Barga ricorda la Battaglia di Sommocolonia – domani (27/12) una giornata di studi

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Come avviene ogni 26 dicembre ormai da numerosi anni, questa mattina le autorità barghigiane, una rappresentanza degli Alpini in congedo, alcuni membri delle locali sezioni ANPI e diversi civili sono saliti a Sommocolonia per ricordare la battaglia che, il giorno di santo Stefano del 1944, costò la vita a 132 persone tra civili, militari e partigiani.
Un episodio che resta vivo nella memoria della comunità e che ogni anno non manca di essere onorato con la deposizione di corone di alloro nei punti strategici e con una santa messa; un episodio che negli anni ha ritrovato dignità e onore nell’opera di alcuni studiosi e di altri personaggi che stanno contribuendo a non lasciar svanire questo cruento episodio, raccontato in calce da un’intervista di Nazareno Giusti al tenente Vittorio Lino Biondi, uno dei massimi studiosi locali della Battaglia di Sommocolonia nonché autore di un volume dall’omonimo titolo.
Questo 2013 – durante il quale, tra l’altro, è emersa la commovente storia dell’alpino Rocco Botta, fino a pochi mesi fa “milite ignoto” – vedrà inoltre una novità dedicata alla memoria della Battaglia di Natale, una giornata di studi che si terrà venerdì 27 dicembre nei locali parrocchiali di Sommocolonia, un convegno durante il quale la Battaglia sarà approfondita e studiata per mezzo dell’ANPI (organizzatore dell’evento), del direttore dell’Istituto Storico della resistenza Gianluca Fulvietti e di Ivan Houston, veterano della divisione “Buffalo” che combatté a Sommocolonia, autore del libro “Black Warriors: the Buffalo soldier in World War II” che si collegherà in video conferenza con Sommocolonia.

Cosa successe quel lontano giorno di Santo Stefano? Per conoscerlo e comprenderlo (bene) bisogna fare un passo indietro.
Mussolini era ormai da un anno stato sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, il Re lo aveva fatto arrestare e, il suo amico (e allievo) Adolf Hitler lo aveva fatto liberare; era nato così, nel lontano nord d’Italia, intorno al Lago di Garda un nuovo Stato: la Repubblica Sociale Italiana.
L’operazione fu ideata ad Albinea, ai primi di dicembre del 44, dal generale Mario Carloni, Comandante la Divisione “Monterosa” e dal generale Otto Fretter Pico Comandante la “148° Divisione Tedesca”.
La Wintergewitter, originariamente, era molto ambiziosa: spiega Vittorio Lino Biondi, ufficiale dei paracadutisti e autore del volume “La Battaglia di Sommocolonia” (tradotto in inglese e ri-edito recentemente da Garfagnana Editrice): “L’operazione avrebbe dovuto interessare anche la costa Tirrenica e l’intera Valle del Serchio, ma il comando tedesco, in considerazione della scarsità dei mezzi e del fatto che in realtà a Berlino non avrebbero approvato uno sforzo maggiore che sottraeva risorse al fronte dell’Est, ridimensionò lo stesso in considerazione della scarsità di mezzi aerei e artiglierie necessarie per garantire la superiorità temporanea. Rielaborato in termini più modesti”.

L’operazione intendeva effettuare un vasto attacco nel settore tirrenico, individuato come punto debole dello schieramento alleato, allo scopo strategico di infliggere al nemico uno scacco di notevole risonanza, suscettibile di una profonda eco politica facendo accorrere, sul posto, da altri settori (più a est) a quello minacciato altre forze, oltre a scardinare l’organizzazione americana delle artiglierie e dei rifornimenti; recuperare materiale pregiato, documenti e prigionieri.
Come fa notare giustamente Biondi, appare strano che negli scopi tattici e strategici mancano due importanti obiettivi: “la conquista e tenuta della Città di Barga (è una città agli occhi della propaganda) e la conquista dell’importantissimo nodo industriale di Fornaci, dove ha sede la S.M.I., grande fabbrica metallurgica che produce cartucciame da guerra e munizioni”.

Comunque, per partecipare all’operazione i tedeschi faranno affluire in zona due battaglioni di scuola alpina, il “IV Hochgebirgsjager Battalion” e il “Gebirgs jager Schule Lehr Battalion Mittenwald”.
Questi battaglioni alpini per portarsi sulle basi di partenza per l’attacco, compiono un poderoso e imponente sforzo tattico di trasferimento operativo, partendo entrambi da l’Abetone a piedi il 23 dicembre ’44.
“Un’operazione sicuramente degna di apprezzamento per le difficili condizioni climatiche del periodo, e la riservatezza mantenuta. Difficilmente altri reparti militari sarebbero stati in condizioni di fare una cosa del genere, nelle condizioni climatiche del periodo”.

A Sommocolonia e dintorni erano schierati i soldati afroamericani della 92 Divisione Buffalo facenti parte della Quinta Armata alleata, che avevano da poco rilevato i brasiliani della F.E.B. Accanto a loro gli uomini dell’XI Zona di Manrico Ducceschi, in particolare il Battaglione Autonomo “Pippo”, al comando del Tenente Pier Donato Sommati di Livorno.
Proprio i partigiani a comando di “Leone”, nel pomeriggio di Natale, hanno la percezione che i tedeschi attaccheranno presto.
Ci sono precisi segnali rivelatori. Movimenti lungo Lama, spari isolati. Abitanti di case isolate che dicono di aver sentito nella notte strani movimenti. Per questo Sommati e Jenkins inviano urgentemente la sera del 25 un messaggio a mano al comando a Barga; gli ufficiali che lo leggono non gli danno importanza e rimandano indietro il partigiano, schernendolo.

