Biondino, non si mandano a fan….o gli Ambasciatori!

-

Il bravo Direttore mi chiede un paio di pezzi per il mese in corso… e io sprovvisto di argomenti, provo a raccontargli una delle tante storie, una storiella,  della mia vita da soldato.

Niente di che… giusto per riempire il Giornale, sperando di non annoiare il gentile lettore

 

Mogadiscio, Somalia- febbraio 1994.

La missione era orma terminata; eravamo nella fase di chiusura, quella che tecnicamente è chiamata “Re-deployment”; qualcuno meno prosaico la definiva la “ritirata”. Avevamo avuto un bel po di caduti, e di fatto gli obiettivi proposti, stabilizzazione, sicurezza sociale ecc. erano miseramente naufragati…e quindi si rientrava. Tutti i nostri  avamposti erano ormai stati ritirati e rientrati; Belet Uen, Jalalaxi, Bulu Burti, Johar; l’ultimo reggimento, il nostro 187°, stava rientrando da Balad, e doveva schierarsi temporaneamente nella zona di imbarco, sulla spiaggia, denominata “Staging Area”; questa era situata tra il Porto Nuovo e l’Aeroporto, dove le nostre truppe stazionavano in attesa di imbarco per rientrare in Italia.

Io ero in forza al “Re.Lo.Co”. che sta a significare Reparto Logistico di Contingenza, con il prestigioso incarico di “Capo Nucleo Sicurezza e Scorte”; con una banda di lanzichenecchi assortiti, un paio di carri armati leggeri e due autoblindo Fiat 6614, scherzosamente soprannominate “Adamo” e la “Eva”, scorrazzavo su e giù per la campagna di Mogadiscio, lungo la Strada Imperiale (l’unica che c’era…)  andando ad “agganciare” le varie colonne di autocarri e trailer carichi di containers per portarli dentro il porto e imbarcarli.

Con me avevo due i fidatissimi “pard”, della mia vecchia Compagnia Genio della Folgore e insieme costituivamo praticamente l’ossatura di sicurezza del Re.Lo.Co.

Uscivamo a tutte le ore, specie di notte, e il punto di contatto con le colonne che rientravano era un incrocio chiamato  “UNOSOM”, dove c’era una infrastruttura delle N.U. (nazioni unite) in cima ad una collinetta a nord di Mogadiscio, all’”Afgooye”, nella parte alta della città, da dove partiva la strada logistica che poi diventava la Strada Imperiale, quella che era utilizzata.

Il tempo della missione ormai era scaduto, e tutti dovevamo rientrare… ma la politica decise che una piccola partecipazione italiana a “UNOSOM” doveva rimanere, e quindi un piccolo nucleo di Carabinieri sarebbe rimasto…

La cosa non era entusiasmante, la situazione operativa era davvero critica, si prendevano e si distribuivano fucilate ogni volta che si usciva, la cornice di consenso ormai era definitivamente compromessa e non era assolutamente prudente.

Ma le decisioni non le prendono i soldati.

A noi del RE.LO.CO. arrivò l’ordine di “recuperare” due moduli abitativi che dovevamo caricare per il rientro, sceglierli tra i migliori e portarli su rapidamente a UNOSOM.

Il problema che dopo molti mesi di uso un condizioni climatiche estreme, i “moduli” erano marci, finiti, sudici, pieni di amianto, e pesantissimi.

Siccome erano in carico amministrativo, dovevamo per forza di cose reimbarcarli, anche danneggiati, e farli tornare in Italia… poi l’apposita Commissione per il Fuori-Uso, viste le condizioni… considerato i costi di riparazione… la non-convenienza… avrebbe disposto per il versamento e lo scarico amministrativo ecc. ecc.…  Quindi li avevamo recuperati e parcheggiati tutti sgangherati al Porto Nuovo in attesa di imbarcarli.

 

 

Ricevuto l’ordine di prenderne due per riportarli su a UNOSOM per i Carabinieri,  vado e cerco i due migliori, che almeno stessero in piedi, con qualche finestra; recuperiamo due scassati condizionatori, un po’ di luci e li carichiamo sui nostri trailers.

