Emigrazione 2.0: un ritorno al passato? Un articolo di Dino Nardi

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La lettera e l’articolo che vi proponiamo di seguito ci sono stati inviati da Dino Nardi, “svizzero-fornacino” sindacalista da sempre impegnato a favore dei diritti degli italiani all’estero.

La riflessione che ci propone è sull’”emigrazione 2.0”, sul ritorno, cioè, di un fenomeno che fu caratteristico 50 anni fa e che prepotentemente sta tornando attuale a causa della crisi economica e delle scarse possibilità di impiego che l’Italia, al momento, è in grado di offrire.

La sua missiva comincia spiegando i presupposti che hanno portato alla stesura dell’articolo pubblicato più sotto ed è corredata da dati che dipingono il quadro della emigrazione italiana del presente. In aumento, come è facile intuire, ma purtroppo non più così proficua come è stato per le passate generazioni.

Il motivo che mi ha spinto a farlo (realizzare l’articolo pubblicato sotto, ndr) è dovuto al fatto che due nostri conterranei, un giovane appena laureato e un padre di famiglia rimasto disoccupato, essendo evidentemente a conoscenza della mia attività professionale e del mio impegno politico in seno all’emigrazione italiana in Europa, mi hanno contattato recentemente per essere aiutati nella ricerca di un lavoro in Svizzera o in altri Paesi europei.

A loro ho già risposto privatamente ma credo che certe informazioni sia bene socializzarle il più possibile prima che, magari, qualcuno scopra poi, a sue spese, l’altra faccia (spesso sconosciuta) dell’emigrazione.Il problema della mancanza di lavoro anche nelle nostre zone della Valle del Serchio, più o meno, è sempre esistito storicamente ma attualmente si è certamente aggravato come, d’altra parte, in tutta l’Italia e, quindi, è ben comprensibile che anche tanti nostri conterranei comincino a fare un pensierino sull’opportunità di andarsene a cercare un lavoro all’estero come già hanno fatto e stanno facendo molti altri italiani e non solo i così detti “cervelli in fuga”.
Infatti i dati nazionali relativi al 2012 degli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) lo stanno a dimostrare.
Basti pensare che nel 2012 gli emigrati italiani sono aumentati del 30% passando dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012 di cui 3.887 toscani. Tra i Paesi verso i quali si dirige prevalentemente l’emigrazione italiana abbiamo al primo posto la Germania (10.520) , seguita da Svizzera (8.906), Gran Bretagna (7.520), Francia (7.024), Argentina (6.404), USA (5.210), Brasile (4.506), Spagna (3.748), Belgio (2.317) Australia (1.683) e verso tanti altri Paesi sparsi in ogni continente. Nel complesso i cittadini italiani residenti all’estero al 31.12.2012 ammontavano a 4.341.156.La lettura del mio articolo penso che possa essere utile per capire meglio le realtà che troveremmo oggi emigrando in un Paese come la Svizzera, ma gran parte delle considerazioni su questo Paese possono essere estese benissimo anche ad altre nazioni europee e non solo.

Si, purtroppo, è proprio così. Per i più stagionati, come il sottoscritto, quello che stiamo vivendo oggi in Svizzera è quasi un tuffo nel passato e cioè quando, fino agli anni Settanta del secolo scorso, ogni giorno arrivavano in questo Paese migliaia di italiani in cerca di un lavoro. Un lavoro che, a quell’epoca, la Confederazione era in grado di poter ancora offrire e senza essere troppo di bocca buona: manovalanza, operai specializzati, tecnici, laureati?

Con la mancanza di manodopera, con la quale dovevano fare i conti le aziende elvetiche in quegli anni, andavano bene tutti gli immigrati, anche coloro che avevano qualche difetto fisico. Perfino la conoscenza o meno della lingua locale non aveva alcuna importanza. Anzi, se gli immigrati non la conoscevano era an-cora meglio poiché avrebbero avuto meno opportunità di perdere tempo in chiacchiere sul lavoro! Si, di questi tempi in Italia ed in Svizzera e, mi si dice, pure in altri Paesi europei, stiamo rivivendo una storia già vissuta poiché nei circoli della UIM, negli uffici del patronato ITALUIL, oppure direttamente al sottoscritto (per posta elettronica o sulla mia pagina Face-book), non passa giorno senza che arrivino richieste di aiuto per la ricerca di un posto di lavoro da parte di persone residenti in Italia. E non è assolutamente vero che il fenomeno, se così si può definire, sia unicamente quello dei così detti “cervelli in fuga” dall’Italia che tanto clamore stanno facendo grazie al tam-tam dei media. No, tra coloro che cercano un lavoro, ed un lavoro qualsiasi, vi sono anche tantissimi padri e madri di famiglia.
Lettere e messaggi che, nel leggerli, fanno venire i brividi alla schiena e, purtroppo, lasciano il magone quando si deve rispondere e dir loro che, oggi giorno, anche in Svizzera il lavoro non abbonda più come un tempo e che a differenza del passato i datori di lavoro, avendo oggi la possibilità di poter scegliere chi assumere, pretendono che si conosca la lingua locale, quindi il francese nella Svizzera romanda o la lingua di Goethe in quella tedesca, anche quando questo requisito non sia indispensabile per la tipologia del lavoro offerto. Ricordar loro, ancora, che le paghe nel tempo non si sono adeguate al notevole aumento del costo della vita che c’è stato nella Confederazione e che, per di più, per gli emigrati italiani è cessato pure il vantaggio legato al cambio con il franco svizzero che esisteva, al tempo della lira, per i risparmi portati ed investiti in Italia e che, quindi, anche trovando un lavoro in Svizzera, va valutato bene l’ammontare del salario che viene offerto. Si, questo è oggi il mondo del lavoro nella Confederazione per sfortuna dei tanti disperati che in Italia devono fare i conti con la mancanza di lavoro e vorrebbero venire in questo Paese che nel passato era la vera “America” dei migranti. Tuttavia, nonostante questa situazione, che è bene conoscere, qualche speranza di trovare comunque un lavoro in Svizzera continua ad esserci sia per certi settori di alta specializzazione come ricercatori e tecnici nelle scienze chimiche e farmaceutiche, oppure laureati in ingegneria e medicina ma anche nel settore alberghiero e della ristorazione. Il problema, se mai, è trovare la porta giusta dell’azienda a cui bussare!

