BARGA – “Luoghi sacri e volti indimenticabili – Holy Places, Unforgettable Faces” è il titolo della mostra fotografica, omaggio al popolo del Nepal dell’artista statunitense Gianni, ex soldato americano. Un resoconto di due anni di fotografie.
La mostra inaugura sabato 16 maggio alle 18 e rimarrà aperta, ospitata nell’Atrio di Palazzo Pancrazi, in via di mezzo, fino al 4 giugno prossimo.
Tra maggio 2013 e ottobre 2015 l’artista ha avuto il privilegio di prestare servizio come capo addetto militare presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Kathmandu. Durante questo periodo ha assistito a diversi eventi tumultuosi che lo hanno portato però ad ammirare profondamente il popolo nepalese per la sua gentilezza, la generosità d’animo e la capacità di affrontare con serenità grandi sfide morali, sconvolgimenti politici e catastrofi naturali.
Arrivato nel 2013, ha iniziato immediatamente a percorrere il paese con ogni mezzo disponibile, riferendo dell’apprensione di un popolo che per 240 anni aveva vissuto come suddito di un monarca indù e che ora sperava di poter tenere le sue prime elezioni democratiche e adottare la sua prima costituzione. In quel periodo Gianni ha potuto osservare da vicino lo spirito di riconciliazione di questo popolo, partecipando personalmente al processo di integrazione degli insorti maoisti nell’esercito regolare nepalese dopo la conclusione di una guerra civile durata dieci anni e costata quasi 17.000 vite. Poi, nella primavera del 2015, due devastanti terremoti (di magnitudo 7,8 il 25 aprile e 7,3 il 12 maggio) causarono la morte di oltre 9.000 persone, ferirono più di 22.000 individui, provocarono una gigantesca valanga sul Monte Everest, sfollarono milioni di persone e distrussero numerosi siti patrimonio mondiale dell’UNESCO. In quel periodo ci fu anche lo schianto fatale di un elicottero dei Marines statunitensi, uno dei diversi velivoli dispiegati nell’area del disastro per operazioni di soccorso e per la consegna di aiuti umanitari.
“Desidero sottolineare – scrive l’artista – che ho scelto intenzionalmente di NON esporre alcuna fotografia da me scattata che documenti questi eventi, spesso duri e persino crudeli. Mi è stato necessario del tempo per elaborare tutto ciò che ho visto e vissuto e solo ora, con il giusto distacco, mi sento pronto a condividerlo. Ho fornito questo contesto storico affinché possiate guardare oltre il primo impatto e il fascino dell’esotico, e apprezzare più profondamente con quanto coraggio e determinazione il popolo nepalese abbia continuato a vivere la propria quotidianità con dignità e resilienza nonostante avversità schiaccianti.
Dopo aver partecipato a missioni militari in contesti di conflitto ad Haiti, in Bosnia, in Iraq, in Afghanistan e in altre zone del Medio Oriente, sono molto felice e grato di aver trovato pace a Barga.”


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