Pubblichiamo condividendo rigo per rigo, parola per parola tutto quello che sulle pagine di questo giornale denuncia con forza il Col. (ris.) Vittorio Lino Biondi. Ricorre il 9 ottobre l’anniversario della Liberazione di Barga e Biondi ci ha raccontato questa storia, ma ci ha raccontato anche del tributo altissimo che la comunità di Barga ha pagato in fatto di distruzione, morti, feriti e sofferenze al passaggio del fronte che qui da noi, prima della liberazione, si è fermato per mesi. Non ci sono altre realtà in Valle del Serchio che hanno pagato quello che ha pagato Barga; un prezzo altissimo che non è mai stato riconosciuto come questa comunità avrebbe meritato per le sofferenze ed il terrore, per il dolore e la distruzione e per i lutti subiti. E’ tempo che si rimedi, che si colmi a quella che Biondi definisce una ingiustizia storica: che si riconosca a Barga ed al suo territorio la medaglia d’oro al valori civile. L’articolo di Biondi ci dà dunque l’occasione per riflettere su quello che stato e alle nostre Istituzioni per muoversi. L’appello va soprattutto a loro affinché si attivino in tutte le sedi opportune. E’ tempo di rimediare!”
Ottobre 1944, è una stagione calda. In tutti i sensi.
Barga è nel calderone della guerra.
Epicentro occidentale di una imponente posizione difensiva chiamata inizialmente Linea Gotica, poi per un capriccio di Hitler questo nome fu cambiato in Linea Verde (Grune Line), ma nella nostra memoria era e rimarrà sempre la “Linea Gotica.”
Una serie ininterrotta di fortificazioni semipermanenti che andavano dal Canale Cinquale di Forte dei Marmi fino a Rimini, passando sulle posizioni e quote più impervie dell’Appennino.
Per la verità sul fronte adriatico, per adeguarsi alla potente spinta della VIII Armata britannica, la linea si sdoppiò in due: Linea Verde Uno e Due, ma sostanzialmente era quella…
Nel settore tirrenico, il “Sottosettore Valle del Serchio” aveva come città più strategicamente importante Barga.
Barga era stata il luogo di una importante riunione operativa dell’Asse.
Il 10 settembre, in una bella villa in Via Roma il Gen. Kesserling in persona aveva raccolto i vari comandanti di settore per impartire le istruzioni tattiche. In una sala addobbata con fiori freschi venne servito un pranzo sontuoso; credo che il cuoco e il fioraio attendano ancora oggi i soldi del conto…
Per disturbare l’avanzata delle truppe Alleate che il 5 settembre avevano occupato Lucca, vennero minati e quindi fatti saltare i vari ponti di collegamento, creando così degli imponenti ostacoli naturali che sicuramente rallentarono l’avanzata degli Alleati, ma in particolare complicarono non poco la vita degli abitanti.
Il 26 settembre alle ore 13 il comandante dei genieri tedeschi fece suonare le campane del Duomo per avvisare la popolazione, e come concordato, alle 13,35 una serie di boati segnarono definitivamente l’ingresso ufficiale di Barga in “zona di operazioni”.
I ponti saltarono tutti, dividendo in due la cittadina; rimase solo il piccolo ponte di Porta Macchiaia unico cordone ombelicale tra le due parti di Barga; non venne distrutto perché ritenuto di larghezza insufficiente per il passaggio dei mezzi militari. Le macerie dei ponti si sparsero oltre i Cappuccini, verso il Sasso e Bugliano.
Da Piazza Angelio fino al Giardino tutto era ricoperto da detriti.
I tedeschi poi fecero saltare anche il Ponte di Catagnana alle ore 15; nonostante l’attacco del distaccamento “Corsonna” della XI Zona dislocato principalmente sulla Pizza. I patrioti, avvisati che a Barga stavano saltando i ponti dai forti boati delle 13,35, si erano precipitati verso il Ponte di Catagnana per cercare di evitarne la distruzione. Arrivati a ridosso del “Mulin del Mocogni” sentirono la forte esplosione e un grosso masso cadde a pochi metri da loro…; i patrioti, dopo la lunga e impervia corsa, rimasero quindi piuttosto seccati di questa distruzione, e scaricarono gli Sten all’indirizzo dei genieri tedeschi posizionati sulla sponda opposta, i quali gentilmente risposero con qualche raffica, senza peraltro alcun risultato pratico stante l’eccessiva distanza tra le parti sparacchianti.
A Catagnana il distaccamento “Corsonna” aveva alcuni favoreggiatori; ce lo conferma un documento che “prega” il signor Rinaldi Arturo di Santino del Ponte di Catagnana di mettere a disposizione del Comando XI Zona il mulo, con basto.

I famosi “Diavoli” del Ponte di Catagnana, storici commercianti di carbone (da cui il soprannome “diavoli”) e di legname, gestivano una decina di bestie da soma utilizzate per il trasporto del materiale. Il nomignolo “Diavoli” derivava dal fatto che commerciando carbone, erano perennemente tutti con il volto e le mani un po’ oscurate dal pulviscolo di carbone.
