Era rotonda, lucente e piuttosto vanitosa. Da più di trent’anni, la Pallina Rossa troneggiava sull’albero di Natale, sempre in cima, poco sotto la stella. Era di vetro soffiato, fragile ma fiera, con una finitura così bella che sapeva riflettere il calore del camino e il profumo di abete vero.
Ogni dicembre aspettava con trepidazione il fruscio della carta velina, la mano che la liberava dalla scatola e il “Oh, la Decana! Palline così non ne fanno più, mettiamola in alto dove si vede bene!”.
Era il suo momento. Il mese in cui tornava protagonista del mondo.
Ma quell’anno qualcosa andò storto. L’abete non arrivò. Al suo posto, comparve un albero di plastica, alto, perfetto, inodore. “Pratico, non perde aghi!” aveva detto la signora, soddisfatta.
La Pallina Rossa ascoltò perplessa: Non perde aghi? Ma allora di cosa vivrò?
Perché lei, a differenza di quegli sbrilluccicanti colleghi di plastica, si nutriva di aghi veri. Li assaporava piano piano, come fossero spaghetti aromatici, e in cambio li faceva brillare di riflessi rossi e caldi. Sull’albero nuovo, invece, tutto odorava di petrolio e malinconia.
Quell’anno c’erano dei nuovi arrivati sull’albero, sfere lisce e identiche, fatte di plastica lucida e mammalucchi dozzinali che la guardavano con sufficienza.
“Attenta, non ti rompere, non saresti riciclabile,” sghignazzava una pallina dorata.
“Ah, l’età,” sospirava un fiocco di neve di silicone.
La Pallina Rossa si sentiva fuori posto. Qualcosa stava cambiando in quel mondo. E, dopo pochi giorni, indebolita dalla fame e dalla nostalgia, si staccò dal ramo finto. Cadde, rimbalzò col terrore di frantumarsi e cominciò a rotolare via.
Fu allora che entrò in scena il Gatto.
Un giovane dal pelo fulvo, vivace e spregiudicato. “Oh, che bella palla rossa!” pensò, e con una zampata la mandò verso il battiscopa. “Piano che mi rompo!” gemeva la pallina, ma niente. Il Gatto perseverò nel suo gioco forsennato di zampate, assalti, rincorse.
Fino a che la porta di ingresso, rimasta socchiusa, non la lasciò uscire in giardino.
Il mondo esterno la investì come una secchiata d’acqua gelata. Erba bagnata, vento, buio, silenzio. La Pallina Rossa tremava. E rimase abbandonata tra l’erba.
Il suo colore brillante cominciò subito a sbiadire mentre in lontananza, dalla finestra, vedeva il suo vecchio posto: l’albero finto scintillava di lucine e plastica nuova. Nessuno pareva accorgersi della sua mancanza.
“Malefici felini,” pensò, “mi avete condannata.”
Passarono i giorni.
I gatti – perché poi ne arrivò un secondo, nero e sornione – tornarono spesso a trovarla. La facevano rotolare tra le foglie, ridevano e la lasciavano lì, esausta, nella terra umida.
Lei li odiava. Li malediceva. Ma poi con il passare dei giorni, il suo cuore di vetro cominciò a tremare un po’ meno di paura e un po’ più di curiosità.
Infine, si trovò protetta da una leggera pelliccia di muschio, coperta da un rifugio di foglie secche. E poi rami e rametti. E la pioggia sembrava caderle addosso meno fitta ed il freddo farsi meno pungente.
La fame svanì. Scoprì che anche l’erba, se masticata con calma, sapeva di casa. E quando i gatti arrivavano – quasi ogni giorno – si rese conto che lei li aspettava già da qualche ora.
Un mattino, dopo l’Epifania, riuscì a sporgersi un poco dal suo rifugio.
La finestra della casa era aperta. Dentro non c’era più l’albero: solo scatole, luci e decorazioni ammassate da riporre in vista del prossimo anno.
Fu allora che il gatto fulvo le si avvicinò e disse, guardando in direzione di casa: “Vedi, Pallina Rossa? Se non fossi rotolata fuori, adesso saresti chiusa in una scatola buia. Forse anche buttata via. Qui invece hai la tua tana, noi, e il sole che torna a scaldare. Non è poi male, no?”
Lei restò in silenzio, commossa. Il vento soffiò piano e la fece dondolare sul suo letto di foglie. Poi, con un piccolo sforzo, cominciò a rotolare da sola, goffamente, per invitare il gatto a giocare.
E mentre il sole di gennaio filtrava tra i rami spogli, la Pallina Rossa capì che, forse, non serve stare in cima a un albero di Natale per sentirsi al centro della festa.


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