Alcuni Esempi

Caso a) “Un mio parente, a suo tempo emigrato in Svizzera, a conoscenza della mia critica situazione familiare, mi ha suggerito di rivolgermi a lei per vedere se è in grado di potermi aiutare a trovare un lavoro di qualsiasi genere purché mi consenta di guadagnare onestamente dei soldi da poter mantenere la mia famiglia prima che sia costretta a mettermi in qualche guaio serio. Nella mia famiglia da tre generazioni abbiamo sempre fatto i ristoratori poi negli ultimi anni, per varie vicende che non le sto a raccontare, l’attività è andata di male in peggio e, piena di debiti, ho dovuto vendere il locale ed il ristorante (precedentemente ero già stata costretta a vendere l’appartamento) per saldare i creditori. Adesso sono pari con tutti ma da mesi sono senza un lavoro con 45 anni di età, un affitto da pagare, due figlie che vanno ancora a scuola e con un ex marito che se ne è scappato in Romania con una nostra ex cameriera”.

Caso b) “Le scrivo perché vedo che Lei lavora in Svizzera. Sono un’insegnante, vedova prematuramente, con due figli dei quali uno ancora minorenne, e sono purtroppo figlia unica di due genitori anziani e malati (papà ex operaio ora in demenza senile, mamma da sempre casalinga e malata di tumore da sette anni: mille euro in due, ovvero la pensione di mio padre) che vivono in una struttura per anziani (che devo contribuire a pagare in quanto non hanno aiuto alcuno). li mio figlio maggiorenne si laureerà a ottobre (Formazione Primaria), ma in Italia lavoro non ce n’è. Ha un diploma da controllore del traffico aereo (perito aeronautico), un Advanced di Cambridge, un tedesco basico. Visto che non potrà mai insegnare (il concorso è stato appena fatto e, per come va l’Italia, le porte sono ormai chiuse), ha seguito un corso da cameriere, uno di caffetteria, uno da barista. Vorrebbe venire a lavorare in Svizzera. Quale consiglio potrebbe dargli? L’ideale sarebbe trovare un hotel in cui lavorare come cameriere/barista che offra anche la sistemazione (altrimenti i prezzi svizzeri sono inavvicinabili)”.

Caso c) “Ho 52 anni sono sposato e ho una figlia + mutuo; di mestiere faccio il muratore specializzato sono disoccupato da circa 4 mesi anche se prima lavoravo a singhiozzo sono alla disperazione e non so più dove sbattere la testa. Le chiedo umilmente se può aiutarmi anche in altri settori manuali e anche in Svizzera, sono serio e affidabile con la crisi non si trova lavoro specialmente x chi come me ha superato i cinquant’anni si vede che non serviamo più ringraziando porgo distinti saluti”.

Caso d) “In passato sono già stato a Zurigo dove, per oltre dieci anni, ho lavorato nell’edilizia ed ho avuto la possibilità di conoscerla in una riunione sindacale. Mi rivolgo a lei, sapendo che ancora si interessa dei problemi degli emigrati italiani, perché adesso in Italia sono rimasto senza lavoro e senza alcuna speranza di poterlo ritrovare e quindi ho pensato di ritornare a lavorare in Svizzera. Purtroppo ho scritto al mio datore di lavoro di quel tempo ma non ho ricevuto alcuna risposta e forse lei potrebbe aiutarmi nel trovarne un altro. Naturalmente, anche se sono un muratore, sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di avere un salario sicuro perché mi creda sono veramente disperato. Da più di un anno non lavoro ed ho esaurito le mie scarse riserve di risparmi che avevo potuto fare e devo mantenere mia moglie che è invalida e non ha mai potuto lavorare. Mi aiuti per favore e molte molte grazie anticipate”.

articolo pubblicato su L’Eco mercoledì 12 giugno

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