Il grigio batte il colore

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TIGLIO – Il grigio batte i colori. I colori “erano” quelli che ti accoglievano festosamente quando arrivavi nel piccolo borgo collinare di Tiglio, dove Gioconda Lorenzini, insieme alle sue figlie, aveva trasformato a sue spese il piccolo e malandato lavatoio dismesso da anni in un luogo di arte e cultura, in un luogo di riflessione e di accoglienza, grazie all’arte ed alla poesia riportata nelle opere immortali di grandi artisti appese sui muri del lavatoio e nei colori che adornavano le sue pareti.

Gioconda Lorenzini, gestisce a Tiglio l’agriturismo I Cerretelli e in questi anni aveva realizzato per il paese, con il benestare della gente del posto, lavori importanti soprattutto per renderlo un luogo diverso, a contatto con l’arte; per legare la bellezza di questo posto con quella di opere immortali riprodotte.

Tutto era iniziato un po’ di tempo fa, in un momento peraltro difficile per Gioconda, come ci aveva raccontato; dove l’arte, i colori, la poesia e la vicinanza delle figlie  erano stati lo strumento per superare tutto, con la soddisfazione di regalare al paese che tanto ama qualcosa di speciale. Colore, calore, luce. Per tutti.

Il grigio è invece quello che “adesso” ricopre i muri del lavatoio, che è tornato ad essere un lavatoio. E basta… Il grigio che oggi ha sovrastato i colori; il grigio evidentemente, pensiamo noi,  deve prevalere anche nel gesto di chi decide di presentare una denuncia, più o meno anonima, addirittura alla Sovrintendenza delle Belle arti per richiedere la rimozione di opere e colori del lavatoio di Tiglio…

Sono state a quanto pare le autorità comunali a comunicare a Gioconda della presenza di questa denuncia e Gioconda, che proprio non se l’aspettava, a quanto sappiamo c’è rimasta molto male. E alla fine ha preso tutte le opere che aveva realizzato in questi anni e le ha gettate al centro di raccolta di rifiuti al Chitarrino. Poi ha preso tinta e pennello ed ha tolto quei colori tanto indigesti a qualcuno dai muri del lavatoio ed infine arrivati a far muovere anche la Sovrintendenza. Possiamo solo immaginare quanto possa essere costata emotivamente tutta questa cosa a Gioconda.

Che qualcosa bollisse in pentola ce n’eravamo accorti anche noi del giornale già dal marzo scorso, quando i colori a Tiglio avevano adornato anche la mestaina all’ingresso del paese oltre che la panchina arcobaleno inaugurata dall’amministrazione comunale, realizzata sempre da Gioconda e da altri paesani. Subito dopo sono cominciati ad arrivare due o tre commenti, ovviamente anonimi, che inveivano contro l’operazione colore di Tiglio. Essendo anonimi li abbiamo cestinati e non ci abbiamo più pensato, fino a quando non abbiamo visto sui social, pubblicata da una cara amica, la foto dei lavatoio di Tiglio. Il grigio alla fine ha battuto il colore….

A Gioconda Lorenzini – ha scritto sui social lo scrittore barghigiano Massimo Capanni – credo debba andare la solidarietà di tutti coloro che credono che l’arte e la libertà di espressione siano un valore da salvaguardare e incentivare. A noi che la conosciamo resta l’amaro di un’iniziativa condotta in vile anonimato. Grazie Gioconda che sempre e comunque hai dimostrato di amare questo paese.

I commenti di solidarietà per Gioconda sono stati tantissimi sui social e tra gli altri riportiamo anche quello di Linda Turicchi:

“Questo era diventato un luogo da visitare, a beneficio sia del comune che del paese di Tiglio stesso. Solidarietà a Gioconda”.

Proprio così: solidarietà e gratitudine a Gioconda ed alle sue bimbe Agnese e Amelia per quel colore che in questi tre anni  ha illuminato tutti quelli che hanno apprezzato questa iniziativa; tutto quel coloroe che è riuscito, anche se per un tempo limitato, a battere quel grigio che sempre più ci avvolge.

Commenti

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  1. Solidarietà per Gioconda.
    Colore è vita.
    Il grigio è monotonia.
    Propongo di rifarlo a colori.
    Ognuno porta un colore e si dipinge.
    Una cosa colorata fa gioia,agli occhi di chi la guarda.
    Proporrei inoltre,di far fare ai bimbi dei disegni da mettere dentro,come opere d’arte così si coinvolgono tutti.
    Io sono Picchetti Selena.
    Non ho problemi a mettere nome e cognome mio.
    A metterci la faccia.
    Sono nata a barga, anche se ho sempre abitato altrove.
    Ma odio le prese di posizione per cavolate,le gelosie ( ed in questo caso,del lavatoio, è invidia nei confronti di Gioconda) e le cose fatte con cattiveria.


  2. Dispiace vedere queste denunce a persone che cercano di rendere migliore il luogo. Ci sono state denunce e multe a persone che puliscono i marciapiedi dall’erbacce, dico solo povera Italia.


    • Non mi pare propria la denuncia, tantomeno l’interessamento della sovrintendenza per uno stabile che a memoria mia è sempre stato abbandonato. La sua fine probabilmente era il crollo e l’edera. La Gioconda era intervenuta facendone un punto di interesse, tanto da scaturire una denuncia e l’intervento dello stesso ente che ha deturpato Sommocolonia…. A me il lavoro ai lavatoi sembrava un gran bel messaggio e mi metteva di buon umore, sull’estetica potevamo discutere, ma proprio a questo servono le installazioni, a discuterne in maniera schietta e frontale, soprattutto in una cultura di paese come la nostra. Non a pugnalare vigliaccamente alle spalle con un gesto che sa’ di “ora ti sistemo io!”. Triste epilogo di quella che a me’ era sembrata iniziare come una bella favoletta!

