Al cimitero di Barga ieri e oggi (seconda parte)

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Nella prima parte del presente lavoro storico sul cimitero di Barga ci siamo lasciati al momento in cui stavamo salendo le scale centrali affiancate dalle due cappelle Liberty.

Ora che siamo saliti ecco che andiamo in fronte a una fontana, la cui acqua è in ricordo di un prete che tanto volle bene a Barga e a tutti i barghigiani: il cappellano don Ranieri Andreotti (1903-1959), che svolse il suo ministero accanto a mons. Lino Lombardi (1886-1965), il parroco di Barga che abbiamo già incontrato, condividendo con lui il calvario di Barga durante i lunghi sette mesi di Linea Gotica. I barghigiani, che mai dimenticano il bene ricevuto, alla notizia della morte, causata da un incidente giù per la via del Piangrande, subito si misero alla ricerca di fondi per dedicargli il presente e perenne ricordo.
Era il 22 marzo 1959, quando don Andreotti con il suo motorino stava scendendo la via del Piangrande per andare a incontrare per una prova il coro parrocchiale di Gallicano del quale era direttore. All’altezza della chiesa del Sacro Cuore la sventolante tonaca nera si avvolse ai raggi della ruota posteriore e fu inevitabile lo schianto contro uno dei tigli che si allineano lungo la via. La mattina del 23 marzo si spense all’ospedale di Barga e fu grande dolore. I barghigiani lo amavano perché avevano sperimentato la sua decisa volontà, la proficua presenza nel soccorso umano e religioso durante i sette mesi di Linea Gotica (1944-45), a volte mettendo a rischio la propria vita. Lo avrebbero voluto lì nel cimitero, dove in tempo di guerra tra il sibilo dei proiettili, finché fu possibile, aveva accompagnato i loro cari. Lo avrebbero voluto lì, sepolto accanto ai loro morti come un congiunto, ma i familiari decisero di averlo vicino a loro, a San Giovanni alla Vena. Allora il Comitato Onoranze, oltre alla fontana, decise un’opera d’arte da porre in quel cimitero: una bella ceramica con un Cristo sulla croce e dolenti, lo stemma di Barga e sullo sfondo il Duomo avvolto nel rosso della guerra.

La fontana per don Andreotti, proprietà del Comune di Barga, che versava in uno stato di eccessivo degrado, con l’intento di lanciare un messaggio di speranza per il sacro luogo, in accordo con l’Ente nel 2010 è stata riportata al suo primitivo splendore grazie all’intervento dell’Arciconfraternita di Misericordia di Barga che già nel 1959 fu in prima fila per l’omaggio al Cappellano di Barga. A inaugurare il restauro tantissime persone, tra cui l’anziana sorella di don Ranieri Andreotti, rimasta colpita dalla sensibilità di Barga verso suo fratello a così tanti anni dalla morte: “Non credeva che a Barga fossero così vive le memorie di mio fratello”.

Dopo questo doveroso ricordo, riprendiamo il nostro cammino e vediamo che ai lati della fontana stanno due edifici uguali. Due sorte di case la cui origine ci sfugge ma quella a sinistra, che ha sul tetto un piccolo campanile a vela, adibita nel passato a sala per le autopsie, oggi si accolgono in cellette i resti di sepolture disfatte nel cimitero; l’altra è un magazzino e forse assai prima era la casa del custode.
A questa sorta di casa magazzino oggi si appoggiano resti di monumenti caduti nel cimitero e lapidi tolte dalle sepolture, alcune di valore artistico e storico per la Comunità di Barga, come quella di un sindaco barghigiano agli inizi del sec. XX, Domenico Lazzaroni (1871-1931), un medico di Capannori che ebbe la condotta di Barga e qui rimase.
Con quest’accenno si apre un capitolo importante per il cimitero di Barga. Infatti, qui l’arte occhieggia qua e là con dovizia; ma non solo l’arte manuale, perché ci si può imbattere in ricordi della musa pascoliana, come su di una tomba che par abbia perso discendenti per le cure. Abbandonata e, ormai bruttissima copia di se stessa, sul piano di marmo annerito dal tempo, si può leggere ancora una firma all’epitaffio che ieri come oggi la rende ammirata e non solo dai barghigiani: Giovanni Pascoli. Il resto dello scritto è poco leggibile per le molte lettere di bronzo staccate, ma ricorrendo al libro di Gualtiero Pia “Non Omnis Morear” del 2011, ecco ciò che recita la lapide:

“Ermella Gonnella / santamente visse la sua vita / e mentre riposava accanto alla dolce figlia / l’anima le si tolse nel silenzio notturno / per guardare vegliare amare / dal più alto del cielo – Giovanni Pascoli”.

