Pietro Tallinucci e l’arciconfraternita di Misericordia di Barga (seconda parte)

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Iniziando a parlare di Pietro Tallinucci intanto va detto che era nato a Barga il 22 novembre 1820, esattamente 200 anni fa da Antonio e Marianna Micheli di Vitiana. L’anno precedente era nato suo fratello Gaetano, che diverrà avvocato e sarà la mente politica degli ottocenteschi patrioti Tallinucci e barghigiani che avranno la maggiore espressione in Antonio Mordini. Nel 1825 nascerà l’altro fratello Luigi. Tutti e tre saranno molto attivi per l’Unità d’Italia. I tre fratelli Tallinucci nel settembre 1825 rimangono orfani del padre e saranno guidati dalla madre, una persona di grande e squisita cultura: pittrice, poetessa, musicista che suonava il pianoforte, l’organo e la chitarra francese. Come membro dell’Accademia Letteraria Bargea intitolata all’Angelio, Pietro Angeli, qui leggeva le sue composizioni poetiche.

Sin dall’antico, tra i secoli XVI e XVIII, gli ascendenti di Pietro Tallinucci fecero parte della Misericordia della Beata Vergine stabilita nella sagrestia della chiesa dei frati di Sant’Agostino: Tallinucci Domenico, Tallinucci Bartolomeo, Giuliano, Giuseppe, Iacopo, Michelangiolo e Paolo. Quanto detto serve per renderci conto che quando l’anno 1836, il sedicenne Pietro Tallinucci, assieme al fratello diciassettenne Gaetano e la zia Santina moglie dello zio speziale Giulio Tallinucci, s’iscrisse a questa Misericordia, ben sapeva quale fosse uno dei suoi compiti, cioè, almeno di continuare con vivo slancio la bella tradizione familiare. Come nota personale di Pietro Tallinucci qui si ricorda che questi sono anche gli anni della sua affiliazione alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.

Nel 1839 si ha l’iscrizione alla Misericordia anche di un cugino di Pietro, figlio di Santina e dello zio Giulio, di lui più giovane di tre anni, cioè, Roberto Tallinucci che era nato nel 1823. Questi aveva un carattere capriccioso e più volte il sedicenne è ripreso dal Governatore perché nei servizi non adotta in toto il vestiario della Misericordia. Dopo sette anni, nel 1846, decide di cancellarsi perché ha inizio il suo percorso patriottico che lo porterà nel 1848 a volersi arruolare per combattere sui campi lombardi nella Prima Guerra per l’Indipendenza Italiana ma fu riformato per miopia e si rifece avanti nel 1849 entrando nel Battaglione Ferrucci, rimanendo a Firenze fino alla caduta del Governo Provvisorio Toscano che si ebbe per mano degli Austriaci. Da qui mosse verso Livorno, dove nella città era stata organizzata l’ultima difesa toscana contro “l’austriaco”, ma la resistenza fu inutile e l’11 maggio di quell’anno, Roberto Tallinucci, fu fucilato.

Andando avanti vediamo che Pietro Tallinucci, con il fratello Luigi, inizia a essere attivo in questa Misericordia nel 1843, a ventitré anni, facendo parte dei servizi prestati al pubblico. Sono gli anni in cui, è ancora studente universitario a Pisa e come tale, sin dal 1841, ha già avuto esperienze politiche negli ideali della Giovine Italia “Agitatevi ed agitate” e per questo, come vedremo sotto, sarà espulso dalla Facoltà di Medicina, continuando i suoi studi  all’Università di Siena, qui arrivando alla laurea in Medicina e Chirurgia nell’anno 1844.

Perché fu espulso dall’Università pisana? Perché fu additato come uno dei più convinti alla causa della libertà italiana. Successe che l’anno 1841 ci fu una spiata che avesse organizzato, come uno degli universitari “usserini”, cioè frequentatori del Caffè dell’Ussero, una solenne fischiata al teatro Verdi di Pisa contro un attore che aveva palesemente sbeffeggiato nei loro ideali italiani gli studenti e per ciò arrestato e poi liberato dopo qualche giorno ma certamente con la clausola del suo allontanamento dalla Facoltà di Medicina. Al Caffè dell’Ussero circolavano i giornali clandestini come “La Giovane Italia” e altri, ma dopo il caso Tallinucci, gli studenti lo boicottarono perché si disse che fosse partita da lì, dai proprietari dalle orecchie lunghe, la soffiata alla polizia e che il capo della studentesca protesta fosse stato un tal Tallinucci detto “il Pacchi”, che vien da Barga in Garfagnana.

Dopo che ebbe raggiunto la laurea ecco che l’anno 1845 frequenta un corso alla Scuola Medico-Chirurgica di complemento e perfezionamento di Firenze, presso l’Arcispedale di Santa Maria Nuova, con il patriota dottor Andrea Ranzi (1810-1859) e Giorgio Regnoli (1797-1859) e lì spera anche di restare a prestare il suo servizio medico, ma eccolo tornare a Barga. Qui, nella sua casa, probabilmente in via del Pretorio, ancora esistente, dove spicca lo stemma di famiglia, al piano terra allestisce una o due stanze dove visita e opera i pazienti, tenendo a ricovero chi non fosse potuto tornare immediatamente a casa. Quest’opera di vera e attiva Misericordia la ricorda Pietro Groppi nella sua Guida di Barga del 1901.

