti da Giovanni Foli (oreficeria-gioielleria, dal 1962), dai fratelli Carlo e Renato Zanelli (arredamento, dal 1965), dal Frediani, dal Santini, dal Cherubini…

In paese opera tuttora la ditta Fratelli Biagioni. La loro prima officina era stata aperta a Barga nel 1963. Tre anni dopo, quando l’attività fu trasferita in Mologno, divenne concessionaria del marchio tedesco NSU. I due fratelli giunsero a Fornaci nel 1968 e lì, dopo che la NSU fu incorporata, ottennero l’esclusiva del marchio Audi. Il fabbricato che andarono ad occupare, dove aveva funzionato anche la cosiddetta Officina dell’Adriano, era quello del vecchio Cinema Pieri (all’epoca del cinema “muto” le immagini che scorrevano erano accompagnate dalle musiche del Rigali e dei fratelli Carlino e Giotto Pucci). La ditta iniziò a vendere la francese Renault, ma solo dal marzo 1982 fu concessionaria diretta, fin dal 1972… Oggi è anche concessionaria Dacia.

Una menzione merita l’artigiano Mario Bracali, che, nel dicembre 1961, espose all’Angelicum di Milano. In mezzo ad altri importanti lavori di rappresentazione della Natività provenienti da diverse parti del mondo, egli presentò il suo grande presepe meccanizzato. Date le sue dimensioni (era montato su profilati ed aveva una larghezza di 3,75 metri, una profondità di 5,15 e un’altezza di 3,40), per il trasporto fu utilizzato un camion. Il TG realizzò un servizio sull’evento e così anche Fornaci di Barga conquistò una certa notorietà…

Via della Repubblica, la via principale di Fornaci, piano piano si è trasformata, pur con la presenza di alcuni importanti studi di professionisti, in una strada quasi completamente dedita al commercio. In questi ultimi anni poi, con la costituzione insieme a Ponte all’Ania del Centro Commerciale Naturale, il paese ha riconquistato una forte visibilità e, nonostante la crisi economica di fine primo decennio ed inizio secondo del XXI sec., il commercio fornacino continua a scrivere la sua lunga storia.

Ivano Stefani

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