Le vicende di un prete istriano

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PONTE ALL’ANIA – Tra pochi giorni, esattamente il primo maggio 2021, ricorre il sessantesimo anno della inaugurazione della chiesa di Ponte all’Ania,  avvenuta il primo maggio 1961.

L’artefice di questo avvenimento fu Mons. Giuseppe Stagni, fondatore e primo parroco della parrocchia di Ponte all’Ania, e costruttore della relativa chiesa.

Per ricordare il benemerito  sacerdote, trascrivo integralmente una intervista che gli feci, in occasione del suo sessantesimo di sacerdozio, pubblicata nel dicembre 2004 sul periodico mensile ‘Serchio News’, del quale ero collaboratore).

 

Venerdì 5 novembre 2004 è stato celebrato  solennemente nella chiesa di Ponte all’Ania, in quel di Barga, provincia di Lucca, il sessantesimo anniversario di sacerdozio di Mons. Giuseppe Stagni, fondatore e rettore della parrocchia stessa. Ma prima di descrivere questo evento, è bene partire dall’inizio della storia della vita di questo anziano sacerdote, perché merita di essere conosciuta, e per questo mi sono recato a fargli visita per  una conversazione-intervista.

Mons. Stagni  ha cordialmente acconsentito a detta richiesta, parlando con dovizia di particolari del suo lungo cammino di vita religiosa. Nato a Ustrine di Ossero, isola di Cherso nel Quarnero (Istria), nel 1920, il nostro don Giuseppe effettuò gli studi nel seminario a Zara d’Italia, in Dalmazia, ma l’ultimo anno scolastico lo svolse nella villa del Sacro Cuore a Lussingrande (isola di Lussino), perché a Zara non si poteva più vivere, data la guerra e le incursioni aeree di notte e di giorno (1943): Zara subì oltre 60 bombardamenti aerei da parte degli Alleati perché, d’accordo con Tito, dovevano eliminare questa città italiana in Dalmazia. Ed infatti, purtroppo, i titini, cioè i partigiani  jugoslavi del Maresciallo Tito, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 , occuparono la città di Zara, mentre i tedeschi si erano annessi tutta l’Istria con le isole.

Come ben si comprende erano quelli tempi caotici, tristissimi, ed è in questo clima che avvenne l’ordinazione sacerdotale di don Giuseppe, il 5 novembre ’44, nella chiesa votiva del Santissimo Redentore di Fiume, chiesa eretta per volontà e voto  del vescovo della città, Mons. Ugo Camozzo, perché nella primavera del 1941 la città con la popolazione era stata risparmiata al passaggio delle nostre truppe  verso la Jugoslavia. Ma durante lo svolgersi della liturgìa dell’ordinazione, la città di Fiume subì un violentissimo bombardamento da parte di ondate di “Fortezze volanti” alleate: la città fu scossa dalle esplosioni delle bombe: la cerimonia sembrò che dovesse essere sospesa ma, su richiesta del  nostro giovane ordinando, il Vescovo decise di continuare, e così avvenne fino al compimento del rito.

Ed ecco il novello prete fuori della chiesa, in uno scenario tremendo: case distrutte, cadaveri per strada, gente urlante che cerca i propri cari, impazzita dal terrore. Qualche giorno dopo don Giuseppe torna al suo paese natale, nel’isola di Cherso, con un viaggio a dir poco avventuroso, su un natante di fortuna, quasi colpito da una fucilata dopo sbarcato nell’isola…Infine, finalmente, dopo una settimana dall’ordinazione, la sua  prima Santa Messa solenne nella sua Ustrine!  E Mons. Stagni, nel descrivere questi avvenimenti, questi suoi personali ricordi, si commuove nella narrazione: quasi rivive quel tempo!

Riprendiamo la nostra storia: il vescovo di Fiume, Mons. Ugo Camozzo, viene promosso arcivescovo di Pisa e nella sua nuova sede invita anche il nostro don Giuseppe, il quale nel frattempo era ospitato a Treviso, presso il collegio Pio decimo. Nel 1948 il nostro arcivescovo compie la sua prima visita pastorale  nel vicariato di Barga: a quel tempo  Ponte all’Ania apparteneva alla parrocchia di Loppia; ma molti pontallaniesi  anelavano ad avere una propria parrocchia, un proprio prete, perciò quando  l’arcivescovo di Pisa visitò Loppia,  un apposito comitato di pontallaniesi gli rivolse  formalmente la richiesta  di un sacerdote per il loro paese.  Mons. Camozzo accolse questa richiesta e inviò proprio don Giuseppe in esplorazione a Ponte all’Ania nei primi del gennaio 1950 (da notare che, stranamente, a differenza di tutti gli altri paesi della zona, Ponte all’Ania non aveva né chiesa, né un oratorio, né una cappella…). La possibilità di iniziare il cammino verso la costituzione di una nuova parrocchia risultò positiva e così, in quaranta giorni, venne eretta una chiesa (baracca di legno), inaugurata poi il 19 marzo 1950; ed a luglio dello stesso anno don Giuseppe ebbe anche un’abitazione, ricavata da un fienile e con lui abitarono i suoi genitori. Poi, costituzione del comitato pro erigenda chiesa (del quale ha fatto parte anche lo scrivente: per tanti anni infatti ho abitato a Ponte all’Ania), richiesta di finanziamenti statali pubblici e privati; anni ed anni di lotta verso il traguardo nonostante varie avversità; ma don Giuseppe, uomo tenace e determinato andò sempre avanti senza tentennamenti, finché il primo maggio 1961 veniva inaugurata la nuova bella chiesa: finalmente  Ponte all’Ania era parrocchia propria, con proprio parroco!  Passano gli anni: ecco il venticinquesimo di sacerdozio di don Giuseppe (1969); poi le nozze d’oro con la Chiesa nel 1994  (e nello stesso anno il Santo Padre promuove don Giuseppe al titolo di Monsignore, come suo cappellano); poi, nella ricorrenza di San Giuseppe (Patrono della parrocchia), nel 2000, viene festeggiato il cinquantesimo anniversario della sua venuta in Ponte all’Ania; ed infine, e siamo ad oggi, eccoci al suo sessantesimo anniversario di sacerdozio, nozze di diamante con la Chiesa (5. 11.04.). In chiesa, alle ore 11.00 è stata celebrata una Santa Messa solenne cantata dai parroci del barghigiano: don Giuseppe, all’omelia ha riassunto le fasi salienti della sua lunga vita di prete, ed il  Proposto di Barga, mons. Giannini, lo ha elogiato per la sua lunga e proficua opera pastorale, dando tutto se stesso per la creazione e lo sviluppo di una nuova parrocchia, con l’augurio di poter celebrare ancora, fra cinque anni, qui con lui, un’altra tappa del suo cammino di pastore.  E con un lungo, caloroso applauso, tutti i presenti, sacerdoti e fedeli, si sono infine stretti affettuosamente con il loro confratello, con il loro parroco.

Questa è una breve sintesi della vita del parroco di Ponte all’Ania, mentre gli avvenimenti, le difficoltà, le lotte inerenti, che qui per ragioni di spazio non sono descritte, hanno talvolta del romanzesco…

Ad un’altra volta!”

(Purtroppo non ci fu più l’occasione di un altro festeggiamento, perché don Giuseppe si spense quattro anni dopo, nel dicembre del 2008).

 

 

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