“Pietro, ti ricordi quando a Montebono furono portate le campane alla chiesa?” chiese la nonna Lisetta a Pietro Guidi, in una di quelle lunghe e numerose serate di veglia insieme a Emilio Lammari, quando il fuoco scoppiettava e le parole scorrevano lente.
E anche quella sera, come tante altre, di ricordi e di testimonianze ne vennero fuori tanti.
Pietro raccontò che, pur essendo solo un ragazzo, ricordava l’impegno che tutti gli uomini della zona misero per portare le campane sul campanile nuovo.
Lisetta aveva una vecchia fotografia che immortalava l’evento. Le campane erano davanti alla porta della Bottega del Ponte di Catagnana circondate da tante persone. Lisetta e Pietro riconobbero il Santino del Monte, il Gigetto del Camberello, Cesare Moscardini di Merizzacchio, Giovanni Santi detto il Pieretto, Giocondo Marchi meglio conosciuto come il Giocondo del Nenna, il Tono ovvero Antonio Gonnella. Questi erano fra i tanti che avevano partecipato all’ampliamento della chiesa e alla costruzione del campanile.
Intorno al 1930, infatti, si era resa necessaria l’espansione della piccola chiesa di Montebono che, per le sue modeste dimensioni, non bastava più ad accogliere gli abitanti della zona, i quali fino ad allora erano costretti a scendere a Barga. A Montebono potevano invece convergere tutti coloro che abitavano nella zona di Riboscioli, Ceragioli, Il Colle, Gemina, Merizzacchio, Fornioni, Cerreta Bassa, Angeletti…
Nella costruzione della nuova chiesa ognuno diede il proprio contributo. Il nonno di Lisetta aveva donato il terreno per l’ampliamento; c’erano poi bravi scarpellini e muratori, come il Tono, il Raimondo da Gemina e il Pieretto. Altri si occupavano di trasportare il materiale, mentre qualcuno organizzava il lavoro e ne seguiva l’andamento giorno per giorno.
Si racconta che i sassi venissero portati in collo anche da chi la domenica andava alla messa: passando dalla Corsonna, ognuno si caricava sulle spalle un sasso adatto alla propria forza e persino i bambini partecipavano portando i loro piccoli sassetti.
Una volta uno dei costruttori ebbe una discussione con i compagni e, indispettito, dichiarò che non avrebbe più portato un sasso né prestato la propria manodopera.
Il sacerdote, da bravo pastore arguto, volendo sedare il malcontento senza dispiacere a nessuno, la domenica successiva – andando alla messa, alla quale per tutti era impensabile mancare – fece in modo di trovarsi ad attraversare la Corsonna insieme al “dissidente”. Salutandolo, si caricò sulle spalle un grosso sasso. Questi, vedendo il proprio Rettore, al quale era dovuto un rispetto solenne, certamente guadagnato sul campo, gli tolse il sasso di dosso ed esclamò: “Non sia mai detto che Voi portiate questo carico, datelo a me!”. Giunto alla chiesa, i compagni lo canzonarono un po’, ma apprezzarono anche il suo ripensamento.
Dai ricordi emerse anche la storia dell’architrave posta sulla porta laterale, che proviene dal Convento di Santa Margherita. Con il progredire dei lavori, si avvicinava la necessità di avere la pietra da porre da architrave: poiché il tempo passava, i muratori cominciarono a mostrare perplessità riguardo a chi dovesse andare a Santa Margherita per prenderla. I trasportatori, non potendo venir meno ai loro numerosi e faticosi doveri quotidiani, vi andarono di notte e provvidero al trasporto. La mattina seguente, tutti si meravigliarono nel trovare il grande sasso lì pronto per essere messo in posa.
Il sacerdote che veniva a celebrare a Montebono proveniva a piedi da Sommocolonia e lungo il cammino, suonava un corno che emetteva un suono più acuto di una trombetta. La gente, avvertita dell’arrivo del prete, lasciava i propri lavori e si recava in chiesa. Durante il periodo delle castagne, i coglitori smettevano di cogliere, lasciavano i grembiali sulla balla e andavano alla messa.
Quante testimonianze sono emerse ascoltando gli anziani! Ora i tempi sono cambiati: la montagna si è spopolata, ma la nostra chiesetta è sempre mantenuta curata dai pochi abitanti rimasti. Dopo la scomparsa di Don Cola, la santa messa viene celebrata solo il secondo sabato di ogni mese; nonostante ciò, a Natale viene ugualmente allestito il presepe, sia all’interno che all’esterno della chiesa. Il presepe esterno, ideato e realizzato dal nostro bravo artista Roberto Funai nel 2006, è dipinto su tre tavole e ritrae la natività con i Re Magi e l’adorazione dei pastori. Questo trittico è stato esposto anche in Duomo a Barga e in una rassegna di presepi a Coreglia Antelminelli.
Posizionato ogni anno, grazie all’impegno di Loredana, Patrizia e Mirella, il presepe rappresenta un punto di attrazione per chi ama passeggiare in montagna e visitare la nostra chiesa.
E così, quando le luci che scendono lungo la facciata principale della chiesa si accendono nel buio, insieme a quelle del presepe, Montebono torna a respirare la sua storia: a dimostrazione che ricordi e fatiche non possono morire.


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