Estate 1946. Un barghigiano alle elezioni

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Festa delle Repubblica.

Le elezioni del ‘46; mio papà, classe 1925, mi ha raccontato un episodio che avvenne proprio in quei giorni, a Roma. E’ una storia curiosa, non comica, ma ci aiuta a capire chi eravamo, come siamo stati e quello che è il nostro presente.

1° Corso Guardie di Pubblica Sicurezza: Biondi Bertino da Sommocolonia, 20 anni, orfano di padre saltato su una mina in Lama, per mantenere la numerosa famiglia di sei fratelli, fa un pò di domande di assunzione quà e là… I Carabinieri di Fornaci lo raggiungono alle “Leghe Leggere” della S.M.I. mentre lavora, e gli dicono di presentarsi a Nettuno per cominciare il corso in polizia. Parte da Barga a fine dicembre del 1945, e raggiunge la Scuola Guardie di P.S. a Nettuno.

La Caserma era stata bombardata dagli americani e dichiarata “disastrata”; mangiavano quando trovavano da cucinare… i tetti scoperti, le finestre senza vetri, letti da campo americani, armi di tutti i tipi… divise poche e a scaglioni, sino a fine corso alcuni erano ancora con gli abiti borghesi!

Durante il corso il Biondi è raggiunto dalla notizia che a causa di uno scoppio di un ordigno esplosivo in Piazza San Rocco a Sommocolonia, è morto anche il fratello maggiore, l’Adelmo. Per questo nella foto in uniforme porta sul bavero sinistro della giacca un nastrino nero con due stellette a lutto, due caduti per cause di guerra. Avvisato con telegramma, il Biondi non riuscirà neanche ad arrivare in tempo per le esequie del fratello.

Un viaggio da Nettuno a Barga era un avventura nel ’46.

 

Estate 1946; le elezioni.  

L’Italia sceglie tra la Monarchia o la Repubblica e la Costituente.

C’era un clima sociale pesante, difficile, sanguigno.

La guerra era terminata da poco. La politica era fortemente sentita.

“Don Camillo e Beppone” . Il nostro amico Nazareno Giusti aveva tratteggiato benissimo nei suoi disegni acquarellati il clima e le tensioni di quei giorni, nel Mondo Piccolo di Guareschi di là dall’Appennino…Si sparava ogni notte; si regolavano vecchi conti, rancori, vendette.

L’altro volto della politica. La cattiveria, la rabbia, il rancore. La delusione. La speranza.

C’era di tutto dentro un’ Italia davvero in bilico.

Tutti gli “allievi” Guardie di PS vengono mobiliati per l’esigenza “Presidio seggi” a Roma.

Otto compagnie di “allievi guardie”, con vecchi camion scassati residuati bellici, vengono trasportate nella capitale per presidiare i seggi.

Papà mi ha sempre raccontato con forte senso di tristezza il clima di tensione che avvertirono entrando a Roma la sera; tutti gli incroci erano presidiati da carri armati, postazioni con mitragliatrici, filo spinato davanti agli edifici istituzionali… poca gente in giro… spari isolati…

Le guardie erano armate nei modi più disparati!

Chi aveva un moschetto automatico MAB 38, chi il moschetto’91, chi uno STEN della guerra, chi addirittura un vecchio Vetterli! Bombe a mano in tasca, pistole ognuno la sua; mio papà aveva fatto la guerra e aveva un Walter P38 sequestrata a un tedesco disertore a Renaio!

Sembrano novelle, ma è la pura verità! Siamo nel 1946…

L’Allievo Guardia di PS Biondi Bertino viene lasciato a presidio di un seggio in Trastevere; assieme a lui un bersagliere di leva di 19 anni, del ricostituito “Regio” Esercito Italiano.

Pochi giorni dopo il Regio Esercito Italiano, con la vittoria della Repubblica, diventerà semplicemente “Esercito Italiano”, così come Carabinieri Reali, la Regia Marina, la Regia Guardia di Finanza ecc., perderanno l’attributo qualificativo “Regio” .