Il documento è intestato ESERCITO DI LIBERAZIONE NAZIONALE – COMANDO XI ZONA con timbro tondo e datato 10 settembre 1944. E’ firmato da “Bortolo” Bondioli Bartolomeo di Sant’Anna a Pelago e controfirmato dal Comandante della XI Zona, Pippo.
La foto successiva raffigura due“Diavoli” di Catagnana. Arturo Rinaldi è il primo da destra, il padrone del mulo con basto del biglietto, poi il cugino Giulio Rinaldi, Mario Casci e Zelindo Gonnella zio di Luigi Guidi. I primi due sono “diavoli”.
Ma un altro documento, assai più importante della richiesta di un mulo con basto è recentemente apparso grazie alla ricerca della Dottoressa Sara Moscardini, Direttore dell’Istituto Storico Lucchese-Sezione di Barga.
In occasione del 70° della Liberazione di Barga la Dottoressa Moscardini ha trovato nel registro Comunale di Barga questa importante trascrizione della Giunta che “delibera” in maniera incontrovertibile la data della effettiva Liberazione della cittadina:
Il 9 ottobre 1944.

Due giorni prima della data spesso ricordata dell’11 ottobre, si era già insediato in Comune il Vicecomandante della XI Zona, “Tiziano”, come ci racconta precisamente Mons. Lino Lombardi in “Barga sulla linea gotica”, a pag. 44: “Lunedì 9 ottobre Tiziano prende possesso del Comune ed esercita le funzioni di capo. Il Segretario Baldacci verrà chiamato (leggiamo pure “costretto”) a dare il primo colpo di martello alla lapide (fascista) ricordo appesa alla Casa Comunale… “.
Mercoledì 11 ottobre finalmente arrivarono i brasiliani della FEB; c’è una bella targa murata nella volta di ingresso dell’Albergo Libano che ricorda l’evento e dove posizionarono il Comando.
Quindi l’11 ottobre 1944 è la data di arrivo dei soldati brasiliani, in una Barga già liberata dai patrioti della XI Zona.
Giusto per esser chiari, non sono molto le città liberate dai patrioti prima dell’arrivo degli Alleati; una è Genova ad esempio, poi Milano, Torino, Firenze, Bologna, Parma, Modena, Reggio Emilia, Piacenza, Cuneo, Bergamo, Brescia …e Barga.
Anche Bruno Sereni in “La guerra a Barga” riporta: “11 ottobre 1944. Vediamo giungere per la prima volta una numerosa pattuglia di soldati brasiliani”.
E ancora Sereni in “Barga Paese come tanti” a pag. 104 riporta: “Dalla montagna scesero a branchi le formazioni di partigiani. Presero possesso del Comune e andarono ad avvertire il Comando Brasiliano (a Fornaci ndr) che potevano avanzare perché di tedeschi non ce n’eran più”
I patrioti della XI Zona provenienti da Fornaci al mattino tardi del 8 settembre arrivarono a Barga, e si istallarono provvisoriamente sotto la Volta del Menchi, proprio dove erano conservati gli strumenti musicali della banda di Barga.
Procedettero ad effettuare alcuni arresti di elementi fascisti. Tiziano, il Vicecomandante della XI Zona, il giorno successivo, 9 ottobre si insediava nella Casa Comunale.
I tedeschi evidentemente non gradirono questa presa di possesso e nel pomeriggio di domenica 8 ottobre allungarono tre cannonate di grosso calibro su Barga, giusto per spiegar bene il concetto; un proietto cadde presso le Scuole Elementari Femminili, e gli altri due sulla Circonvallazione. Il giorno dell’ingresso dei brasiliani a Barga, l’11 ottobre fu anch’esso salutato dai tedeschi con una salva di cannonate; alle 11,45 ne arrivarono tre, in via Giannetti sulla casa del Sig. Antonio Piacentini, uccidendo la signorina Isabella… il secondo colpo arriva in via di Mezzo, al Sargentone facendo crollare la facciata di casa Salvi senza vittime, il terzo al Giardino, presso il Consorzio Agrario uccidendo Maria Agostini in Gonnella… di infarto moriva poco dopo anche Maria Barbi vedova Salotti…
Fu solo l’inizio di una lunga tragedia.
I bombardamenti d’ora in avanti si intensificheranno sempre più, provocando decine e decine di vittime. Distruggendo centinaia di abitazioni, acquedotti, strade. Arriveranno bombe da entrambi gli schieramenti.
Di artiglieria e d’aereo, e poi mine, trappole esplosive, mitragliate. Non mancò niente.
Nazionalità di fabbricazione diverse, dolore identico, tantissimo.
Un martellamento di cannonate continuo metodico incessante, distruttivo.
Barga vecchia viene pesantemente colpita, il Duomo sfregiato, Sommocolonia distrutta, la Chiesa di Albiano sventrata, Castelvecchio pesantemente minato, ecc.
