Pinassi su KME: a Fornaci un progetto di autonomia energetica sostenibile a 360°. Disponibili al confronto, a patto di reciproco impegno a soluzioni concrete

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Merita di essere letto fino all’ultima riga l’intervento inviato alla Nazione di Lucca, in edicola stamani, ed anche al Giornale di Barga, dall’AD di KME Claudio Pinassi. Parla di tante cose, ma soprattutto dei possibili sviluppi della politica energetica presso lo stabilimento di Fornaci. KME, sottolinea Pinassi, è aperta al confronto con tutti, a patto che ci sia un reciproco impegno a percorrere soluzioni concrete e non “avvelenate” da ideologismi aprioristici e allarmismi ingiustificati da ideologismi aprioristici, allarmismi ingiustificati, in una contrapposizione manichea e falsa che potrebbe persino avere, come esito finale, il risultato della chiusura dell’insediamento industriale.

Le soluzioni allo studio sono ancora molteplici – dice anche Pinassi – in ogni caso la scelta ricadrà su tecnologie ampiamente consolidate in termini di sostenibilità ambientale a livello locale e riconosciute come migliori tecnologie applicabili (BAT) nel settore della produzione energetica.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le prese di posizione sul futuro dello stabilimento KME di Fornaci, in particolare intorno ad alcune ipotesi di sviluppo per renderlo più competitivo. La discussione in corso è certamente da valutare positivamente, in quanto conferma l’importanza che l’attività manifatturiera dello storico insediamento industriale (lo scorso anno ha compiuto un secolo di vita) continua a rivestire per il territorio.

Vorrei dunque fare il punto della situazione, per far sì che la discussione, per la quale l’azienda ribadisce la massima apertura e trasparenza, possa proseguire nella concretezza, sgombrando il campo da fantocci polemici.

Come tutti sanno, la fabbrica di KME di Fornaci ha vissuto un ultimo decennio di pesanti perdite, dovute anche alla gravissima crisi globale e ad una conseguente profonda involuzione dei mercati di riferimento del proprio settore, quelli dei semilavorati di rame e leghe. Sono state fatte varie ipotesi di soluzione, ma la scelta finale è stata quella di un rilancio strategico del core business metallurgico. A questo fine, nel giugno del 2016, è stato sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali, con scadenza nell’autunno del 2018, per gestire la fase di risanamento facendo ricorso, in modo anche innovativo, agli ammortizzatori sociali disponibili avendo come primo obiettivo la salvaguardia dell’occupazione. I dati risultanti dal primo semestre 2017 confermano, pur in un quadro generale ancora difficoltoso, che la strada intrapresa è quella giusta.

In conseguenza, KME, oltre a perseguire gli obiettivi fissati dall’accordo sindacale per il 2018, vuole impostare una strategia di rilancio a medio-lungo termine che consenta di mantenere e persino rafforzare la propria leadership nel settore. A tal fine uno dei nodi cruciali da affrontare è quello dei costi energetici.

L’industria metallurgica è notoriamente una delle più “energivore”. Si aggiunga che la specificità della legislazione italiana ha fatto sì che la bolletta energetica fosse particolarmente gravosa, soprattutto rispetto alle industrie concorrenti in Europa. Finalmente, anche se con pesante ritardo, dal prossimo anno le regole tariffarie consentiranno alle aziende italiane con tali caratteristiche di avere un trattamento parificato a quelle dei competitors europei. Per lo stabilimento di Fornaci di Barga ciò significherà un notevole risparmio.

Al di là di questo aspetto tariffario, pur importante e indispensabile, KME vuole però investire nello sviluppo di una autosufficienza energetica che la metta al riparo, per quanto possibile, da future oscillazioni dei costi dell’energia.

Su questo punto voglio fare chiarezza, per sgombrare il campo da ogni possibile ambiguità e strumentalizzazione.

L’attuale configurazione dello stabilimento e dei suoi impianti è ampiamente al di sotto dei limiti indicati dalle leggi.

Le soluzioni allo studio sono ancora molteplici; in ogni caso la scelta ricadrà su tecnologie ampiamente consolidate in termini di sostenibilità ambientale a livello locale e riconosciute come migliori tecnologie applicabili (BAT) nel settore della produzione energetica.

Il progetto che verrà scelto, oltre ad avere le caratteristiche di efficienza produttiva e obbligatoria sostenibilità economica, sarà assolutamente migliorativo per tutti i tipi di emissioni rispetto alla configurazione attuale, per quanto essa sia già ampiamente nei termini delle leggi vigenti ed in linea con le BAT di settore.

Qualsiasi sarà la soluzione prescelta, KME intende realizzare avanzati studi di valutazione degli impatti ambientali e sanitari al fine di poter avviare un confronto serio e costruttivo con le Autorità, Istituzioni e le parti interessate.

Fatta chiarezza su questi punti, ribadisco che KME è aperta al confronto con tutti, istituzioni, sindacati, componenti della “società civile”, cittadini, a patto che ci sia un reciproco impegno a percorrere soluzioni concrete e non “avvelenate” da ideologismi aprioristici, allarmismi ingiustificati, in una contrapposizione manichea e falsa che potrebbe persino avere, come esito finale, il risultato della chiusura dell’insediamento industriale. Dopo cento anni, la fabbrica di Fornaci di Barga può e deve continuare ad essere un fattore importante di sviluppo del territorio. KME è impegnata per questo.

Claudio Pinassi – AD di KME Italy SpA

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Commenti

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  1. Il caterozzino


    R: Pinassi su KME: a Fornaci un progetto di autonomia energetica sostenibile a 360°. Disponibili al confronto, a patto di reciproco impegno a soluzioni concrete
    Perché Pinassi ha messo “società civile” tra virgolette? Pensa forse che chiunque è contrario alle sue idee, sia un incivile?Per favore ci spieghi meglio….


  2. R: Pinassi su KME: a Fornaci un progetto di autonomia energetica sostenibile a 360°. Disponibili al confronto, a patto di reciproco impegno a soluzioni concrete
    Sono convinto che si possano realizzare impianti di ogni genere a impatto ambientale zero ed in ogni parte del mondo sarei favorevole a realizzarli. In Italia no. Perché in Italia le regole, anche se esistono, sono “addomesticate”, gli interessi in ballo sempre troppi, il margine da ottenere ancora di più e se ognuno della catena chiude un occhio alla fine non ne abbiamo aperto nessuno. Appartengo alla società non civile, probabilmente, e sono troppo sospettoso, non me ne voglia l’AD di Kme, ma la fiducia nelle persone, nelle istituzioni e nelle aziende francamente nel tempo è scemata.

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