Lo speciale che c’è in Barga. Intervista con Walter Tognocchi

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Nel successo e nel nuovo corso che indubbiamente ha avuto in questi ultimi anni il Barga Jazz festival c’è e anche lo zampino di un uomo che ha incontrato in questi anni Barga. L’ha scoperta e la sta scoprendo come una meravigliosa ed inaspettata sorpresa ed ha deciso di mettere a disposizione di questo luogo le sue capacità. Anzi, di alimentare proprio con quello che Barga offre, la sua voglia di fare ed il suo entusiasmo in una sorta di dare e ricevere positivo per entrambe le parti. E’ Walter Tognocchi, imprenditore toscano che a Barga ha dato vita anche alla bella esperienza ricettiva del B&B Acchiapassogni, ma non solo a quella. Innamorandosi nel frattempo, sempre di più, di questa terra.

Sei rimasto indubbiamente colpito da Barga. Ma che cosa è che ti ha comunicato questa terra per decidere di impegnartici tanto?

“Penso che tutto ciò che accade, accade sempre a livello della capacità di percezione che un individuo ha. Penso che Barga accolga e chiami tutti gli individui che vivono di produzione creativa, di tutto ciò che è sviluppo ed evoluzione della percezione (quindi la pittura, la poesia, la musica). Anche della stessa la capacità relazionale che è cosa artistica. E a Barga l’approccio relazionale non è davvero comune.
Penso insomma che gli individui che chiedono qualità dal punto di vista della percezione, dal punto di vista della capacità di produzione creativa a Barga trovino la loro patria. E non è davvero facile trovare un posto del genere.
In passato ce ne sono stati altri che poi sono diventati anche famosi, ma spesso accade che l’aspetto di cui parlo si inflazioni e perda con il tempo il suo valore. E questo è indubbiamente un elemento che va evitato: la prostituzione di un luogo che dal bello diventa gossip e basta. Barga ha comunque in sé questa grande potenzialità. Ha la capacità, probabilmente legata al DNA che porta con sé fino dal Rinascimento. Qui gli individui, i luoghi, le pietre, i palazzi portano nei secoli l’eredità di uno sviluppo che a Barga indubbiamente c’è stato. A Barga ci sono stati i Medici. E questo DNA si sente; e la città deve essere orgogliosa di questo e sfruttare questo tesoro.
Comunque, questo DNA viene sentito da quei soggetti che dentro di sé trasportano la passione per l’arte, la cultura, la creatività, il bello. Questo penso sia stato l’elemento fondamentale che mi ha chiamato, portato qua e che mi stimola più che in altri luoghi dove svolgo le mie attività, a dare un impegno maggiore. Perché c’è una energia di fondo che mi alimenta e che mi dà il grande entusiasmo e la voglia di collaborare con voi barghigiani che siete una comunità, lo devo dire, di una ospitalità, a volte sarcastica, a volte non facile, non così scontata, ma forse anche per questo molto più bella.
Qui l’ospitalità quando si esprime è reale, tangibile. E questa è una ricchezza enorme di questa comunità di cui oggi mi sento adottato. E di questo ne sono piacevolmente colpito. E inorgoglito”.

In questi anni abbiamo visto il tuo particolare amore per il festival jazz che proprio con il tuo arrivo ha fatto registrare una serie di novità interessanti. Da cosa nasce la tua passione per questa manifestazione?

“Amore per la musica e per le persone che organizzano e portano avanti questo tipo di manifestazione. Quando sono arrivato a Barga ho trovato un’eccellenza, ho trovato una manifestazione che rappresentava il meglio che Barga poteva esprimere; sia dal punto di vista umano per quanto riguarda il lavoro volontario, il dono, di tanta gente, del proprio impegno alla propria città; sia per l’alta qualità delle rappresentazioni che venivano proposte, della musica prodotta, dei gruppi che poi partecipavano; ma anche la bellezza di un evento che dimostrava la capacità di questo posto di esprimere livelli artistici molto elevati.
Quindi la meraviglia di un luogo dove tante persone, dimostrano una sensibilità e una capacità artistica e creativa così concentrata che difficilmente si trovano in altre zone della Toscana, ma direi anche d’Italia e all’estero. Così, partecipare e condividere questi eventi, è diventato per me un modo per esprimere anche le mie doti creative, le mie possibilità di apporto ad un progetto che dimostra di essere la punta di diamante per Barga”.

Quest’anno sei stato uno dei protagonisti, insieme a Riccardo Negri, del successo di una delle novità importanti e significative del festival edizione 2013: la riscoperta dell’Albergo Villa Libano per il nuovo corso di EnoJazz. Una novità non solo musicale, ma artistica a tutto tondo che ha richiamato tanto pubblico. Una specie di rinato salotto buono per Barga?