Mio papà, allievo poliziotto, comanda la sicurezza del seggio.

Il brigadiere che lo lascia sul posto lo rassicura: “Finito lo spoglio delle schede, rimanete qui e passeremo a recuperarvi.”  La consegna è semplice.

Le elezioni, a parte il gran caldo si svolsero senza problemi. Le votazioni eran cose serie e molte sentite. La gente era disciplinata e i romani facevano ore di fila sotto il sole per votare; molti si svenivano per il gran caldo. Qualcuno previdente si era portato uno sgabellino, altri una pagnotta. Acqua fresca dalla fontana in Piazza.

Per la prima volta nella storia italiana votavano le donne.

Era davvero un evento storico importantissimo.

L’astensionismo fu quasi inesistente; votò circa il 90 % degli aventi diritto; tra quelli mio padre. Repubblica senza se e senza ma; è l’unica volta che mi ha detto per chi aveva votato…

Passa il primo giorno… la faccenda funzionava bene; l’impegno più grande era controllare la lunga fila, e in particolare le labbra delle donne, con grande piacere dai due baldi giovanotti; infatti era stata diramata una direttiva dal Ministero che invitava le signore a non mettere il rossetto sulle labbra per evitare di segnare la scheda leccandone il bordo in gommalacca nel chiuderla. Qualsiasi segno avrebbe invalidato il voto. Questa faccenda era uscita in un articolo del Corriere della Sera ed era stata recepita dalle Autorità. In realtà le schede nulle furono circa il 6 %… pochissime.

Il giorno dopo… finiti i pochi soldi che avevano in saccoccia per far colazione all’unico bar aperto in Piazza Santa Maria in Trastevere, terminate le operazioni di spoglio, il Presidente nel tardo pomeriggio chiude il seggio. Il personale scrutatore e tutti gli altri salutano e se ne vanno e i due, il poliziotto (papà) e il bersagliere, rimangono dentro ad aspettare il mezzo che li dovrà recuperare… la consegna è chiara; attendere qui!

Telefoni “nada de nada”… siamo nel 1946.

Passa la giornata, niente.

La fame arriva a vent’anni, ci son poche chiacchere…

La sera passa il prete della parrocchia e li vede, seduti fuori, tutti accaldati, un po’ spauriti; si avvicina e chiede: “Come va?… Come state?” “Tutto bene…avremmo un po’ di fame…”

Il parroco fa arrivare dalle donne della parrocchia una zuppiera di pastasciutta.

Almeno la cena è rimediata;

Passa il terzo giorno… niente…

Il prete rimanda un po’ di roba, pane, della zuppa, frutta.

Il quarto giorno, ancora niente.

Dopo la colazione con un po’ di latte e pane mandato sempre dalla carità della gente del posto ( !) papà riesce, tramite il telefono della parrocchia ad avvisare il Comando Scuola di Polizia a Nettuno che loro son ancora li…

Risposta classica, incazzata e scontata dal Comando Scuola: “Attendere!”

Il mattino del 5° (quinto!) giorno arriva uno scassato camioncino 18 BL con il cassone in legno e la cabina in tela e carica su papà; il soldatino deve rimanere lì, perché …”Ci penseranno i suoi”…

A mio padre (ancora allievo, non effettivo!) tornava davvero male lasciare quel giovane bersagliere così, abbandonato; si incazza un po’ con il brigadiere e alla fine lo convince a farlo salire a bordo e lo fa lasciare alla Caserma Macao, una caserma dell’Esercito vicino alla Stazione Termini, “…Almeno li qualcosa da mangiare glielo daranno”…

Con questi presupposti… siamo stati anche troppo bravi, dopo.

Viva la Repubblica Italiana.

 

Commenti

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  1. Giovanni giustiniani


    Dalla storia si legge che fu un periodo veramente travagliato ma pieno di speranze.


  2. Grazie Vittorio,come al solito mi hai strappato lacrime-

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