Un movimento di cittadini e cittadine per la tutela del verde a Fornaci ci ha inviato questo comunicato che pubblichiamo integralmente:
Mercoledì 30 Settembre, l’Organismo Nazionale Difesa Alberi – ONDA – (una importante rete di quasi 200 gruppi, comitati e associazioni in difesa del patrimonio arboreo, che sta effettuando una serie di incontri con il Ministero dell’Ambiente per la revisione dei CAM – Criteri Minimi Ambientali – e per modifiche alla legge sul Verde Urbano e che ha anche partecipato alle consultazioni alla Camera dei Deputati per il Piano Nazionale di Ripristino della Natura), questa organizzazione ha inviato una PEC, indirizzata al Comune di Barga, al progettista Del Checcolo e alla Soprintendenza, nella quale si esprimono forti perplessità riguardo al taglio di 8/11 alberi sani e adulti previsto dal progetto di rifacimento di Piazza IV Novembre, taglio che – scrive ONDA nella PEC – “non sembra avere nessuna motivazione consistente”.
Da un’attenta analisi del progetto infatti, l’abbattimento degli alberi appare motivato UNICAMENTE da scelte progettuali e senza il supporto di una relazione agronomica che attesti un loro ammaloramento; ciò, oltre a comportare la distruzione di quella piccola oasi verde di socialità che è collocata all’angolo sinistro della piazza, intorno alla fontanella, appare un’operazione del tutto scelerata, in considerazione dell’aumento delle temperature che stiamo vivendo e sicuramente in controtendenza rispetto alle politiche ambientali perseguite dall’ Europa.
ONDA, nella sua lettera, afferma che la scelta del taglio “è inaccettabile, poiché la presenza di alberi adulti in un luogo così frequentato è una ricchezza indispensabile al benessere reale della cittadinanza e non ripristinabile, per ovvi motivi, se non dopo 20-30 anni”.
Da queste preoccupazioni è nato, nelle scorse settimane, un movimento di cittadini che ha avviato due raccolte di firme, una su carta e una on-line (che si può firmare qui https://www.change.org/petizione_PiazzaIVNovembre_FornacidiBarga), entrambe ancora in corso, per chiedere con forza che non si facciano questi abbattimenti.
Il fatto poi che il progetto preveda di ripiantare 12 alberelli da vivaio al posto degli 8 alberi adulti sani che si vogliono abbattere non costituisce una rassicurazione per i cittadini: i nuovi alberi infatti, da capitolato, avranno una circonferenza di 18-25 centimetri (pari ad un massimo di 8 centimetri di diametro) e saranno quindi come tante “canne da pesca” caratterizzate, oltretutto, da un alto rischio di non attecchire (da fonti ONDA: a causa delle alte temperature riescono a sopravvivere solo 1/3 delle nuove alberature).
Purtroppo, spesso i render urbanistici non sono affatto oggettivi: per avere l’immagine realistica della nuova piazza per il prossimo ventennio dovremmo allora fare lo sforzo mentale di immaginare, al posto delle verdi chiome del render progettuale, degli alberelli simili a quei cinque piantati lungo via della Repubblica nel nuovo marciapiede di fronte all’Eurospin; questo nella migliore delle ipotesi in quanto, per problemi di budget, si potrebbe ricorrere invece alla piantumazione di alberelli più piccoli (vedi parco Menichini).
La PEC inviata da ONDA al Comune di Barga e alla Soprintendenza rileva che “un progetto urbanistico, al giorno d’oggi, con estati che vedono temperature elevate insostenibili per giorni e notti consecutive che non permettono di fatto la vita all’aria aperta, DEVE essere in grado di adeguarsi alla realtà e PRESERVARE ogni grande albero esistente”. Sempre in quella PEC, ONDA richiama poi “il recente Regolamento UE Nature Restoration Law 2024/1991 (già vigente dall’Agosto 2024, di cui si sta elaborando il Piano Nazionale di Ripristino PNR)”, il quale, “all’art. 8 -ecosistemi urbani- VIETA la riduzione di spazi verdi e COPERTURA ARBOREA nel periodo 2024-2030, copertura arborea urbana già monitorata (sistema COPERNICUS) in riquadri di 10 x 10 mt”. Dunque, “se ci saranno perdite percentuali di copertura, il ripristino sarà molto impegnativo, non potendo limitarsi alla sostituzione dei “fusti” ma del “volume di chioma“, il che significa un rapporto di 1 a 6-41 (Nowak-Aevermann 2019), con probabili procedure d’infrazione a carico dei Comuni, dato che il D.Lgs 80/2026 individua gli enti locali come responsabili dell’attuazione del suddetto regolamento”.
La PEC di ONDA prosegue poi sottolineando che “l’area interessata, piazza storica esistente da oltre 70 anni, è tutelata ope legis con vincolo culturale (DL n. 42/2004 e s.m.i.) e qualsiasi intervento necessita di parere o addirittura nullaosta dalla Soprintendenza”, che non crediamo sia stata interpellata nonostante nella piazza sia presente un obelisco risalente ad oltre un secolo fa, catalogato nel Codice dei Beni Culturali.
Va detto infine che l’autodichiarazione DNSH (Do Not Significant Harm) presente nel progetto, cioè la dichiarazione che il progetto non prevede danni all’ambiente, per i motivi sopra detti, sembra proprio non stare in piedi: manca dunque un presupposto essenziale per l’erogazione di Fondi PNRR su cui si fonda il progetto? Sicuramente quest’ultimo aspetto sarà motivo di approfondimento da parte nostra con il supporto di ONDA.
Per concludere, ci rivolgiamo direttamente alla Sindaca, alla quale abbiamo richiesto ufficialmente un incontro, affinché si faccia carico della motivata preoccupazione dei cittadini e si adoperi a mantenere tutti gli alberi esistenti; ricordiamo infatti che secondo la sentenza della corte di Cassazione 10064/2026 IL SILENZIO DEL PRIMO CITTADINO NON E’ NEUTRALE perchè – come recita la sentenza – “quando un Sindaco, di fronte a un progetto palesemente impattante, sceglie di non intervenire, di lasciar scorrere i termini, di non usare il peso del proprio ruolo per fermare la macchina procedimentale, sta assumendosi una responsabilità ben precisa: reato art. 734 c.p. alterazione o deturpamento di bellezze naturali”.


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