“Villa Libano è stato ed è l’espressione della capacità di Barga di portare e di attirare soggetti ed idee, capacità; sia dal territorio italiano, ma anche dall’estero. E questo perché le persone che ora stanno seguendo e curando la possibile rinascita di Villa Libano, sono persone amanti dello spirito creativo.
E’ il classico caso del bello di Barga, dove diverse persone, di diversa estrazione ed esperienza culturale, artistica ed umana, si sono ritrovate ed hanno visto nell’unione delle loro sensibilità la possibilità di usare un luogo che già di per sé ha grande valore per Barga. Ma che adesso ha trovato la coagulazione di individui che amano il fare. E’ da questo aspetto che in questa location è nata una novità. La novità di mettere insieme tutte queste bellezze, di omogenizzarle come mai avviene. Se Barga infatti esprime da sempre grandi eccellenze lo fa spesso in maniera separata. Villa Libano è un primo esempio reale, concreto, di collaborazione fra più soggetti, fra più attività, idee. Allora il jazz, la buona ristorazione, la buona accoglienza, l’evento, l’arte, il luogo. C’è una massima orientale che tengo presente sempre nella mia vita che recita: affinché qualcosa di buono capiti occorre il mix tra presone, tempo e luogo.
Al Villa Libano è capitato questo. Si sono riunite e concentrate e trovato armonia le persone di esperienza diversa; il luogo, che è fondamentale; il tempo, perché tutto coincideva con la manifestazione più importante di Barga che è Barga Jazz”.

Villa Libano rimarrà una esperienza legata a questo evento, o pensi che ci sia un futuro nuovo per questo posto?

“Ritengo sia necessario approfondire le potenzialità di questa location, compatibilmente ai piano di sviluppo che ovviamente chi di dovere dovrà portare avanti (e tengo a precisare che non sono io a curare questa cosa, ma altre persone). Sono comunque stato onorato di esser stato coinvolto in questa possibilità di sviluppo legando a quel luogo una serie di iniziative delle quali la prima espressione è stata sicuramente l’EnoJazz, ma dove c’è la possibilità di realizzare una quantità e qualità di manifestazioni e di eventi sfruttando quella linea di collaborazione e di condivisione che poi è espressione dell’iniziativa di Barga Partners che sto portando avanti in questi anni: creare una squadra di capacità, di eccellenze, di voglia di fare. Indubbiamente oggi, in quella location, si può trovare terreno fertile per esprimere questo concetto, attraverso l’utilizzo dell’arte, la letteratura, il cinema. In quella location si possono integrare e sviluppare tante cose. Si può pensare a conferenze, letture, proiezioni estive di cinema d’essai, presentazioni di libri. Si può pensare a tutta una serie di belle cose da realizzare in questo luogo che peraltro ha un grande vantaggio: non creare disturbo agli altri. Un problema di Barga dove spesso nell’organizzazione di eventi e manifestazioni non si riesce a rispettare i bisogni degli altri, di chi magari ha bisogno di riposo e di tranquillità. Villa Libano è meraviglioso perché permette, pur essendo nel centro storico, di sfruttare una posizione che non è di disturbo a nessuno.
Insomma, questo è il luogo giusto per divenire un punto di riferimento per tutta una serie di manifestazioni, culturali, artistiche e letterarie”.

Vivendo e scoprendo le eccellenze di Barga, quali sono i sogni nel cassetto di Walter per questa terra?

“Premetto che per me è un grande onore poter vivere e lavorare in un luogo dove così forte e sgnificativa è la presenza di tante persone di grandi espressioni artistiche:, letterati, scrittori, poeti, artisti, musicisti di alto livello. Tutto questo offre un grande stimolo. Il mio è quello di coordinare tutte queste capacità. Senza falsa modestia, ritengo di essere un individuo che ha grandi capacità organizzative. Queste eccellenze che Barga esprime hanno forse bisogno, forse chiamano la possibilità di un coordinamento maggiore, di una collaborazione maggiore tra tutte le parti. Questo è il mio principale progetto: coordinare tutte queste capacità per il raggiungimento di uno scopo finale.
Mi spiego meglio. Con EnoJazz abbiamo visto che più si mettono insieme eccellenze, più esse sviluppano e moltiplicano la loro capacità di espressione, di penetrazione e di comunicazione anche verso l’esterno. L’obiettivo principale è quello di portare Barga ad avere un eco maggiore a livello internazionale, ma non con un richiamo turistico becero, bensì di alta qualità. Dove la cultura, l’espressione artistica in tutte le sue possibilità comunicative, possano trovare la forza di andare oltre.
Barga è un posto incantevole e ha davanti a se la possibilità di incrementare la sua penetrazione a livello turistico. Ma lo deve fare in modo mirato ed intelligente. Se rispettiamo i canoni dell’alta qualità, l’attenzione a non trasformare un luogo prezioso in una specie spiaggia di Rimini. Lo sviluppo di questo posto può allora essere sostenibile, armonioso, ed insieme anche ricco.
Ho avuto la fortuna nella mia esperienza, di comprendere, dopo tanti anni di lavoro, che la dicotomia che spesso viene messa in evidenza tra bello e ricco non deve esistere. Il bello deve andare a braccetto con la ricchezza e viceversa. Le due cose separate non possono vivere, alimentarsi. C’è bisogno di ricchezza, e che questa ricchezza venga canalizzata nel bello. A volte c’è ricchezza nei luoghi e questa ricchezza viene invece investita nella roba di bassa qualità. Qui a Barga c’è la possibilità di creare ricchezza dal bello e il bello può a sua volta alimentarsi con la ricchezza che lo stesso produce. Diventando quindi in circolo virtuoso”.

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