La castagna di scena a Fornaci

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Domenica pomeriggio 2 dicembre alla biblioteca Gli Incartati di Fornaci di Barga incontro con Ivo Poli e Francesca Buonagurelli su “La castagna, dal bosco alla tavola”. Dopo l’introduzione di Anna Maria Botti, preceduto dalla lettura di una poesia del maggio 1918 del poeta dialettale Pietro Bonini intitolata “Al castagno!”, un filmato ha raccontato il percorso per arrivare alla farina di neccio viaggiando per immagini e video dentro la Festa della castagna di Lupinaia. Subito dopo è intervenuto Ivo Poli, presidente dell’Associazione Città del castagno, che ha intrattenuto il pubblico presente riferendo, proiettando slide a supporto, su come sia nata l’associazione e il suo percorso fino ad oggi; quale sia stato il difficile iter per arrivare ad avere un disciplinare per la farina di neccio Dop della Garfagnana; su come si stia continuando a lavorare a livello nazionale per migliorare ulteriormente le cultivar e preservare la tradizionale essiccatura della castagna, dalla quale si produce la caratteristica farina, e la commercializzazione della stessa facendone apprezzare la diversità dalla farina prodotta industrialmente. Ha anche illustrato come si possano fare prodotti come liquori, pasta, biscotti e creme per il corpo. Molto apprezzato anche l’intervento di Francesca Buonagurelli sull’uso e le diverse proprietà del miele di castagno, presentando anche piatti da lei realizzati usando questo straordinario prodotto. Ogni contributo è stato preceduto dalla lettura di poesie e testi inerenti il castagno o la castagna da parte di Marco Tosi. Al termine un ricco buffet, preceduto dall’estrazione di una lotteria con premi in natura offerti da esercenti locali, con affettati, pane e torte con farina di castagne, ricotta e miele di castagno, vin brulè e una buonissima torta realizzata da Anna Maria su ricetta dell’Artusi.

 

“Al castagno!

Quando penso che sei si’ maltrattato,

(quagi te lo facessin per dipsetto)

credi, Castagno mio, che del tu’ stato

un dolore ni sento maledetto…

Tu che dai polenta al poveretto,

chicchi al bambin e travi al fabricato;

alle bestie di tutto il vicinato

senza pretende nulla. Il distruttore

ch’edè l’omaccio, ti vol fa’ sparì,

perché l’esempio tuo j fa rossore.

Finite, ingrati, questo scempio rio

per nun fa più chi ha core inuridi,

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