Dal Digital Museum alla cultura come parte integrante dell’essere umano

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BARGA – A distanza di qualche mese, si torna a parlare di Digital Museum a Lucca come a Cernobbio e a Milano. Stavolta a farlo sono gli stessi istituti museali, l’importante Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano “Leonardo da Vinci”, Villa Bernasconi di Cernobbio e la Domus Romana di Lucca, interrogati con un questionario da studenti e studentesse della 3 e 4 F del Liceo Classico L. Ariosto di Barga. I ragazzi, stimolati dalla docente di storia dell’arte, erano già stati protagonisti per aver scritto che cosa si aspettassero da un museo o da una mostra online, elaborando, ognuno di loro, soluzioni alternative secondo gusti e tendenze del momento.

Il tema continua ad essere estremamente attuale, data la situazione generale e la persistente chiusura dei musei. Il lavoro di questi studenti e studentesse ha interessato, attraverso la pubblicazione su diverse testate giornalistiche di settore, istituti museali differenti ed è stato segnalato all’Osservatorio digitale del Politecnico di Milano per i beni e le attività culturali.

In questa seconda fase con la collaborazione e l’aiuto dell’Ing. Oronzo Mauro, docente di Economia e Management dei Beni Culturali presso la 24Ore Business School, e la stessa docente di Storia dell’Arte, Riccarda Bernacchi, è stato creato un questionario con poche e fondamentali domande per capire come il Digital Museum non sia solo un mero promuovere e riversare contenuti museali sul web. Perché tutto funzioni è necessario che ci sia un apparato organizzativo e procedurale che coinvolga tutta la struttura di un museo, sia in termini di risorse umane che strumentali.

E’ importante che ci siano persone che assolvano vere e proprie funzioni digitali come il social media manager e il responsabile dei sistemi informatici, così come disporre di strumenti informatici adeguati, avere una bigliettazione online e allo stesso tempo porre l’attenzione sul concetto di museo come produttore di dati per una gestione efficace ed efficiente.

Lo scenario post covid mette sicuramente in discussione nuovi modelli culturali, nuove modalità di fruizione e di governance dei musei e così, anche in DAD, si è trasmesso ai ragazzi conoscenze circa la complessa e articolata gestione dei beni culturali.

Il grande museo statale, così come il piccolo o il più recente per costituzione, riconoscono la necessità e l’importanza del digital, ovviamente con modalità differenti tenendo in conto aspetti sostanziali di diversa natura.

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, nato nel 1953, ad oggi il più importante museo scientifico in Italia, nella persona di Giovanni Cella, Collection Management, che si è impegnato nel rispondere alle domande degli studenti, pone l’attenzione sul fatto che proprio anche per la sua natura, già da molti anni il museo ha in corso una transizione digitale. Essa coinvolge la comunicazione in web, il sito, i social network, l’amministrazione, la bigliettazione e al vaglio sono nuovi strumenti di gestione delle collezioni. Il museo è aperto a innovazione e integrazioni per un nuovo sviluppo in grado di accogliere le trasformazioni dei tempi.

Villa Bernasconi, di recente costituzione (2017), nella persona di Claudia Taibez, Responsabile Area Cultura e Tempo Libero del Comune di Cernobbio, in provincia di Como,  è un museo fin dalla nascita attento al digital, tale da chiamarsi ‘La casa che parla’, facendo conoscere le storie dei personaggi che hanno animato la villa a partire dal 1906. La villa è altresì attenta alle contaminazioni dei diversi linguaggi espressivi anche sui canali digitali, tanto da distribuire un’app per smartphone  e da essere membro della gruppo di studio dell’Osservatorio del Politecnico di Milano dedicato ai Beni Culturali con il chiaro intento di riflettere sul proprio livello di digitalizzazione. Villa Bernasconi è pronta a cogliere le opportunità di finanziamento esterno e gli attuali fondi di Next Generation EU per potenziare il ruolo del digital nella customer experience e nei nuovi servizi digitali (bookshop, attività didattiche, tour virtuali).

A rispondere alle domande dei ragazzi è stata anche la Domus Romana, “Casa del Fanciullo sul Delfino” di Lucca, nella persona del Presidente Giuseppe Bulleri. Situata nel centro storico della città, è aperta al pubblico dal 2012 dopo un restauro complessivo di 2 anni, che ha portato alla valorizzazione museale delle strutture antiche scoperte negli interrati di Palazzo Orsucci.

Attenta ai rapporti con le scuole e con il territorio, parla di un approccio ancora a livello base con il digital, sito web e social network, essendo una piccola realtà, che tuttavia sta incrementando con la progettazione di una stazione telematica multimediale per gestire le attività educative, didattiche, promozionali e di gestione del museo e la partecipazione a bandi di finanziamento dedicati.

Questa seconda fase del progetto, trattato  con le classi del liceo,  ha permesso di far emergere nuovi aspetti legati al digital e ai beni culturali soprattutto in merito alla formazione stessa degli studenti. Il grande focus mediatico sulla situazione dei musei, vista attraverso i libri di testo di storia dell’arte, ha fatto emergere alcune lacune come il concetto stesso di museo con la sua missione, il ruolo della conservazione e della valorizzazione dei beni culturali, e, da ultimo, il “fare museo” come professione.

Inoltre gli studenti, attenti e ricettivi nella lettura dei questionari, sono rimasti affascinati principalmente da due aspetti importanti: le tecnologie utilizzate dal Museo di Scienza e Tecnologia per approcciare il tema digital e le mansioni ed i ruoli degli operatori del musei in dipendenza della loro misura e copertura. I ragazzi hanno potuto percepire che gli stessi operatori museali all’interno delle piccole realtà, dovendo coprire più mansioni e più ruoli, spesso stabiliscono un rapporto emotivamente più forte con il museo stesso.

La stampa e le fonti informative, pensando al post covid, stanno ipotizzando diversi scenari museali  anche se è ancora tutto realmente da costruire, facendo proprio il concetto gramsciano che la cultura è parte integrante dell’essere umano per capire e vivere nel mondo circostante.

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