Operazione che richiese tutta una mattinata, tra Autogru Isoli M 180, ganci, cavi, spessori, caldo, bestemmie, ecc.; poi pranzo veloce, ordine di marcia, modalità di sicurezza, contatti radio, munizioni, blindo in testa e in chiusura, si parte e si va a UNOSOM per consegnarli, dove vi aspettano i Carabinieri e della gente civile dell’Ambasciata che rimarrà qui… boh?!

Ora spiego una cosa importante da un punto di vista di sicurezza.

Era determinante rientrare in sede, al ReLoCo, entro buio, perché dopo… a Mogadiscio non è che c’è la luce pubblica. Non si vede un…piffero (pietoso eufemismo)!

E siccome siamo 2 gradi a Nord dell’Equatore, la progressione di luce alba-tramonto non esiste!

E’ come se qualcuno all’ora stabilita, spegnesse un interruttore e di colpo dalla luce del giorno si passa alla notte, senza tramonto, senza progressione.

Uguale l’alba; te se lì al buio e a un momento “tac”, si accende la luce! Giorno pieno! Fenomeni geografici.

Una volta che lo sai, ti adegui… e io volevo assolutamente rientrare prima di buio perché a notte la faccenda “sicurezza” si complicava assai.

Ci volevano i visori, luci oscurate, armamento pesante, tutta una procedura complessa…

Quindi il tempo operativo era… preciso.

Proprio per questo motivo, detti un ordine “pesante” alla blindo di testa, mentre scendevamo lungo la strada parallela all’aeroporto.

Per risparmiare strada e tempo, poco dopo usciti dal Porto Nuovo, feci svoltare la colonna a destra, in un quartiere popoloso a Sud di Moga, lungo una strada “vietatissima” per noi dagli ordini interni, la famigerata “Via di Medina”, che tagliava di diversi chilometri il percorso regolare consentendo almeno mezzora di guadagno. C’erano stati nel tempo molti attentati, era un quartiere popolato da miliziani che non si peritavano di salutarci a fucilate dalle finestre. Per questo da tempo ormai non c’eravamo più passati.

Contavo sull’effetto sorpresa e sulla superiorità di fuoco, palese.

Avevamo 4 mitragliatrici pesanti Browing HN M2 da 0.50 puntate alternativamente a destra e sinistra, 5 o 6 MG, una ventina di paracadutisti, lanciagranate in vista e la cosa funzionò!

Arrivammo in cima alla salitona, svoltammo a destra e ci reimmettemmo sulla viabilità normale diretti a UNOSOM. Nessuno ci sparò; l’effetto sorpresa era stato determinante!

Era andata…

Adesso c’era da scaricare e rientrare; entriamo nel grande piazzale polveroso di UNOSOM e vedo un gruppetto di persone che ci aspettavano, tre Marescialli dei Carabinieri e un paio di civili, due somali, sgangherati, brutti, vestitone lungo, ciabatte e sguardo allucinato; gli interpreti…

Saluti.

“Marescià, dove ve li scarichiamo?”

A quelli già giravano a mille di dover rimanere, e visti i due moduli come eran messi… la loro esternazione (incazzatura) crebbe subito…

E avevano anche ragione, vista la cosa dalla loro parte, sia chiaro; solo che… di meglio non c’era…

Mentre i miei due fidi “pard” scaricano con la Autogru ISOLI i due lunghi e pesanti moduli, i Carabinieri continuano a insistere…: “Ma che schifo… e noi ci dobbiamo vivere… ma come si fa…”

E io un po’ imbarazzato cercavo di spiegargli che la decisione non era mica mia di farli rimanere, quelli c’erano (di moduli abitativi) ed erano i migliori:… “Se volete domattina scendente al Porto giù e li scegliete, ma gli altri sono decisamente peggio state sicuri…, quindi…”

La discussione proseguiva e allora per tagliar la testa al toro, chiamo via radio “SATURNO”, il mio comando, al Re.Lo.Co.

Portavo la radio appesa alla spalla con il microfono arrolato sul colletto del giubbetto Antiproiettili e quindi, impugnato il microfono spiego a “Saturno”, al Comandante del RELOCO, la situazione.

La discussione via radio è difficile… e ad un certo punto uno dei due civili che accompagnava i Carabinieri viene verso di me e con fare imperioso mi ingiunge di passargli il microfono a lui!

Cosa?

Anatema!

