Il riflesso delle nostre azioni, emerge come un grido dalla scuola di Barga attraverso il Giornale di Barga.

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La scuola viva, accesa, intensa, curiosa, è il luogo dove le democrazie esprimono il pensiero libero, che poi diventa tale attraverso l’uso della parola. Logos, la parola del discorso, del libro, dell’articolo del giornale. E grazie all’Istituto superiore di Barga, in particolare alla professoressa Maria Pia Baroncelli, si può percorrere il pensiero utilizzando Calvino che nelle sue Città invisibili fa pronunciare a Marco Polo queste parole:

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimenti continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

E non è solamente un tema difficile da percorrere e affrontare, ma anche la sfida di un giornale che raggiunge i 70 anni di pubblicazioni.

Potrei scrivere molto sull’argomento perché è più che mai attuale ma forse per questa festa del Giornale di Barga è doveroso dare spazio a chi tra qualche anno magari prenderà le redini di un giornale. Per questo motivo lascio lo spazio ad una studentessa dell’ISI Barga, Beatrice Ippia del V Tur che nel suo tema sull’inferno di Calvino ha scritto:. “L’inferno è quello che formiamo noi stando insieme”. Questa affermazione, che Calvino scrive nell’opera Città Invisibili, è a parer mio più che esaustiva.

“Il problema fondamentale dell’uomo da duemila anni è rimasto lo stesso: amarsi. Solo che ora è diventato più urgente. Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi”. (Roberto Benigni). In effetti il problema dell’umano è l’umano stesso. L’inferno di cui tanto ci lamentiamo non è altro che il riflesso delle nostre azioni e delle azioni mancate.

L’umanità è come un albero malato che produce frutti marci perché è troppo trascurato. La maggior parte delle persone accetta questi frutti infetti e si abitua al sapore della violenza, dell’ingiustizia. Si rassegna e si accontenta di quello che le viene offerto.

Eppure proprio lì vicino all’albero c’è un altro piccolo albero da frutto.

Sono poche le persone che si accorgono delle piccole cose e decidono di prendersene cura: è una scelta che comporta molti rischi. Di fronte a questo “inferno quotidiano” le persone rimangono spesso inermi. Si aspettano il peggio, ma non fanno granché per evitarlo.

Il riflesso delle nostre azioni, emerge come un grido dalla scuola di Barga attraverso il Giornale di Barga.

 

 

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