Fantasma d’Oriente (quarta puntata)

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14. INCONTRO CON LA PRINCIPESSA ELISABETTA

In cima ad un ampio scalone, la Principessa Elisabetta sta aspettando Pierre, vestita con un elegante abito color testa di moro da cui fuoriescono pizzi bianchi. L’incarnato chiaro e gli occhi scuri, risaltano sotto i capelli neri raccolti a chignon. Dallo sguardo acuto ed ammaliante, porta magnificamente i suoi quarant’anni.

ELISABETTA

Mio caro Pierre, non ci vediamo da un secolo! Venite qui da me.

Pierre sale le scale quasi correndo, togliendosi il cappello.

PIERRE

Elisabetta, come sono felice di vedervi!

Pierre le fa il baciamano, esprimendogli tutto il suo affetto.

(sottovoce)

Grazie per avermi ricevuto. Come vedete, infine mi sono deciso.

ELISABETTA

Sono piuttosto io a ringraziare voi di questa visita. Per prima cosa, non capitano molti ospiti in questo periodo dell’anno e le lunghe e noiose serate autunnali mi stanno diventando intollerabili. In secondo luogo mi commuovono sempre le sofferenze d’amore degli uomini. Offritemi il braccio.

Pierre offre il braccio ad Elisabetta e insieme scendono lentamente le scale, attraversano il salone e si dirigono verso la sala da pranzo.

La sala da pranzo è allietata dal fuoco che scoppietta nel camino. Alle pareti sono appesi i ritratti della famiglia reale, mentre sui mobili intarsiati in stile settecentesco, troneggiano cristallerie di tutte le epoche. Al centro della stanza una lunga tavola è apparecchiata per due, con estrema ricercatezza, adornata da foglie autunnali e da grandi pigne dorate. I tovaglioli sono ricamati con lo stemma reale.

Elisabetta e Pierre si siedono a tavola, uno difronte all’altro.

ELISABETTA

Sono in sobrio ritiro in questo castello. Ho deciso che mi trasferirò a Bucarest solo tra un mese. Mi sto dedicando a certe letture che non intendo abbandonare, ora che il tempo inclemente induce a riflettere e a meditare. Tempo che invece ha indotto voi, caro Pierre, a mettervi in viaggio.

Un primo cameriere muove i ceppi camino e ne ravviva la fiamma.

PIERRE

Ho il cuore divorato dal fuoco, Elisabetta. Questo viaggio è come un balsamo. Cosa troverò laggiù non lo so, ma non posso più mentire a me stesso.

ELISABETTA

Dovete raccontarmi tutto.

PIERRE

Non prendetemi per pazzo, ma credo che quella donna mi stia chiamando.

ELISABETTA

Vi scrive ancora?

PIERRE

No, non più. Da sei anni non ricevo più sue lettere.

ELISABETTA

Dunque, in che senso vi chiama?

Un secondo cameriere posa a tavola una terrina decorata con penne di fagiano e melograni.

PIERRE

(imbarazzato)

Lei mi…mi…appare.

Elisabetta ride portandosi il tovagliolo alla bocca, mentre Pierre assume un’aria contrariata.

Sapevo che avreste avuto questa reazione…

ELISABETTA

Scusate, non ho resistito. Ditemi tutto: delle apparizioni e del resto. Se intendete tornare ad Istanbul dopo tanto tempo, dovete amarla di sicuro. Oppure si tratta solo un gesto d’obbedienza ad un fantasma che vi tormenta?

PIERRE

Sì, l’amo ancora. E, in quanto al fantasma, se fosse morta lo sarebbe. Ma spero con tutto il cuore che sia viva, e in salute, e…spero di poterla abbracciare e ripartire con lei.

ELISABETTA

Volete rapirla, dunque?

PIERRE

Sì, se sarà necessario!

ELISABETTA

Vi conosco per essere un uomo irruento e, talvolta sconsiderato. Ma fate attenzione, non si scherza con una donna d’harem!

PIERRE

Ci vogliono coraggio…certo, coraggio. E … temerarietà.

Il primo cameriere versa nei calici di cristallo un vino rosato.

ELISABETTA

Più tardi vi presenterò un infelice, la cui più grande virtù è il coraggio. E’ sopravvissuto all’esodo del suo popolo, trovando riparo da me. Conoscevo suo zio, un uomo di rara virtù.

Alza il calice e ne fissa il contenuto, sorridendo.

A quanto pare, sono circondata da uomini temerari.

Pierre sorride e alza il calice a sua volta.

PIERRE

Alla mia più grande avventura! Che voi possiate benedirla.

ELISABETTA

La benedico, con tutto il cuore!

15. IL CAVALIERE CIRCASSO – SALA DELLA MUSICA

Una figura snella vestita con i costumi tradizionali dei nobili cavalieri Circassi, sta di spalle alla finestra adornata da lunghi drappeggi. Al rumore della porta che s’apre, si volta.

Un sorriso enigmatico gli solca il viso. Ha labbra e naso sottili, occhi neri e capelli bruni raccolti sotto un alto colbacco. Il caffettano lungo sino ai piedi è appena sbottonato. Un pugnale scintillante è attaccato alla cintura. Gli stivali neri sono impolverati, a dimostrazione del lungo viaggio a cavallo appena concluso.

VALLETTO

Buonasera Signore. La Principessa mi ha pregato di dirvi che la cena è terminata e che vi sta per raggiungere insieme ad un ospite francese.

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