Come in tutt’Italia, quando giunge a Barga, Granducato di Toscana, il 1848, ecco che il nostro Pietro già laureto in Medicina, partecipa alla Prima Guerra d’Indipendenza contro l’Austria, giungendo sui campi lombardi sul finire di quella sfortunata ma gloriosa e sacrosanta impresa.  Questa sua partecipazione ai destini agognati dall’Italia, seppur repressa nella definitiva sconfitta del 1849, non gli arrecherà disturbi nella Misericordia di Barga, anche e seppur con altri avesse compiuto in loco delle gesta contro il filo-austriaco proposto di Barga don Valentino Bientinesi, sassate alle finestre della canonica, con vetri rotti e volantini sparsi per il paese con delle dichiarate minacce di morte a lui, al suo cappellano e a tutti i loro seguaci. Questo perché il Proposto da sempre e sino alla morte che avverrà circa venti anni dopo, nei fatti si mostrava palesemente contrario all’Unità d’Italia che avrebbe messo in crisi il potere temporale della Chiesa, avversando anche a chi lottava per quest’aspirazione. Tra l’altro il proposto era anche uno dei Conservatori della Misericordia assieme ai pro-tempore Vicari inviati a Barga dal Granducato di Toscana, ma deve subirlo l’attivismo politico di Pietro Tallinucci, anzi, assistere al crescere del suo prestigio in seno alla stessa Misericordia. Del resto l’idea dell’Unità d’Italia era convinzione comune a ogni livello e, seppur non di tutti, comunque, tanto da consigliare a chi fosse stato avverso, delle manovre politiche e repressive molto attente, cioè, di usare i piedi di piombo. Del resto, ancora oggi possiamo sentir dire: va a finire che scoppia un quarantotto, segno evidente che allora accadde qualcosa di veramente drammatico, un’evenienza che a tutti consigliò prudenza e non solo in Italia ma in tutta Europa.

 

Che cosa accadde, nel reale e quali furono i risultati a Barga tra i liberali e il Proposto lo diciamo in due parole: l’Arcivescovo di Pisa, vista la mal parata per la Parrocchia di San Cristoforo di Barga, le sassate ed anche le minacce di morte al Proposto e al suo cappellano don Luigi Tommasi, in questo 1848, allontana dalla sede prima l’uno e poi l’altro. In sua vece manda dalla Diocesi di Pisa Padre Bernardino da Siena, un francescano che era cappellano degli Spedali Riuniti di Pisa, questo dal 1848 e parte del 1849, che subentrerà al Bientinesi anche nel suo ruolo di Conservatore Perpetuo della Misericordia.

 

Sono questi gli anni in cui si cerca, stimolati dal neo Dott. Tallinucci e dalla sua già espressa opera umanitaria, di dare inizio a un Ospedale a Barga (quello odierno), cui era contrarissimo il Bientinesi, questo per non dare filo da tessere ai progressisti ma che ora vede a favore il suo vicario spirituale Padre Bernardino da Siena. Che egli andasse incontro alle aspirazioni dei liberali e progressisti di Barga, certamente fu un consiglio datogli dall’Arcivescovo di Pisa e questo per rendere più tranquilla la lontana e importante parrocchia, pensando anche al futuro rientro del Bientinesi. In pratica, entrato Padre Bernardino nei suoi poteri di Vicario Parrocchiale, anche per stemperare le tensioni politiche di quegli anni e soprattutto gli animi dei progressisti locali, in alcune stanze dell’ex convento di San Francesco, ovviamente in accordo con il Comune di Barga che quegli ambienti aveva concesso in comodato d’uso alla Parrocchia, dette il via al primo nucleo dell’attuale ospedale intitolato allo stesso Santo: San Francesco.

 

L’Ospedale era anche una delle convinte idee della Misericordia di Barga, sin da quando nel 1817 fu rifondata per fare fronte al morbo petecchiale, partecipando con il Comune alla costituzione di un Lazzaretto nel soppresso convento di San Francesco che, passata l’epidemia, non fu possibile lasciarlo in essere come ospedale. Così avrebbero voluto i barghigiani, un’idea rimasta tra la gente e ora che siamo al 1849, finalmente si sta realizzando grazie allo stimolo dei progressisti e soprattutto del Vicario Parrocchiale, ma anche e certamente grazie al Dott. Pietro Tallinucci le cui qualità mediche e chirurgiche, si stanno facendo largo tra la gente e anche nei paesi al di fuori della Vicaria fiorentina di Barga, cioè nel lucchese e modenese.