“Come ti permetti brutto scimunito rinc…, pezz di mer….. ecc. ecc.”. e qui tiro fuori la mia toscanità di Malaparte: “Non ti permettere mai più di interrompere una comunicazione operativa militare”…, e altre delicatezze del genere che costrinsero il malcapitato a indietreggiare, mentre vedevo stranamente il maresciallo dei CC, che dietro di lui mi faceva decisi cenni di disapprovazione con il dito indice mosso alternato rapidamente a spiegare che non dovevo…

Non dovevo?!

Ma scherziamo… ma come si permette di intromettersi questo bischero?!”

Ormai ero partito per la tangente, un po’ la fretta, non volevo perdere tempo, un po’ la fatica della situazione, la tensione ecc. E riversai sul poveraccio una serie di improperi sempre crescenti degni dei peggiori sobborghi del Bronx…

Chiusi con il classico :“Ti stacco la testa a cazzotti,  ti svito la calotta cranica e ci …. dentro, chiaro”!

Me l’aveva insegnato un vecchio Incursore… faceva il suo effetto…

Quindi sempre più incazzato, visto che i due moduli erano a terra, saltai sul carro di testa e detti ordine di rientrare alla svelta.

Rientrammo lunga la strada logistica normale, senza incidenti e appena dentro al Porto Nuovo arrivò il buio.

Bene, missione compita, ‘fanculo il resto…

Si allenta la tensione, sistemiamo i mezzi, :“Ragazzi pulizia armi, manutenzione mezzi, rifornimento, batterie cariche”, ascolto radio a turno… pronti nel caso di dover uscire, come sempre, e tutti in riposo.

Mi avvio verso il comando per riferire al Comandante, un vecchio Tenente Colonnello paracadutista del Logistico, che era tutto a posto e dare il “tutti dentro”, il fine missione.

Arrivo nel piccolo piazzaletto del Comando e li vedo che mi aspettano: il Comandante, il Vice, un Capitano dei Bersaglieri, un paio di marescialli di Roma, insomma quelli che stan sempre dentro… e scuotevano la testa, guardavano in basso, perplessi….

Mi viene incontro il Ten. Col. e prima che possa parlare, mi prende per il braccio e mi accompagna verso la scogliera, sul mare, come per fare due chiacchere tra noi: “Biondino, ma che hai combinato a UNOSOM?…. Non si possono mandare affanculo gli Ambasciatori dell’Italia, no… porca miseria. Non si può…”

E io: “ Ambasciatore? Ma ‘quà Ambasciatore e diplomatico…, c’erano tre CC e due imbecilli di interpreti somali… dai… non la facciamo lunga…”

E Braghetti. :” No Vittò, quello era l’Ambasciatore Italiano!”

…“Ma dai … era vestito da somalo, con la barbetta, tutto abbronzato e il vestitone lungo… a me non sembrava un ambasciatore…”

E il Comandante…. “ Ti assicuro, è lui. Si è convertito all’Islam; e con il telefono satellitare ha chiamato il Ministero degli Esteri , la Farnesina…, che ha chiamato lo Stato Maggiore a Roma …, che ha chiamato il Comandante della missione qui, Gen. Fiore…, che mi ha chiamato…e adesso ci vuol vedere…”

…Incominciavo a capire il senso dei disperati segni di diniego dei CC dietro…

E io.. “Vabbè sai che me ne frega? Ci andiamo domattina, ora faccio la doccia.!”

Se quello si intromette un’altra volta lo prendo a calci nel culo cosi si fa prima!” …

La cosa poi scemò da se…

Il Comandate fu più che comprensivo, capì che io ‘sto ca…ppero di Ambasciatore non lo conoscevo proprio, e non lo avevo mai visto; non frequentavo i piani alti…

Alla fine mi fece anche un Encomio a fine missione!

Rividi questo rintronato qualche giorno dopo, perché doveva far imbarcare il suo personale, mogli (tre!), figli, cuoco, servitù su un nostro aereo per evacuarli in Italia. Passavan tutti da noi, al “ReloCo ITALELI”, che era responsabile per il caricamento degli aerei… Dopo era tutto un sorriso e raccomandarsi…

Continuai il mio servizio fino a giorno prima che uccisero Ilaria Alpi… poi venni esfiltrato su “Nave Scirocco”

 

Nella foto sotto , l’ufficio-comando del Re.Lo.Co.(…!) con i miei pard, e la giornalista Carmen La Sorella.

Lascia per primo un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.