La dogana di Castelvecchio

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In periodo Napoleonico, cioè nei primi quindici anni del XIX secolo, doveva sorgere un “presidio di dogana” a fianco o dirimpetto al piccolo oratorio di S. Antonio, oggi chiamato “Chiesina di S Antonio” nell’omonima via.

Doveva servire per il controllo delle merci in entrata nel territorio di Barga e provenienti dalla via di Rubbiano e quindi dall’attraversamento del fiume Serchio con il Pontis Populi, in uso fin verso la metà del ‘400.
Questo, successivamente al passaggio con le barche, è esistito in maniera assai saltuaria, fino all’inizio degli anni ‘20. Sulla sponda opposta del fiume, il territorio era di competenza della Repubblica di Lucca.
La probabile esistenza di un servizio di dogana è avvallata dal fatto che l’introduzione nel territorio di Barga di bestie da soma, bestie d’allevamento ecc., fin dal 1300 fosse autorizzata solo attraversando il Pontis Populi. In quell’epoca le strade campestri più importanti dovevano avere una larghezza di carreggiata di circa 10 piedi, circa 2,30-2,50 metri.

Oltre la dogana, andando verso Barga, la strada subiva una biforcazione: sul lato sinistro verso il Colle di Caprona, quindi ancora verso la Chiesa di San Quirico di Castroveteri (l’odierno Ciocco); poi ancora  in salita lungo il crinaletto spartiacque tra il Fosso del Confine e il ruscello di Valle Aperta (sopra gli attuali impianti sportivi della Tenuta del Ciocco). Giungeva così alle sorgenti del fosso del Confine (Baita dello Scoiattolo). Da qui in avanti fino ad una seconda dogana detta Dogana delle Prada. La strada correva lungo i confini di Stato fra i boschi di Lupinaia (Repubblica Lucchese) e quelli di Barga (Repubblica Fiorentina).
La foce delle Prada Garfagnine segnava un triplice confine di Stato, da qui in poi, fino al Passo del Saltello. Il versante del torrente Ceserano apparteneva alla Vicaria Estense delle “Terre Nuove” di Garfagnana. Imboccando invece, la direzione di Barga si doveva valicare il torrente Corsonna. Questo lo si poteva fare in tre punti distinti: all’altezza dei Paroli, nei pressi del rudere della cartiera, per salire dall’altra parte alla Montanella per poi arrivare a Barga; più a monte il guado era all’odierna località del Candino; infine  c’era una terza possibilità  a metà strada, all’altezza del Mulino del Picchietti.
Di questo antico passaggio esiste tuttora un tratto basolato della carreggiata, ma ormai ricoperto da terreno sedimentario del sottobosco. Queste strade, perlopiù mulattiere, intersecarono poi con la più moderna viabilità che dal 1880 circa collega il ponte di Campia con Barga attraverso il tracciato con il ponte di Catagnana; questa strada carrozzabile verrà poi identificata con il nome di Via Mordini.
Questo sviluppo storico-viario è chiaro anche a Pietro Magri  nel suo libro, “Il territorio di Barga” quando definisce la campagna di Castelvecchio, l’ideale per il contrabbando (ed era la vera ricchezza del luogo,  essendo il paese il più vicino ai centri della Garfagnana). Oggi, ovviamente il contrabbando non c’è più e la strada Mordini, oggi via Pascoli ha dato nuova vitalità ai suoi industriosi abitanti.

Pietro Moscardini, Marino Gigli e la collaborazione di Augusto Guadagnini   

 

L’Oratorio di S Antonio sulla via omonima,dove sorgeva la Dogana ora di proprietà della famiglia Turicchi

 

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