‘Sistema Vagli’, la Procura: “Puglia al vertice dell’attività illecita”. Sequestri per un milione e mezzo di euro

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LUCCA – Sono 36, in tutto, gli indagati della maxi inchiesta di Vagli Sotto, e i reati contestati, tra persone fisiche ed enti coinvolti, sono 63 e vanno dall’associazione a delinquere al falso ideologico, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, riciclaggio e peculato.

Si faceva considerare un benefattore, ma era in realtà l’artefice di una sistematica attività illegale che si traduceva in un meccanismo di assegnazione di appalti definito allegro e spregiudicato. Questa l’immagine ricostruita dalla Procura dell’ex sindaco e attuale vicesindaco Mario Puglia, ora agli arresti docimiliari con altri quattro indagati, tra cui tre imprenditori e un tecnico comunale. Sono 36, in tutto, gli indagati della maxi inchiesta di Vagli di Sotto, e i reati contestati, tra persone fisiche ed enti coinvolti, sono 63 e vanno dall’associazione a delinquere al falso ideologico, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, riciclaggio e peculato. Nello specifico, l’ex sindaco, in accordo con un noto gruppo impegnato nel settore del marmo, avrebbe concesso autorizzazioni estrattive in cambio dell’acquisto di terreni di proprietà proprio della famiglia del primo cittadino.

Le indagini sono iniziate nella seconda metà del 2018 a seguito di una notizia di reato da parte dei carabinieri forestali di Camporgiano.
Da lì la decisione di estendere il raggio di indagine avviando una fitta ricerca documentale, esame di banche dati, visure ed una serie di appostamenti e sopralluoghi che hanno iniziato a comporre un disegno apparso agli inquirenti ben chiaro, che aveva come centro sempre il sistema di conferimento di appalto, con l’ufficio tecnico del Comune (di cui l’ex sindaco Puglia era da sempre ed è ancora dirigente) sempre protagonista e con i soliti due nomi tra gli imprenditori che avrebbero beneficiato di quelli che vengono ritenuti fantasiosi eventi calamitosi per ottenere appalti che sarebbero risultati al di fuori di ogni forma di gara e di controllo. Inoltre è emerso dalle indagini che proprio quei due imprenditori sarebbero stati legati anche ad affari personali con lo stesso sindaco Puglia.

Le indagini, anche bancarie, della Guardia di Finanza, hanno portato al sequestro di oltre un milione e mezzo in denaro e altri beni.

 

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