Il tenente colonnello Maioli Giuseppe del Distretto Militare di Pisa, distaccamento di Livorno, si rivolse al parroco per “conoscere tutti gli elementi in suo possesso, atti a stabilire l’attività svolta durante il periodo di occupazione nazi-fascista dal soldato Vestrini Giorgio di Roma” affinché la moglie Bini Elina potesse ottenere “ le concessioni amministrative spettanti alle vedove per la causa partigiana”.
Dopo quattro mesi il parroco fu di nuovo contattato dallo stesso colonnello perché alla vedova serviva un atto notorio comprovante che il marito fu fucilato dai nazi-fascisti, accusato di aver complottato con i partigiani, il 7 maggio ’45. La risposta di don Pinagli non è stata ritrovata, ma certamente lui prestò il suo aiuto.
I familiari di un altro partigiano di Torino, sergente maggiore Virginio Vai, che fu fucilato lo stesso giorno, scrissero varie volte al parroco dal 1946 al 1964, anno in cui fu riesumato dal cimitero di Filicaia e sepolto a Livorno. Quanto avrà girato per uffici pubblici don Pinagli per avere il certificato di morte, non solo per far avere la pensione alla moglie, ma anche per denunciare il generale Carloni, responsabile della strage.
Il terzo giustiziato fu il soldato Nello Simoncelli di Fiumana di Predappio (Forlì) ed anche la sua famiglia si mise in contatto con il parroco per ottenere documenti ed avere informazioni. La salma fu riesumata dai partigiani dei suoi luoghi e portata a Predappio.
Il bersagliere Arturo Andreoni di Monza, deceduto in Filicaia durante la ritirata dal fronte, nella notte del 18 maggio 1945 fu seppellito da persone del paese, alla presenza del parroco. La madre poi, nel giugno, scrisse una lettera molto commovente a don Pinagli con i ringraziamenti per lui e per tutta Filicaia. Il prete le fece anche avere gli oggetti personali del figlio e rimase in contatto con la famiglia almeno fino alla primavera del 1953, quando la salma fu finalmente riportata a Monza e da quel giorno finalmente lì riposò.
Il caporal maggiore Sansini Bruno di Firenze morì a Filicaia il 25 gennaio 1945 in seguito all’esplosione di un deposito di munizioni del quale era a guardia. Era figlio unico ed aveva solo la mamma, donna di servizio in Francia presso la famiglia dei marchesi Antinori che scrisse al parroco nel settembre del 1947 per visitare la tomba del figlio prima di ripartire per la Francia. Da Parigi poi ringraziò sentitamente tutta Filicaia perché si erano preoccupati per la tomba del giovane.”Non credevo mai di trovarla così ben tenuta, è proprio vero che in questo mondo vi sono i poco buoni, ma ci sono anche i buoni!”
Don Pinagli aiutò la madre anche ad ottenere i documenti per la traslazione dei resti mortali del figlio, che avvenne nel dicembre 1964.
Don Palmiro conosceva più di una lingua e quindi aiutò pure famiglie straniere ad avere notizie dei loro cari.
Un soldato francese, Mejer Renatus, da Mulhouse (Francia) morì in Garfagnana il 22 ottobre 1944 e fu sepolto nel cimitero di Filicaia, paese dove aveva la residenza la sua compagnia.
Nel febbraio 1950 il sindaco di Camporgiano ricevette una lettera scritta in francese che passò al parroco, il quale fornì alla famiglia tutte le informazioni che desiderava. Il 2 maggio 1950 la madre fu informata dal parroco che la salma del figlio era stata riesumata e portata nel cimitero militare francese, a Roma, il giorno 22 aprile 1950.
Un militare austriaco, Richard Sagh di Vienna, fu ucciso al fronte il 18 novembre 1944 e sepolto a Filicaia, i genitori nel 1947, dopo una comunicazione di un comandante tedesco, scrissero al parroco per sapere se esisteva ancora la tomba del figlio. Alla risposta affermativa e di fronte alla grande disponibilità del parroco espressero il desiderio di venire a pregare sulla sua tomba e poi con il tempo di riportarla in patria. Il 13 maggio 1948 così scrissero al parroco: “Le siamo ineffabilmente grati che ha assistito all’esumazione e alla sepoltura del defunto in una tomba in muratura e che si abbia incaricato di tutti altri passi necessari”.
Il 18 novembre 1951, dopo lunghi anni, il soldato ritornò finalmente in patria, grazie non solo a Dio, ma “anche alla loro gentilezza, senza loro cooperazione, l’opera mai sia conclusa” dichiararono i genitori in una breve e affettuosa lettera. Don Pinagli nel 1958 andò a Vienna con due suoi confratelli e fece visita alla famiglia Sagh.
Un sergente austriaco, Robert Bliem, scrivano presso il comando militare in Filicaia, durante la guerra fece amicizia con don Pinagli. Era studente nell’ordine dei redentoristi, si accostava spesso alla Comunione e più volte servì la messa con un altro studente dell’Alsazia Lorena.
Dopo la fine della guerra il parroco provò a scrivergli all’indirizzo che gli aveva lasciato e seppe che era vivo e stava bene, anche il fratello era tornato dalla prigionia il primo ottobre 1945, così la famiglia si era riunita. Anche lui lo ringraziò “di tanti benefici ricevuti durante la dimora in Filicaia“ e lo informò che anche l’altro studente trappista stava bene.
Nel 1975, venuto a Roma per l’anno santo, Bliem tornò a trovare il parroco in Filicaia…
Anche per la liberazione del comandante Bin don Pinagli aiutò i parenti, insieme al paese che era tutto con lui…
Don Pinagli morì nel 1974, ma la Garfagnana non dimenticherà mai quello che fu capace di fare questo piccolo prete di campagna!



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