Processo partecipativo sul gassificatore, ad ottobre le consultazioni con la cittadinanza. Ecco le indicazioni emerse

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Mercoledì 18 settembre presso  l’aula Magna dell’ISI di  Barga c’è stata una assemblea pubblica di aggiornamento (la cosiddetta assemblea intermedia)  del processo partecipativo “Tutti nella stessa Barga” promosso dal Comitato “Insieme per la Libellula” con il sostegno dell’Autorità regionale per la Garanzia e la Promozione della Partecipazione della Regione Toscana.

La  serata ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani e del Sindaco di Barga Caterina Campani.

La finalità del processo partecipativo è quella di creare spazi di discussione aperti alla popolazione locale per l’elaborazione di un documento che conterrà le raccomandazioni dei cittadini in merito al progetto di realizzazione dell’impianto di gassificazione presentato dall’azienda KME Italy. A questo passaggio si arriverà adesso dopo aver elaborato un report frutto delle interviste realizzate nella prima fase del processo; report che fissa alcune problematiche e riflessioni che dovranno diventare lo spunto del lavoro che poi riguarderà un campione della popolazione.

 

Da più parti, nel corso della serata,  sia da Paola Ginestri del Comitato Insieme per La Libellula che dal sindaco di Barga Caterina Campani, è stata auspicata la possibilità di riaprire un dialogo con KME; KME che peraltro non ha voluto nominare il suo rappresentante all’interno del comitato di garanzia del processo partecipativo, ma che tutti, a cominciare dal coordinatore di tutto il procedimento, il facilitatore dott. Matteo Garzella, si augurano possa prima o poi prendere parte al procedimento per avviare un confronto serio e costruttivo

Per il sindaco Campani comunque la strada segnata resta la solita: “Dobbiamo lavorare per arrivare ad un rilancio dell’azienda che tutto riconosciamo importante, ma lo dobbiamo fare in un modo condivisibile e sostenibile. Tutto questo passando da un deciso no al pirogassificatore e ad un impegno per individuare soluzioni alternative”.

Sulla necessità di dialogare ha insistito anche la Ginestri, purché lo si faccia sul raggiungimento di una soluzione alternativa e su un ragionamento serio su una economia circolare vera e non quella più volte ribadita dall’azienda: “Quelle previste da KME – ha detto – sono solo pratiche di simbiosi industriale con le industrie cartarie”

 

Il facilitatore Garzella ha poi illustrato il lavoro svolto nel processo partecipativo dal maggio al luglio scorso e che nella successiva fase si concentrerà su una maggiore partecipazione della cittadinanza che dovrà produrre gli indirizzi e le raccomandazioni da presentare all’azienda e che sono il lavoro finale del processo partecipativo.

In questi mesi il lavoro principale sono state le interviste realizzate ad alcuni stakeholder, elementi portatori di interesse, in un modo e nell’altro, da una parte all’altra: da esponenti di associazioni a componenti delle RSU di KME. Le interviste hanno permesso di stilare un report sul punto di vista della comunità che nella sua versione

 

Gli stakeholder

Sono stati individuati a palla di neve partendo da una lista individuata dal comitato di garanzia del processo partecipativo;  poi sono stati aggiunti altri soggetti indicati dagli intervistati stessi.

Il report che ne è nato servirà per pianificare la successiva fase deliberativa; sono stati cioè individuati i temi sui quali si concentrerà l’analisi è la discussione degli attori principe, la cittadinanza, del processo partecipativo.

In totale sono state effettuate 23 interviste mentre sono stati contattati 28 stakeholder (3 hanno rifiutato e 2 sono risultati sempre irreperibili).

 

I temi emersi

Dalle interviste sono emersi alcuni temi principali (indicati anche con la percentuale), che sono alla base del report finale redatto poi dal facilitatore..

  1. KME e la comunità locale

Per il 69% degli intervistati l’azienda ha avuto un ruolo importante nello sviluppo economico e sociale della Valle. Questo anche nella realizzazione di servizi pubblici.

 

  1. Indebolimento rapporto affettivo

Con il passaggio dalla famiglia Orlando alle nuovi compagini industriali si è persa per il 21 per cento degli intervistati quell’attenzione che la famiglia aveva per il territorio.

E’ emerso poi per il 17% che la riduzione dei posti di lavoro nell’azienda e lo sviluppo di altri settori di impiego ha fatto perdere all’azienda stessa il ruolo di assoluta centralità nel territorio.

  1. Frattura nella comunità locale

La notizia di creare questo impianto ha creato forti tensioni all’interno della comunità (30%). È ipotizzabile che questo sia dovuto anche al modo in cui ė stata trasmessa da KME l’informazione sul progetto (mancanza di incontro pubblico preventivo)

  1. Come si ė appresa la notizia

Il passaparola (34%) e la stampa locale (34%). Poi i social media (8) e rappresentanti comunali (8)

Riflessione generale sulla carenza di informazione e di trasparenza da parte di KME almeno nella fase iniziale (26%)

L’attività della Libellula ha inoltre garantito un maggiore approfondimento.

  1. Reazioni comunità locale

Forte allarme all’inizio (60%). L’azienda si ė dimostrata poco propensa al confronto e al dialogo (60) in seguito all’ampia mobilitazione che ne ė seguita

  1. Rilancio dello stabilimento

Il progetto serve per la riduzione dei costi energetici  (56%)

Espresse alcune obiezioni:  mancanza di fiducia nei confronti di un piano industriale che nel corso degli ultimi anni ha incluso progetti giudicati discutibili e mai realizzati, vedi idroponico ( 39%).