Dovranno ricredersi.
Infatti, verso le 04,00 del 26 dicembre, alla ricezione della parola d’ordine “Wilhelm Gustav”, la terza e la quarta compagnia Hoch attaccano frontalmente il paese.
La compagnia – però – incappa involontariamente in un campo minato difensivo la cui posizione era stata variata alcuni giorni prima e che provoca 46 perdite; praticamente più di mezza compagnia, tanto che viene “scavalcata” dalla dalla seconda e dalla quarta che attacca dal basso il paese mentre tedeschi sono peraltro riusciti a penetrare il perimetro difensivo del paese già dal mattino presto del 26, approfittando della “allentata” sorveglianza che la festività natalizia della sera precedente ha “indotto” nei soldati di colore della 92°.
I civili si nascondono nelle cantine, nei “fondi” e sentono chiaramente il diverso rumore del passo fatto dagli scarponi chiodati dei tedeschi, contrapposto al normale scarpone americano gommato.
“Nelle truppe attaccanti vi sono anche alcuni italiani se non altro in funzione di collegamento con le colonne a valle. Si riporta la notizia di due fratelli di Modena, che si ritrovano a combattere contrapposti a Sommocolonia, uno negli alpini della Monterosa, e l’altro con i patrioti”.
Lo scoppio del campo minato provoca la decisa reazione dell’avamposto a Monticino, che dispone di una mitragliatrice pesante Browing mentre i patrioti della XI combattono accanitamente.
Nelle prime ore dell’alba muoiono i primi due paesani innocenti: Mario Cassettari (29 anni, sposato, due figlie) viene ucciso sulla porta di casa da un soldato che lo centra con un colpo di fucile mentre un altro soldato spara inutilmente una lunga raffica di mitra attraverso una porta chiusa.
I colpi raggiungono il bambino Giuliano Nardini (4 anni muore, in braccio alla mamma) mentre altri sette 7 proiettili feriscono gravemente il fratellino Nardino (11 anni). Un partigiano, Giocondo Gonnella di Tiglio viene sorpreso in una casa in Piazza San Rocco e ucciso. Verrà gettato dalla finestra.

Intanto, il caposaldo di Monticino resiste bene, fino alla tarda mattinata, finché i tedeschi riescono a neutralizzarlo alle spalle, sparandogli dalla Rocca, ormai espugnata da un attacco proveniente dalla selva della Mariola.
I combattimenti proseguono feroci nel piccolo abitato; perisce in combattimento il Tenente Pier Donato Sommati (23 anni) e anche il Tenente John Fox, Fire Observer che, asserragliato nella torre in Rocca, richiede il fuoco di artiglieria dando come ultima correzione la sua posizione che quindi viene colpita dalle proprie artiglierie, un gesto che gli varrà la Medal of Honor.ù

Antonio Makric, lo “Slavo” approfittando della conoscenza della lingua tedesca, trarrà in inganno numerosi tedeschi che affacciandosi in cima alla via della Piazzola cadono sotto le fucilate dei due patrioti.
Il patriota Francesco Fontana di Castelvecchio Pascoli, arruolato da poco nella formazione della XI Zona, dopo aver colpito un ufficiale tedesco, rimane ferito a morte da una scheggia di granata alla gola.
Nella tarda mattinata un proiettile incendiario centra una casa in località detta “a Monte”: perisce l’intera famiglia di Giuseppe Moscardini detto “il Cascianella”: la moglie Nella (30 anni), la figlia Anna Maria (11), Dante (7) e Lido (appena 12 mesi); sopravviverà solo il piccolo Franco.

Gli scontri si fanno sempre più deboli e nelle prime ore del meriggio la battaglia è finita.
 I tedeschi rastrellano il paese, peraltro non accuratamente, in quanto alcuni soldati americani rimarranno nascosti nelle case e nelle cantine per tre giorni senza essere trovati.
 La maggior parte degli abitanti di Sommocolonia con il parroco Don Fredianelli nel pomeriggio sfolla nei campi in Merizzacchio e nei metati sottostanti, fino al Mulino dei Gasperetti.
Nei giorni seguenti la zona sarà pesantemente bombardata i tedeschi entreranno a Barga senza avere resistenza, avanzano mettono in fuga gli americani fondano sino al torrente Ania poi dopo due giorni si ritirano e gli americani tornano su e recuperano le posizioni. Militarmente parlando è una forte puntata offensiva riuscita, condotta e vinta dalle forze dell’Asse”.

Conclude Biondi: “la battaglia fu importante a livello locale, inesistente sullo scenario mondiale. Un’operazione a livello tattico contenuta che, però, mette in difficoltà le forze americane costringendoli a deviare forze che erano destinate verso Bologna, in particolare l’ottava divisione indiana che viene deviata per tamponare e forze dai fronte principale, così gli Alleati non sfonderanno più nella zona centrale della Futa, rallenta i piani americani, arriva l’inverno che costringe a fermarlie il fronte languirà sino all’aprile 1945”.

Nella battaglia perderanno la vita sette civili, sette partigiani (a cui vanno aggiunti cinque dispersi), quarantatré americani (più cinque dispersi), settanta tedeschi (più quindici dispersi) per un totale di 132 caduti e decine di feriti.
Nel paese montanino, a causa della battaglia e dei massicci bombardamenti dei giorni seguenti oltre il 50% delle abitazioni è stato abbattuto; la chiesa parrocchiale completamente distrutta; la Rocca, la torre, l’acquedotto pesantemente danneggiati.
Le mine e gli ordigni infestarono per molti anni (anche dopo la guerra) il paese e i campi circostanti provocando vittime innocenti.

(Nazareno Giusti, intervista al tenente colonnello Vittorio Lino Biondi, 27 dicembre 2012)

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