Operazione restauro degli alberi di piazza Beato Michele e Piazza delle Mura

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BARGA – Ci sono cartoline e vecchie foto perlopiù in bianco e nero che raccontano di quando alcune piazzette del centro storico di Barga erano delle piccole bomboniere anche grazie ad attenti, e a volte artistici, lavori di giardinaggio. Due di queste sono piazza Beato Michele, la piazzetta che si vede affacciandosi dal muretto del sagrato del Duomo e Piazza delle Mura che si affaccia sul bastione del Fosso.

Una volta si caratterizzavano anche per la speciale potatura delle piante a riprodurre precise figure geometriche, come i lecci squadrati di piazza Beato Michele.

L’intento del comune di Barga è adesso quella di riprovare a valorizzare queste due piazzette, proprio partendo dalla cura degli alberi esistenti che invece in questi decenni hanno preso la loro incontrollata strada di crescita. Lo hanno annunciato stamani l’assessore ai lavori pubblici Pietro Onesti con la consigliera addetta ai problemi del centro storico Maresa Andreotti; in risposta peraltro ad alcune istanze venute dagli abitanti del Castello.

Così nei prossimi giorni, visto che siamo in tempo di potature, partiranno i primi interventi per cercare di riportare i lecci sotto il Duomo di Barga ed i lecci ed i tigli di piazza delle Mura al loro antico stato; a quello che erano e che rappresentavano con le loro figure negli anni ’60 e ’70: squadrati i primi, tondeggianti i secondi

“Non è un lavoro facile e va eliminato tutto quello che è cresciuto in questi anni, dando però un senso alla ricrescita delle piante così da tentare di ricostruire le vecchie figure – ci dice l’assessore Onesti – Rispondendo anche alle richieste dei cittadini, l’intento è quello di far tornare queste due piazze delle piccole vetrine di Barga, con un occhio di riguardo in futuro anche alle aiuole”

La spesa del primo intervento, che partirà come detto a giorni, è di 5 mila euro circa.

A proposito del Duomo invece, dopo l’accezione dell’illuminazione ai sottostanti archi della Ripa, il comune intende riaccendere anche il faro che un tempo illuminava anche il grande cedro sul prato dell’aringo.

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