La produzione industriale lucchese frena del 2,4 per cento

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PROVINCIA DI LUCCA – La produzione industriale della provincia di Lucca frena del 2,4 per cento nel primo trimestre 2020. Il segnale di sofferenza c’è, ma l’andamento del territorio lucchese è comunque migliore rispetto a quello nazionale che ha registrato una caduta dell’11,7 dell’indice istat.

I dati congiunturali raccolti ed eslaborati dal centro studi di confindustria Toscana Nord fotograno già con chiarezza i primi segni della Pandemia Covid 19 sull’intero comparto industriale. Analisi che fa comunque emergere come Il territorio lucchese si sia fin qui difeso bene, limitando le perdite. A Lucca la flessione, come detto, si è arrestata a -2,4% tendenziale, molto meno che a Pistoia (-12,4%) e Prato (-11,6%). Le tre province, hanno registrato, complessivamente, una flessione del -6,8% nel primo trimestre.

Il risultato dell’area dipende da dati molto diversi nei singoli settori e nei tre contesti territoriali.

“Il risultato del territorio lucchese è dovuto alle proprie caratteristiche strutturali. Alcuni settori chiave, come il cartario, l’alòimentare, la farmaceutica hanno risentito meno dei condizionamenti derivanti dalla diffusione dell’epidemia e dei provvedimenti adottati per il suo contrasto.

Le difficoltà dell’economia trovano comunque puntuale riscontro nell’andamento delle richieste di cassa integrazione, soprattutto ordinaria ma anche straordinaria e in deroga. Se i primi tre mesi del 2020 avevano avuto oscillazioni consistenti ma comunque definibili come normali, le richieste sono letteralmente esplose ad aprile. Dai dati INPS sulle ore autorizzate emerge un quadro diversificato per le tre province: a Lucca aprile 2020 ha visto 4,4 milioni di ore complessive di cassa integrazione, un valore assoluto alto ma che rappresenta poco più del quadruplo di aprile 2019, quando comunque si superò il milione di ore; a Pistoia e Prato, che ad aprile 2019 contavano rispettivamente 11.500 e 24.000 ore di cassa integrazione, siamo arrivati a 2,8 milioni e a 4,6 milioni, con incrementi quindi di entità eccezionale.

Anche la richiesta di credito sulla base del Decreto Liquidità conferma la situazione critica in cui si trovano le aziende: le domande complessive (dati al 21 maggio) sono state 2.690 a Lucca, 1.783 a Pistoia e 1.656 a Prato; complessivamente, intorno al 90% delle richieste riguarda prestiti sotto i 25.000 euro, quindi spesso non ascrivibili all’industria, che invece è molto presente fra i richiedenti finanziamenti di entità maggiore. I tempi di erogazione dei finanziamenti continuano a essere lunghi.
“Il quadro non è certo roseo nemmeno per Lucca – sottolinea Giulio Grossi, presidente di confindustria Toscna Nord – Ci sono settori per i quali è fondamentale la possibilità di movimento delle persone a livello internazionale, oggi impossibile e nel breve e forse medio periodo condizionata da possibili restrizioni e comunque da timore di contagi. E’ il caso del lapideo, della nautica, di parte della meccanica ma non solo di questi. E’ il caso, soprattutto, del turismo, che come in tutta Italia è un ‘sorvegliato speciale’ per le prevedibili forti difficoltà di ripresa; ma è il terziario in generale che risente dei problemi del manifatturiero. La riduzione della socialità influenza negativamente la moda, dal tessile-abbigliamento al calzaturiero. Anche i settori che hanno sempre lavorato scontano ingenti incrementi di costi. I problemi in definitiva ci sono stati e ci saranno, purtroppo, e prevedibilmente seri”.

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