Vicenda pirogassificatore, nasce il gruppo No al no a prescindere. Lettera di un dipendente

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Nella vicenda KME – pirogassificatore, oltre alle tante iniziative del fronte del no, l’ultima delle quali il 28 con un’assemblea pubblica a Castelnuovo, c’è anche il mondo dei dipendenti dello stabilimento metallurgico di Fornaci dove ovviamente c’è preoccupazione per gli sviluppi della vicenda e soprattutto sulla possibilità o meno che il piano industriale annunciato da KME possa effettivamente essere realizzato.

Su Facebook, in completa antitesi con quella del “No al pirogassificatore”, è nata anche la pagina   “No al no a prescindere” . Dove i post dei partecipanti, ribadiscono il disagio che i dipendenti  vivono, con l’appello affinché prima di prendere una posizione di totale opposizione, si conosca meglio il progetto; compreso le prospettive degli stessi lavoratori ed il loro punto di vista. In tal senso va il posto  scritto da Andrea Mori, uno dei fondatori della pagina, che afferma in sintesi.

Intanto, pubblicata anche sulla pagina di cui parliamo, ci arriva la lettera scritta da Andrea Mori che è uno degli amministratori della pagina stessa. La pubblichiamo di seguito:

 “Voglio cogliere l’occasione della presenza di questo gruppo per fare alcune riflessioni in merito alla questione pirogassificatore.
Io lavoro presso lo stabilimento KME di Fornaci di Barga e mi fa piacere provare a spiegare quello che può essere il punto di vista di un dipendente, rivolgendomi soprattutto a chi lavora in altre realtà.

La costruzione di questo impianto potrebbe essere una risorsa straordinaria per la nostra fabbrica e, di conseguenza, anche per il benessere della valle che ospita il nostro stabilimento da oltre cento anni. 
E’ vero, sono di parte, ma credo di potermi fidare di quello che dicono i vertici della ditta e la mia fiducia nasce da motivi ben precisi che provo a spiegarvi brevemente.

Lavoro in fabbrica da 25 anni e da quasi dieci dobbiamo fare fronte a sacrifici e ad una incertezza continua sul futuro del nostro posto di lavoro. La ditta in questo periodo ha chiuso spesso il proprio bilancio con gravi perdite (milioni di euro) ma ha sempre fatto di tutto per farci avere il nostro stipendio e per non licenziare nessuno e (pur tra mille difficoltà) finora c’è sempre riuscita. Alcune volte non aveva le risorse per comprare la materia prima da lavorare in fabbrica ma ha sempre trovato il modo di pagare noi dipendenti.
A me non sembra poco.  Ho degli amici che hanno perso il loro posto di lavoro, il TFR e molte mensilità a causa del fallimento delle loro ditte. Credo che pagherebbero di tasca propria per lavorare in una ditta come la nostra.

I vertici della nostra ditta ritengono che l’impatto ambientale complessivo futuro dello stabilimento (con pirogassificatore e tutti gli impianti funzionanti) sarebbe molto minore rispetto a quello di dieci anni fa, in cui la fabbrica produceva a pieno regime. 
Perché non dovrei crederci?
Cinque anni fa eravamo in molti in piazza a manifestare contro la chiusura del forno Asarco. In molti (compresi alcuni di coloro che oggi sono tra i più critici al pirogassificatore) eravamo in corteo a sperare che questo forno potesse continuare a funzionare a pieno regime. Allora io mi domando: cinque anni fa la qualità dell’aria che veniva respirata nella nostra valle non interessava a nessuno? Forse qualcuno pensa che un forno fusorio concepito quasi mezzo secolo fa possa inquinare meno di un pirogassificatore concepito nel 2020?
Non credete che essendo una risorsa economica così straordinaria la ditta avrebbe le disponibilità economiche e tutto l’interesse a produrre un impatto ambientale veramente minimo ora ed in futuro?

Questi sono i motivi che mi spingono ad avere fiducia, nell’interesse della fabbrica e, di conseguenza, del territorio in cui è situata. Una fabbrica in salute avrebbe la possibilità di riassumere tra un po’ di tempo, invece di veder calare continuamente il numero dei propri occupati e di avere prospettive sempre al ribasso”

Andrea Mori

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