  3. Valter Ghiloni


    Credo che le Soprintendenze, tutte, dovrebbero occuparsi di problemi seri invece che di cose come questa. Solidarietà a Gioconda e a tutti coloro che, per puro spirito volontario ed a loro spese, fanno qualcosa per abbellire il nostro territorio, anche se ciò a certi soloni degli “uffici preposti” non va giù. E soprattutto, sempre gli “uffici preposti” evitassero di rovinare ciò che di bello già c’è con interventi a dir poco discutibili, vedi Sommocolonia al quale, per quanto so, hanno dato il benestare.


    • Se il Comune e la Soprintendenza ci tengono ai beni culturali che li mantengano adeguatamente e decorosamente, senza aspettare interventi guidati dalla buona volontà dei cittadini, poi umiliati e scoraggiati da “punizioni” insensate e tardive. Se ne sono accorti ora che le opere erano state colorate. Non sono di Barga ma la conosco, paese che sembra una vecchia nobile decaduta con la puzza sotto il naso, a volte sembra un paese fantasma.


  4. Io non sono di qui e non so niente di questa bega, ma a occhio era brutto prima e anche ora.
    Ma non si sapeva che bisogna prima chiedere il permesso al Comune? Anche per dipingere le pareti esterne di casa l’ho fatto…


    • Concordo.
      Immaginiamoci quali obbrobri vedremo in giro se ognuno potesse esprimere a proprio piacimento, e dove gli pare, le proprie velleità artistiche.

    • Leonello Diversi


      La cosa che più mi deprime, e il pensiero della cattiveria di certe persone, che non avendo altro da fare, inveiscono contro, contro a prescindere, contro il buon senso ,contro la gioia ,contro, contro il bello ,contro il bello, contro il rinnovo, contro chi si da da fare, contro il volontariato …
      Ma che persone sono queste,
      La mia personale solidarietà a Gioconda.9


  5. Il grigio quella gente, lo ha nel cuore.
    Non si trattava della Cappella Sistina, ma di un lavatoio, in un paesino sperduto.
    Solidarietà a Gioconda.


  6. Esatto, si tratta di un semplice lavatoio in cemento di nessun valore storico, ristrutturato da Gioconda a proprie spese, stava cadendo , le pareti erano umide e ammuffite e i pozzi che le donne del paese riempivano d’acqua per fare il bucato trasformati in “cesso”. Purtroppo penso che ritorneranno ad essere così, abbiamo già iniziato dal colore! Sovraintendenza e chi ha fatto la segnalazione saranno contenti!
    Grazie Gioconda per tutto quello che avevi fatto, poteva non piacere a tutti ma avevi fatto del tuo meglio per rendere decoroso un luogo che stava deteriorandosi di giorno in giorno!


  7. Paesino va bene!..Ma sperduto poi no!


    • eppure banksy è famoso proprio per questo. ma al di là del bello o del brutto, e soprattutto del politically correct, penso sia lodevole che in piccole realtà territoriali ci si riapproprii a beneficio della comunità di quei luoghi caduti in desuetudine e persino abbandonati dalla pubblica amministrazione, tanto più se sono manufatti non appartenenti ad un singolo, o peggio ancora al comune, ma alla collettività, perché creati in nome dell’uso civico che dovevano espletare. L’autorità pubblica, che per decenni se ne frega, ha forse chiesto, democraticamente, ai paesani del Tiglio, come lo volevano il loro lavatoio? Un altro bell’esempio dell’italietta nasometrica e burocrata che applica i regolamenti solo a detrimento, e dove le pare. Solidarietà a Gioconda!! Fossi di lassù farei un bel casino.


  8. (…….. parte rimossa)
    I più vivi complimenti all’autore dell’articolo che dice di cestinare i commenti che dissentono, solo perché anonimi (come se i commenti che pubblica e che riportano un solo nome non fossero anonimi). Proprio un bell’esempio di libertà di pensiero dar voce soltanto alla propria parte. Non si ottiene così la ragione.


    • L’autore dell’articolo la ringrazia dei complimenti e le risponde che i commenti pubblicati, anche se appaiono solo con il nome, a parte qualche occasione dove la cosa mi può essere sfuggita, hanno tutti mail verificate e reali… Spesso sono persone che anche conosco. Il suo di commenti, anzi i suoi, riportano sempre mail fittizie, ma sempre legate al solito indirizzo IP. Comunque sia mail finte e nomi inventati, in mancanza del coraggio di esprimere il suo giudizio con tanto di nome e cognome, quelli veri.
      Luca
      PS
      come vede la parte da “odiatore anonimo” del commento è stata rimossa, dato che trattasi di commento… ANONIMO; ho lasciato quella che mi riguarda per poterle rispondere. Per l’ultima volta, spero… Un abbraccio.

      • valter Ghiloni


        Vedi Luca, già diverse volte ti ho fatto notare il mio pensiero, i commenti anonimi o con il solo nome, anche se magari tu sai chi sono, io non li pubblicherei, perchè anche il lettore, non solo l’editore, dovrebbe sapere chi è che scrive. E non per consenso o dissenso, ma perchè l’anonimato o il solo nome denotano viltà. Mentre di quelli firmati non avrei problema a pubblicare parola per parola, è responsabilità di chi scrive. Ma forse sono io ad avere idee strane. E a metterci la faccia, sempre.

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