Pietro Tallinucci e l’Arciconfraternita di Misericordia di Barga (prima parte)

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(Premessa)

Quest’anno 2020, il 22 novembre, ricorrevano i 200 anni dalla nascita del Dott. Pietro Tallinucci, detto “il Pacchi”. Parrebbe che questo soprannome gli venisse per un’eredità ricevuta dal celebrato storico garfagnino Mons. Domenico Pacchi (1733 – 1825), un particolare che nel suo vero non è mai stato chiarito. Ciò lo possiamo leggere nella biografia del grande medico stilata dallo storico di Barga Pietro Groppi, esattamente nella sua Guida di Barga del 1901, laddove parla, appunto, della famiglia Tallinucci.

Sappiamo solo che Domenico Pacchi avrebbe voluto insegnare a Barga ma questo suo desiderio non risulta che fu esaudito. Sullo stemma dei Tallinucci che è sull’omonimo palazzo che dà su piazza Ser Barghesano, infatti, si può vedere che nella parte superiore l’immagine del presunto casato di Mons. Domenico Pacchi, dove si vede il galero con sei nappe che contornano una torre, mentre nella parte sottostante c’è una T, a sinistra, cioè, l’iniziale della famiglia Tallinucci, invece sulla destra il giglio di Francia.

Chi scrive è Pier Giuliano Cecchi, vice governatore di quest’Arciconfraternita di Misericordia e dove siamo virtualmente è la sua sede. Qui, oltre cento anni fa, ha agito in vari ruoli e più volte anche in quella di governatore, il Dott. Pietro Tallinucci e va detto che quando morì il 16 novembre 1884 era nella sua carica, appunto, di governatore. Per tutta la presente Misericordia, quindi, è doveroso ricordarlo ed io sono qui a farlo con questo intendimento e mi piace pensarlo presente, per ora vicino a me ma poi, e me lo auspico, che con lo scritto lo sarà anche voi tutti lettori.

In pratica, da quest’idea di vederlo qui con noi in questa sede, seduto su una di quest’antiche sedie che ci parlano degli anni del Tallinucci, noi ripercorreremo il suo cammino. Ovviamente non potremo essere esaustivi del tutto, però, ci piace farlo da qui, pensando di essere affacciati a una delle finestre che guardano lontano, il Mondo, così come fece tantissime volte anche Tallinucci. Lui sognava l’Italia Unita e lo fece anche con il braccio, studiava il modo migliore di praticare con pubblica utilità la sua arte medica, pensava a fare il bene e a come poter dare un concreto aiuto ai suoi concittadini, e allora, con queste idee che solleticano non poco la fantasia, noi  iniziamo il nostro racconto e non è cosa da poco pensare che siamo all’interno della più vecchia istituzione associativa del Comune di Barga che in questo 2020 festeggia i suoi 203 anni di vita.

Prima d’iniziare a parlare del dott. Pietro Tallinucci, di dare corpo in parole a questo excursus storico sul personaggio, pensiamo sia utile e necessario far capire cosa sia stata ed è questa istituzione e come nacque o meglio rinacque qui a Barga or sono 203 anni fa. Questo per entrare più direttamente nel merito di questa chiacchierata storica che mi affascina moltissimo e così riuscire a inquadrare in questo sodalizio il nostro dottor Pietro Tallinucci.

Diciamo allora che il Comune Barga, come tutti sapranno, per più di cinque secoli, dal 1342 sino al 1859, è stato sotto Firenze, città in cui nacque la prima misericordia italiana nel 1244. Facile capire che a Barga la Misericordia, quale utilissima pratica sociale, non direttamente per quanto detto ma da questa storia sospinta, entrasse come idea nella coscienza collettiva.

Per Barga la memoria più antica di una specie di Misericordia, intesa come aiuto nel soccorrere in vita e nel trapasso alla morte, la possiamo far risalire allo Statuto di Barga del 1360, dove a un certo punto si sancisce che l’Operaio del Duomo di Barga dovesse dare per ogni morto un “sudario di quattro braccia” metri 2,40. In questo periodo chiese o oratori dentro il Castello di Barga non sappiamo quante fossero, ma pensiamo che forse l’unica chiesa fosse il Duomo e qualche oratorio, quindi resta facile capire che l’Opera del Duomo avesse tra i suoi ruoli il compito di Misericordia, con San Cristoforo nel ruolo di traghettatore delle anime.

