LUCCA – Condivido con piacere l’idea intelligente del Prof. Sereni ed anche il rinnovato appello dello scrittore Vincenzo Pardini di intitolare il nuovo ponte al poeta Ungaretti
Non ci sono, a mio modesto parere, altri nomi così attinenti e dedicati. Alla pregevole iniziativa di interpellare gli studenti, potrà darsi senz’altro risposta con l’intitolazione di altre importanti infrastrutture che stanno per essere inaugurate. Credo che se agli studenti fosse stata letta questa poesia, spiegata, fatta la parafrasi e capita, probabilmente molti avrebbero cambiato opinione. Ma tant’è… L’importante è buttarla in una politica scadente e squallida.
Il nuovo ponte sul fiume Serchio ha la sua naturale intitolazione a Ungaretti, il poeta lucchese, dei fiumi. Basta leggere.
E’ una storia nostra, del cosiddetto “territorio”, termine sbandierato a quattro venti da tutti. Guarda caso oggi che il “territorio” ricalca esattamente il problema, questo viene strumentalmente ignorato. Non va bene.
Il territorio, il nostro fiume… il Serchio, al quale hanno attinto duemil’anni forse di gente mia campagnola…
c’è tutto in una frase.
Una storia di gente, di impegno, di lavoro, di crescita. Di emigrazione. Una importante parte della nostra storia, mi pare che in Provincia ci son delle sale dedicate appunto a questo tema… Più di così…
Il fiume, l’acqua attinta per l’uso quotidiano, per i campi… la vita.
Il poeta che ne parla è Ungaretti. Un fiume come un filo che unisce due province, dissetate dalla stessa acqua, un legame profondo, che scorre come il tempo e lega, non divide, che unisce come un ponte e che collega, una via d’acqua che lega le genti, le terre, la cultura. La nostra storia.
Vittorio Lino Biondi
I FIUMI
Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla lunaStamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposatoL’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acquaMi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il soleQuesto è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universoIl mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armoniaMa quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
FelicitàHo ripassato
Le epoche
Della mia vitaQuesti sono
I miei fiumiQuesto è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianureQuesta è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciutoQuesti sono i miei fiumi
Contati nell’IsonzoQuesta è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre


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