L’Ospedale sorgerà come Ospizio nella primavera del 1849 e il primo medico e direttore sanitario sino alla morte che avverrà l’anno 1884, sarà proprio il Dott. Pietro Tallinucci. Le sue referenze sono ottime sia come Ortopedico, che Chirurgo e soprattutto come Ginecologo che negli anni successivi lo porterà all’attenzione italiana per due casi operati di “Fistola Uretro-Vescico-Vaginale”, pubblicati a Bologna l’anno 1870, felicemente condotti al positivo risultato con un sistema di sua invenzione. Per dire della sua valenza medica, prima di questa pubblicazione, diremo scientifica, aveva portato a conoscenza della scienza medica italiana, tramite il Dott. Ferdinando Verardini, alcuni casi di parto forzato in morte incinte o in procinto di esserlo, ciò in opposizione all’operazione cesarea. Tra questi il caso di una donna di Trassilico, al cui capezzale, dal medico condotto del paese Michele Andreini, fu chiamato il Dott. Tallinucci, affinché giudicasse e intervenisse per farla partorire e tutto fu eseguito con esito positivo. Vediamo allora a seguire come il Dott. Tallinucci descrisse al Dott. Verardini questo suo intervento nella pubblicazione “Memorie dell’Accademia delle Scienze (mediche) dell’Istituto di Bologna, Gamberini e Parmeggiani, Bologna, 1861”.

 

Qualche anno fa riceveva una lettera dell’amico e collega Dott. Michele Andreini, Medico Condotto a Trassilico nella Garfagnana, con la quale m’invitava ad andare in quel luogo per tenere consulto intorno ad una grave malattia sviluppatasi a certa Lucia Rebechi, in età di anni 35, di buona salute, nel nono mese circa di gravidanza, e di condizione contadina.

Recatomi sul luogo, e al letto dell’ammalata col predetto mio collega, e con il di lui fratello Carlo, chirurgo, trovammo la inferma in uno stato assai grave. Giaceva supina, con il corpo come abbandonato a se stesso, con le spalle molto elevate, in preda di una angosciosa sofferenza e minacciata da soffocazione; era di temperamento linfatico; fu madre di quattro figli che partorì felicemente: tornata ad essere incinta provò fino nei primi mesi delle insolite inquietudini, divenne clorotica, con edema alle estremità inferiori, manifestando nel progresso della sua gravidanza uno sproporzionato sviluppo del suo ventre, il quale non stava in rapporto con l’aumento proprio all’andamento ordinario della gravidanza; per lo che fu creduto che questa fosse associata all’idrope.

Dietro di che, ripetuta scrupolosamente ogni indagine per costatare la gravidanza, la quale non lasciava più alcun dubbio, e potendo eliminare che il versamento fosse nel sacco peritoneale, si stabilì molto probabilmente doversi trattare di un idrometro, la quale per il notabile sviluppo che aveva portato all’utero, comprimendo la cavità toracica, ne diveniva a diminuire la sua capacità, da compromettere i visceri in essa contenuti in modo, da minacciare l’inferma di una imminente soffocazione, giacché i polsi erano piccoli e sfuggevoli, respiro corto, interrotto e stertoroso, la fisionomia languida ed abbattuta, con sopore.

In questo stato così allarmante credei vana ogni terapeutica indicazione a quell’infelice, alla quale erano già stati amministrati gli ultimi Sacramenti della Chiesa. E vedevasi chiaramente che non rimanevano a essa che poche ore di vita; pur nondimeno per non lasciare nulla d’intentato, e riflettendo che quella morte avveniva per le condizioni dell’accresciuto e sproporzionato aumento dell’utero, proposi lo svuotamento del medesimo per mezzo di parto forzato, al che (annuendo anche i Medici consulenti) mi accinsi, ed esegui nel modo ordinario; e già indicato; con l’eventualità però, che rotto il sacco delle acque si ebbe uno straordinarissimo sgombro delle medesime, le quali furono calcolato circa 30 libbre. Il feto che estrassi era di sesso0 maschile, vivo e vegeto, che fu subito battezzato e in grado di essere portato nel giorno successivo, alla cerimonia alla Chiesa.  

La madre si ristabilì mediocremente, ma negli anni successivi andò soggetta a nuovi versamenti saccati nel basso ventre, e precisamente alla regione dell’ovaia, per cui nel corso di tre anni, è stata operata tre volte di paracentesi, con esito felice, dal suddetto collega Carlo Andreini. 

 

Siamo andati un poco avanti ma ora, tornando indietro ai moti del 1848, abbiamo detto che non gli arrecarono pregiudizi all’interno della Misericordia, questo sia al Dott. Pietro Tallinucci, come agli altri due fratelli, anzi, l’avvocato Gaetano, che era stato capo della sassaiola al Proposto Bientinesi e al suo cappellano, seppur incarcerato per qualche giorno, ecco che lo troviamo nominato per il 1849 quale vice governatore della Misericordia. Il governatore eletto era il dott. Michele Aguzzi e qui va detto che i due erano anche parte attiva nel Circolo Politico Popolare di Barga. Ovviamente la Misericordia, che era quel sodalizio che aveva a cuore le sorti dell’umanità, certamente per essere efficiente aveva bisogno di tutte le persone valide sia manualmente come intellettualmente. Così si mostrò e fu tollerata nei suoi giusti intendimenti. (fine della seconda parte – segue)

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