1949-2019, settantanni…

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BARGA E FORNACI – Nel 1949 George Orwell scrive il suo capolavoro, 1984: Nel 1949, era un terribile 4 maggio, avviene la tragedia di Superga dove si spense il sogno del Grande Torino con la morte di 31 persone; nel 1949 debutta anche il famoso cartoon Wile E- Coyote.

Ma nel 1949 sono nati  Antonello Venditti, Meryl Streep, Richard Gere, Bruce Springsteen, Pedro Almodovar. Nel 1949 muiore il compositore Richard Strauss. Nel 1949 nasce anche il Giornale di Barga il cui primo numero viene dato alle stampe il 29 maggio di 70 anni fa.

Ed infine, nel 1949, nascono anche tanti barghigiani e barghigiane, figli di quella voglia di rinascita, di ripresa che venne dopo gli anni bui della guerra. molti di loro, capitanati dal Renato Luti che è stato il principale organizzatore della serata, ma con il supporto validissimo anche del Vasco Tortelli e del Giovanni Peccioli, si sono ritrovati ieri sera a far festa al Bugno per celebrare i loro primi 70 anni.

Erano una bella tavolata tra i quali, a proposito di calcio e del Torino, era presente anche Emo Giannotti, Mister 100 milioni, come venne soprannominato quando fu acquistato dal Torino di Pulici e Graziani  dal Prato. Emo Giannotti faceva parte di quella formazione giovanile del Barga in cui militarono tra gli altri Paolo Marroni, Gabriele Tognarelli, Vasco Tortelli, Mauro Moscardini, Fabrizio Fabbri, Elio Pedrigi, Nedo Poli che finirono tutti a squadre professionistiche, dalla serie C alla serie A.

Ricordi tra i tanti che ieri sera sono affiorati nella bella serata conviviale svoltasi a Fornaci dove di sicuro i protagonisti però non si sono soffermati sui tanti ricordi belli e brutti, ma soprattutto, con una grande vivacità d’animo e tanta energia, hanno guardato e guardano al futuro, con la promessa, intanto, di ritrovarsi ancora per tanti e tanti anni , tutti insieme.

 

(ringraziamo per le foto un altro classe 1949: Paolo Marroni)

Beh, ormai noi abbiamo davanti ancora una straordinaria bella parte della nostra vita che ci resta, quindi perché non augurarci “Buona Fortuna”… e 70!

Noi siamo cresciuti e diventati adulti in un mondo e in un’epoca di forte espansione dell’Italia, noi crescevamo (e questa è anche la tua esperienza?) tutti assieme, ricchi poveri e disagiati, per le strade e per i campi giocavamo insieme litigavamo e conciliavamo un modo di crescere assieme che sapeva di saggio: ognuno di noi sapeva che le differenze c’erano, ma (quasi?) nessuno metteva in atto sistemi parole invidie e rivalità di intolleranza.
La famiglia aveva la sua linea di compressione sociale, ma ognuno di noi, amici miei permettendo, ha saputo fare di testa sua e le possibilità ed etichette sociali venivano messe da parte per lasciare alla vita, la nostra vita, alle sue evidenze e a noi le nostre decisioni.
La famiglia. Ti “dava” meno di una famiglia quale noi abbiamo costruito o meno di quelle attuali?
Non credo, soltanto che la nostra famiglia sapeva misurare le possibilità e le aspettative e su quel calcolo-ammortamento pratico basava le risposte che ci dava, le soddisfazioni e le rinunce.
E noi, generalmente capivamo. Siamo stati bravi ad adattarci e a scattare avanti con la nostra testa.
Che culo! Tuttavia, avevamo una società in espansione! Il miracolo italiano era allora!
Rendevamo grazie a chi aveva sconfitto dittatura e ci scazzavamo tra democristiani e comunisti, ma eravamo contenti di essere liberi cittadini del mondo. Di essere ognuno per la sua parte aperti al mondo, ai cambiamenti, alle avventure.
Del resto, in un’Italia del dopo guerra dove noi siamo nati, se non ci fosse stata l’apertura alle differenze senza complessi di superiorità o di rivalsa, non avremmo potuto crescere assieme così bene, e l’Italia con noi.
Sui nostri nipoti? Cosa dire?
La nostra era l’epoca delle bande, a Barga eravamo: del Fosso, della Torre, dei Frati, del Duomo, della Fornacetta, del Giardino, del Sacrocuore, del Piangrande, delle Palmente, dell’Atriani, Buvicchia e Ortici, ma potrei lo stesso dire di Fornaci, Filecchio, Castelvecchio, Albiano, Tiglio, Sommocolonia, Pontallania, le Trine etc…
Per i nostri nipoti, niente più piazze, campi e ripe, strade e carraie in cui scorrazzare e crescere.
Il loro campo di ritrovo ci sembra quello più virtuale che quello all’aria aperta: sono gli smartphone, le playstation, lo stare seduti quasi sempre al chiuso e sentirsi legati ad altri perché si messaggiano si uozzappano e facebuccano!
C’è da dire che sono cresciuti con noi. Noi c’eravamo.
I nostri nipoti hanno un mondo del tutto differente dal nostro e auguriamo loro 70 e più.

Renato Luti

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