In seguito, fondate altre chiese e oratori, si pensa dalla metà del secolo XV in poi, a Barga ogni compagnia addetta al suo luogo pio, in qualche misura svolgeva anche funzioni di Misericordia per i propri associati, in vita e poi al trapasso, seppellendoli nelle proprie chiese. Tra questi luoghi però ce n’erano almeno due in Barga maggiormente attrezzati rispetto alle loro compagnie per tale funzione. Una era la compagnia accolta nella sacrestia della chiesa dei frati di Sant’Agostino che, entrati in Barga l’anno 1360, poi ebbero convento e chiesa in piazza santa Maria Novella, Ajaccia, oggi piazza Angelio. La compagnia che operava come Misericordia era detta Compagnia della Beata Vergine. Questa è ricordata anche nella visita pastorale che il Vescovo di Lucca Guidiccioni fece l’anno 1621 ma anche prima. Nelle due occasioni il presule visitante ripete alla Compagnia che nelle sue pubbliche funzioni di soccorso, sepolture e altro, ogni partecipante dovesse calarsi sul volto la buffa o cappuccio.

L’altra chiesa, o meglio oratorio, era quella del SS. Crocifisso, dove operava una Compagnia dei Battuti della Croce, poi tramutatasi in compagnia dei Bianchi. Al SS. Crocifisso nacque una Compagnia, propriamente detta di Misericordia, allorché la chiesa fu aggregata l’anno 1610 alla Compagnia di San Marcello in Roma, così come recitano successivi impegni di soccorso svolti nello stesso secolo e che si dicono, appunti, attuati dalla Misericordia del SS. Crocifisso.

Per la storia della Compagnia della Beata Vergine ospitata nella sacrestia della chiesa di Santa Maria Novella dei frati di Sant’Agostino va detto che questa cessa di esistere in questo luogo quando nel 1782 ci fu la soppressione del Convento e relativa chiesa. Da indizi documentari pare che fosse stata incamerata nella Misericordia del SS. Crocifisso che nella chiesa era un solo corpo con la Compagnia dei Bianchi, ossia avevano il solito Governatore. La Compagnia dei Bianchi, direttamente impegnata per la chiesa era così tanto attenta agli sviluppi edilizi e degli interni e così, occorrendogli risorse economiche, aveva compresso ogni ambizione misericordiosa della sua stessa Compagnia di Misericordia.

Questo esserci ma non fare durò sino a che, correva l’anno 1817, in Barga, come in tutta la Toscana, non scoppio il morbo del Tifo Petecchiale, talmente in modo drammatico che parecchie furono le morti. Da quest’accadimento nacque l’esigenza, la necessità di far rinascere la Misericordia e questa fu una decisa volontà del governo granducale della Toscana diretta alla Comunità di Barga, assieme alla richiesta di fondare un Lazzaretto nell’ex convento di San Francesco. Cessata la peste, il Granduca di Toscana Ferdinando III chiese ai maggiorenti barghigiani cosa avesse potuto fare per ricompensare la Misericordia. Interpellata, partì da Barga la richiesta di essere esentata dalle tasse al momento di ricevere lasciti. In ciò non fu accontentata ma gli fu concesso il diritto di fregiarsi dei soliti distintivi usati dalla Misericordia di Firenze, la prima sorta in Italia e come essa di potersi appellare Arciconfraternita; inoltre, dato che già avevano preso avvio i camposanti a sterro, che l’Arciconfraternita di Misericordia di Barga, come segno distintivo e di prestigio, potesse continuare a inumare i suoi confratelli negli abbandonati Avelli del Duomo di Barga, che stavano sul fianco sud della chiesa. Questa storia delle sepolture negli Avelli del Duomo di Barga sarà una storia che vedrà in campo anche il dott. Tallinucci quando diverrà Governatore della presente Misericordia, la più antica istituzione del Comune di Barga.

Qualcuno potrebbe domandarsi: perché se la Misericordia è rinata al SS. Crocifisso oggi è qui alla chiesa di San Felice? Ebbene, perché al SS. Crocifisso la sua funzione era schiacciata dalla Compagnia dei Bianchi direttamente interessata alla chiesa, che la faceva da padrona, annichilendo la Misericordia. Ci fu allora un nuovo e deciso intervento granducale, sempre interessato ad avere in Barga un’efficiente Misericordia e così il 28 agosto 1835 arrivò una lettera al Vicario di Barga in cui comunicò la decisione dello spostamento dell’Arciconfraternita di Misericordia dal SS. Crocifisso alla ex chiesa della Compagnia dei Cappotti, quella di San Felice dove siamo. Questa chiesa era caduta nelle soppressioni granducali di fine Settecento, così fu venduta e acquistata dal barghigiano professore universitario a Pisa Teodoro Verzani, che aveva il suo palazzotto di famiglia in stile toscano attaccato per un lato alla stessa chiesa, la quale fu rilasciata in questi 1835 dai suoi figli o nipoti in uso alla stessa Misericordia che qui, per i suddetti ordini superiori, fu costretta a spostarsi.

Qui per ora qui mettiamo un punto e con il prossimo articolo parleremo più direttamente del Dott. Pietro Tallinucci visto dall’interno dell’Arciconfraternita di Misericordia di Barga.

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