Quando ci trasferimmo dai Battisti ai Domenichetti mio padre cercò di imparare a potare le viti perché non l’aveva mai fatto e per questo chiese ad un vecchio coltivatore di Sommocolonia se gli insegnava.
Tognetto, questo era il suo nome, acconsentì e quando fu il tempo della potatura veniva una volta alla settimana ad opre e mangiava con noi. In realtà si chiamava Antonio, ma era conosciuto da tutti per Tognetto perché era basso, con spalle larghe e robuste, tipiche di un gran lavoratore.
Era sempre allegro e raccontava frottole gigantesche a cui mio padre fingeva di credere…
Una delle tante fu quella di aver visto, una sera all’imbrunire, tanti cinghiali in fila che si allontanavano dal paese di Sommocolonia, riuscì a contarli ed erano ben diciassette!
Aveva però sempre un velo di tristezza negli occhi forse perché la sua vita non era stata troppo facile ed anche ora, da anziano, faceva da guida ai tre nipoti, figli del suo primogenito, morto molto giovane di malattia.
Questi ragazzi erano attaccatissimi al nonno, gran lavoratori, molto giudiziosi e ben presto ognuno si creò una propria famiglia, per fortuna il nonno morì molto anziano e poté vederli sistemati!
Tra tutte le disgrazie che nella vita gli erano successe vi fu anche la morte di un figlio durante la guerra: era il 26 dicembre 1944, Santo Stefano, Sommocolonia era sotto una pioggia di granate tedesche e qua e là scoppiavano incendi. Il giorno di Natale era trascorso abbastanza tranquillo ma dal pomeriggio le sparatorie tedesche si fecero più insistenti ed i nemici entrarono in paese.
Mentre infuriava la battaglia un uomo di Sommocolonia uscì di casa per vedere che stava succedendo e non fece in tempo ad alzare le mani che i tedeschi lo scambiarono per un partigiano e lo uccisero con una raffica di mitra. La porta di casa però era rimasta aperta, i soldati spararono dentro e uccisero un bambino e ne ferirono un altro. Questi bambini erano entrambi figli del Tognetto. Il più piccolo, Giuliano di cinque anni, morì sul colpo, l’altro, Nardino, di undici, fu ferito ad una coscia.
Durante un intervallo della battaglia un uomo del paese si caricò sulle spalle il ferito e con lui molte persone ancora dentro a Sommocolonia si spostarono fuori, in una casa in campagna.
La madre di Giuliano era distrutta, voleva a tutti i costi tornare a prendere il suo bambino che forse non era morto e Tognetto faticò parecchio a convincerla che avrebbe messo in maggior pericolo anche l’altro, bisognoso oltretutto di cure perché continuava a perdere sangue e a lamentarsi.
Non avendo bende, la mamma si tolse la camicia e con pezze di questa tamponarono la ferita.
La mattina seguente il babbo e un amico, con due pali ed una coperta “aggeggiarono” una barella e con questa portarono Nardino all’ospedale, da dove uscì parecchio tempo dopo guarito, almeno fisicamente, ma quanto si sarà spaventato nell’accorgersi che lui era ferito e l’altro morto! Forse saranno riusciti a fargli credere che Giuliano era solo ferito come lui, oppure poteva essersi svenuto dal male!… Ma questa strage sarà rimasta nei suoi occhi per tutta la vita anche perché a quel tempo non esistevano psicologi che seguissero persone in difficoltà. Probabilmente si sarà spaventato anche a dover rimanere solo all’ospedale perché il padre sarà tornato per assistere la moglie…. Per fortuna nei momenti di maggior bisogno gli abitanti dei piccoli paesi di solito si aiutano uno con l’altro!
Il corpo di Giuliano fu recuperato appena i tedeschi indietreggiarono e sepolto nel cimitero di Sommocolonia. Il nome Giuliano fu messo poi al nipote primogenito di Tognetto.
Soltanto una volta, in una giornata in cui era particolarmente triste, lui raccontò ai miei genitori questa storia e fu anche l’unica volta in cui vedemmo uscire parecchi lacrimoni dai suoi occhi…

Piccola vittima di guerra
Oh bambino mio, morto innocente,
tra centinaia di civili, tanta gente,
ti spararon i tedeschi, che orrore!…
A volte non si sa perchè si muore.
Rimanesti lì, solo, al freddo e al gelo,
forse sotto una coperta come velo,
i genitori,confusi e devastati,
scapparon con tuo fratello ferito, lungo i prati,
per cercare di salvare almeno lui,
nella notte, nei boschi freddi e bui.
Al sorgere del sole tuo padre “aggeggiò” una barella
e all’ospedale giunse con il figlio sopra quella.
Il bambino guarì fisicamente,
ma non si sa che pensava nella mente.
Purtroppo, il triste ricordo rimarrà per sempre,
di un bimbo ucciso in guerra brutalmente…
(Guina)


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