Timore che il core business possa diventare solo lo smaltimento dei rifiuti (34%).

  1. Effetti positivi

Maturità delle popolazione che ha risposto con grande partecipazione e modo attivo alla mobilitazione (43%).

La partecipazione della cittadinanza avrebbe anche cmportato maggiore assunzione di coscienza  nei riguardi della ricchezza e delle potenzialità del territorio locale (17%).

  • Presunte ricadute dell’impianto

Inquinamento e effetti sulla salute (60%).  Disincentivo per lo sviluppo del turismo (43). Aumento traffico mezzi pesanti (26). Controlli e manutenzione dell’impianto (21); Svalutazione degli immobili (13). Effetti negativi su commercio locale (13). Minaccia per agricoltura (8); Produzione di cattivi odori (8)

 

Ora come si passa al coinvolgimento dei cittadini?

Verranno organizzati, sulla base delle indicazioni raccolte,  tre incontri incentrati sul metodo cosiddetto dei “World Cafe”; improntati ovvero al massimo dialogo aperto: coinvolgeranno un campione di cittadini con un confronto che alla fine vedrà stilare un documento con le principali raccomandazioni elaborate dai partecipanti al processo. Per ciascuno dei tre incontri in programma è stato individuato uno specifico tema di confronto.

Il 16 ottobre si parlerà di salute e ambiente; il 23 ottobre di sviluppo economico nella valle; il 30 ottobre di occupazione e comunità locale

I partecipanti saranno 90 di cui 70 saranno sorteggiati tra la popolazione barghigiana ; 10 cittadini saranno individuati dal comitato Insieme per la Libellula dalla lista dei sottoscrittori della petizione inviata in Regione a gennaio; 10 saranno dipendenti della KME individuati con il supporto di Rsu e azienda.

Alla fine  gli attori del processo partecipativo discuteranno tra loro fino ad elaborare in modo condiviso una serie di raccomandazioni.

Nel corso della serata, era molto atteso anche l’intervento del presidente della regione Eugenio Giani (alcuni dei presenti hanno anche ritenuto la sua presenza una inopportuna ingerenza politica)

Giani ha insistito molto sull’importanza del processo partecipativo, metodo per il quale molto si è impegnato anche il consiglio regionale: “Ritengo che si sia scelto un metodo giusto e corretto per affrontare la questione in sintonia  con la legge regionale specifica”.

Giani ha comunque ribadito la sua contrarietà al gassificatore, espressa in due occasioni in consiglio in risposta alle iniziative venute anche dai consiglieri regionali  locali come Ilaria Giovannetti, presente alla assemblea di ieri sera.

 

C’è stato anche chi ha ritenuto il processo partecipativo una operazione “finita in acqua”. Così  l’intervento  di Marco Bertoncini che ha criticato il processo per come si è sviluppato ed anche la scelta degli intervistati che non ė stata a suo dire efficace.

 

Per la cronaca, oltre a Campani per il comune, a Giani e Giovannetti del consiglio regionale, da rilevare la presenza anche di altri amministratori locali della Valle, tra i quali l’ex sindaco di Vagli e ora assessore, Mario Puglia.

Erano naturalmente presenti anche tutti i componenti del comitato di garanzia del processo partecipativo:  Maria Elena Bertoli, insegnante, in rappresentanza del Comitato “Insieme per la Libellula”; don Giovanni Cartoni, parroco di Fornaci di Barga; Silvia Giannini, avvocato libero professionista; Elisa Nardi, responsabile dell’Area Servizi alla Persona del Comune di Barga, nominata dall’ente locale.

Presenti in sala anche molti degli intervistati durante l’appena conclusa fase dle procvesso partecipativo.

Da sapere che anche le fasi illustrrate ieri nell’assemblea, possono essere seguite sul  sito Open Toscana messo a disposizione dalla Regione Toscana, al seguente link: http://open.toscana.it/web/tutti-nella-stessa-barga/home

 

 

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Commenti

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  1. Tante cose giuste ,e tante altre sbagliate .
    Intantoil discorso inceneritore è un datodi fatto che emette co2 quindi intollerabile in assoluto per savaguardare l’ambiente ,questo sia costruito qui o in altro posso ildanno non cambia .
    per il rilancio kme io le soluzioni le avrei ,ma inutile spiegarle , perche qualsiasi fusione a combustione non pu essere tollerata ,quindi si dovrebbe di nettopassare a forni a induzione elettrica , ma esisteanche una cosa importante in questa industria , questo è le varie lavorazioni sia dell’ottone vedi (tubi ,bozzoli ,ecc) questo riguarda non solo lega ottone maanche il rame come filiera locale (in tanti anni noi abbiamo ingoiato fumo e il lavoro pulito lo hanno fatto in altro posto ,e quindi anche il guadagno a noi è rimasto le briciole
    Come prima cosa per ridare dignita e giustizia al nostro sudore e territorio ,sarebbe logico tassare la sociatà perche lavora ramein altro posto e quindi fa anche più inquinamento per produrre i vari ogetti …e qui mi fermo le altre soluzioni sono semplici e fattibili al100% ma questo mi ritengo di non andare oltre visto che esistono gli adetti a elaborare soluzioni .

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