In seno all’Arciconfraternita di Misericordia di Barga, nell’imminenza del centenario pascoliano del 2012, quale omaggio al confratello Giovanni Pascoli, fu fatto un pensiero per cercare di riportare in buono stato quella scritta a spese della stessa Misericordia, ma non avendo rintracciato nessun discendente per il nulla osta, fu saggia decisione rimettere nel cassetto l’idea di un restauro.
Altra scritta pascoliana la possiamo leggere all’interno delle cappelle di sinistra guardando la chiesina che è sullo sfondo del cimitero. La troviamo sulla lapide che ricorda la morte di Isabella Caproni del gennaio 1906, Molly del magnifico poemetto che il Poeta dedicò all’Italia che emigra: Italy.
Isabella era figlia di Enrico Caproni emigrato a Cincinnati (USA), sua volta figlio dello Zi Meo, Bartolomeo Caproni, l’amico fattore di Pascoli. Isabella, perché malata fu portata al sole d’Italia con la speranza di una guarigione, cui tanto si prodigò e sperò anche Pascoli.

“O Isabella
Fiore nostro nato sull’Ohio
Gracile fiore portato al sole d’Italia
Che ti guarisse!
O fanciulla Soave
Mente di luce e cuore d’amore
Così rassegnata al tuo precoce martirio!
Yes dicevi quando ti allontanasti dai tuoi
Sì dicesti quando partisti per sempre
A dodici anni!”

Se per questi aspetti il cimitero di Barga si potrebbe definire pascoliano, il condizionale sparisce nel momento in cui scendiamo nei forni sotterranei e ci imbattiamo in una lapide che chiude una sepoltura, vuota dal 6 ottobre 1912.
Questa è la prima sepoltura che ebbe Giovanni Pascoli il 9 aprile 1912, quando il suo corpo fece ritorno tra noi da Bologna, città in cui si spense il Sabato Santo del precedente 6 aprile:

“Da Bologna, il 9 aprile 1912, a tarda sera, il corpo di Giovanni Pascoli arriva alla Stazione di Fornaci di Barga su un treno speciale, così come fu alla partenza per Bologna il 17 febbraio di questo stesso anno. Ora piove a dirotto e infuria un vento che scompiglia le ghirlande di fiori. Il feretro è sceso con le note della Marcia Funebre di Chopin e caricato sul carro funebre tirato dai cavalli dell’Arciconfraternita di Misericordia di Barga che, per la via di Loppia, lo condurrà alla provvisoria sepoltura al cimitero di Barga, in un loculo nei forni sotterranei che, ancora oggi, dopo cent’anni, reca il suo nome ed è vuoto. Il 6 ottobre 1912, presente il grande fratello d’arte Giacomo Puccini in pianto, la salma, con un lungo corteo funebre a piedi da Barga a Castelvecchio, giunge alla cappellina di villa Cardosi-Carrara, ormai da qualche tempo, per acquisto dei fratelli, Casa Pascoli, e lì tumulata, poi nel sarcofago scolpito dall’amico Leonardo Bistolfi”.

Con il ricordo della sepoltura provvisoria di Pascoli siamo già giunti ai forni sotterranei, dove regna uno sconsolante abbandono delle tombe causato dalla perdita dei congiunti più prossimi al defunto, per conseguenza poca pulizia dovuta alla scarsa frequentazione del luogo.
Simile la situazione dei piani superiori, detti Edicole, dove agli ingressi sono raccolte vecchie lapidi tolte dai luoghi di sepoltura per la scaduta licenza o lì messe con altri monumenti come prima sistemazione. Sono queste opere funerarie che hanno un senso comunitario non indifferente e anche pregio artistico. Anche qui la mano dell’uomo non sarebbe cosa da poco. Di questi giorni il deliberato del Magistrato dell’Arciconfraternita che prevede una pulizia nelle parti di cimitero in concessione in occasione dei Morti.
Detto ciò riprende il nostro cammino alla scoperta delle opere d’arte presenti nel cimitero e che s’impongono alla vista. Allora non possiamo fare a meno d’osservare una lapide murata alla vecchia casa del custode, dalla parte che guarda l’uscita dal cimitero. Si tratta di un artistico altorilievo di bronzo, incorniciato nel marmo, raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce tra le braccia della Madonna, opera dello scultore lucchese Francesco Petroni (1877-1960), che a Barga realizzò nel 1927 anche il Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria. L’opera del cimitero fu eseguita in memoria di Pamela Jaccheri in Pucci, morta il 20 dicembre 1926, in vita gerente una filanda della seta, e gli fu commissionata dai figli della defunta.
Sulla sinistra dell’opera, in linea con il muro che la sorregge, vediamo un bimbo pensieroso ritto su di una roccia, sul volto ha disegnato la smorfia dell’incredulità, nello stesso tempo carezzando una pecora; ma altre pregevoli opere attraggono l’attenzione del visitatore e tutte toccano nell’intimo. Forse, però, quelle opere scultorie avvolte da licheni, lasciando solo intuire i disegni di dolore, oggi sono più affascinanti rispetto allo ieri nello splendente marmo bianco, come vedessimo la nebbia della storia fattasi corpo; un mistico zendado calato dall’Iddio a placare, nascondendo, pianto e pene.
(Fine seconda parte)

Pier Giuliano Cecchi

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