Una squadra di ex-partigiani dopoguerra, per diversi mesi, procederà a recuperare i numerosi cadaveri sparsi nei boschi circostanti che ammorbavano l’aria con pericolo di epidemie!
A Sommocolonia l’ultima mina antiuomo l’abbiamo rimossa nel 2022 dietro il Monumento ai caduti! Praticamente in paese.
E’ ancora oggi un continuo susseguirsi di segnalazioni di ordigni inesplosi ai Carabinieri per il successivo intervento degli artificieri. Continuo e incessante dopo 80 anni ancora…
Quando il 28 dicembre sera, dopo lo sfondamento del fronte di Sommocolonia, una pattuglia di patrioti e inglesi arriva al Giardino, trova l’albergo incendiato e un trave del tetto che brucia ancora.
Barga diventa l’epicentro della Linea Gotica occidentale; irriconoscibile.
Ma stranamente dimenticata.
Ignorata dalla storiografia successiva, che, per una strana, squallida, e decisamente ingiusta volontà manipolatoria, assegna nel 2010 un altissimo riconoscimento formale di questa sofferenza solo ai 16 comuni della Garfagnana, escludendo Barga e altri comuni ugualmente meritori.
Incredibilmente viene distorta, plagiata, nascosta una realtà oggettiva che è di fatto una palese ingiustizia storica.
Viene plagiata e manipolata la Storia.
I comuni garfagnini, chi in maggiore, chi in minore misura (giacché la guerra non passò con la stessa intensità su tutto il territorio) hanno sicuramente sentito gli effetti del conflitto: il dolore, la distruzione, i lutti, i rastrellamenti, quindi è certamente doverosa anche per loro la Medaglia d’oro.
Ma aver escluso Barga da questa concessione è semplicemente ingiusto, ignobile, scorretto.
E’ una ingiustizia storica. Palese, grande come una montagna, scorretta come un tradimento.
Vergognosa come una infamità.
Nel Comune di Barga si combatte l’unica, vera, importante “battaglia” dell’intero settore della valle del Serchio, intesa come combattimento tra fazione opposte che si conclude con una importante cessione di terreno.
Gli altri combattimenti, pur importanti e cruenti, sono operazioni militari, combattimenti di incontro, scontri di pattuglie. Certamente importanti, dolorosi, cruenti, ma assolutamente non paragonabili come importanza strategica alla battaglia di Natale.
Barga rimane sette mesi sotto la pressione militare diretta delle forze dell’Asse e degli Alleati.
Subisce rastrellamenti continui, furti, sevizie, angherie, soprusi, violenze inaudite.
Mons. Lino Lombardi autorizzerà il prelevamento del legname per le casse da morto, perché ormai non ce ne sono più…
Non mi pare, onestamente e storicamente verificabile, che in alcuni comuni di cui sopra si sia verificata esattamente la stessa pressione.
Tutto qui.
E’ tempo di rimediare.
La motivazione della Medaglia d’Oro ai 16 Comuni recita tra l’altro…
“Trascinato nel vortice di una guerra crudele e devastante il popolo della Garfagnana con animo indomito sopportò fame, distruzioni, rastrellamenti, massacri, deportazioni, razzie ed ogni tipo di violenza, nei lunghi mesi dal settembre 1943 all’aprile 1945, …”
Perché la popolazione di Barga dal settembre 1943 all’aprile ’45 giocava a flipper ?
Una indagine storica oggettiva, reale, sincera, con dati facilmente acquisibili dimostra che la quantità di devastazione, di lutti, di caduti sono decisamente superiore a tutti gli altri.
Quindi questa verità storica richiede almeno la attribuzione dello stesso riconoscimento.
La Storia non deve essere distorta.
Ma rispettata.
Il dolore non cambia geograficamente; è per tutti uguale, come la dignità.
Ed è per il rispetto verso coloro che non ci son più, che hanno patito, sopportato e sofferto che deve essere tributata anche a Barga la Medaglia d’Oro al Valor Civile, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno.
Vittorio Lino Biondi


Alessandro Adami
8 Ottobre 2026 alle 14:41
Caro Vittorio Lino Biondi,
sono pienamente d’accordo con la tua proposta e richiesta, da parte delle Autorita’ competenti, di un riconoscimento e quindi assegnazione della Medaglia d’Oro al Valore Civile alla nostra Comunita’. Le motivazioni storiche reali causate da distruzioni, sofferenze e soprattutto i morti subiti, causa il fronte nella seconda guerra mondiale che passava da Barga e altri paesi, sono piu’ che legittime. A disposizione per quanto ritieni opportuno per avviare tale procedimento. Un caro saluto.
Alessandro Adami
Maria Stella Ghiloni
8 Ottobre 2026 alle 16:51
Maria Barbi vedova Salotti, morta di infarto l’11 ottobre ’44 era la zia di mio padre, che vissuto in quel periodo tra Barga e Fosciandora, alcuni fatti riportati nell’articolo li ricorda e me li ha raccontati.